TRACE LETERE ARTE
ISOLE SPAMPINE' REPVBLICA VENEXA DA MAR
SETE AVE MARI A DRENTO I LIDI DEL BOSCO SACRO ISOLE VENEXIA PALO AVI (ENDOLAGUNA)
Civilta' acua aleata - Insubria - PATRIARCATO DE AQUILEIA -- Isole Sparse - Spampine' - Risaia santa casa pietà a Sparè - Fond. Museo Biblioteca Scrittrice Rosa Lanza Ferrarini Bertelè ved De Paoli Museo Biblioteca Paolo Bertin Via Bruso S. Gregorio (Cucà) Veronella Tel fax 0444 323022 http://depaoli.pbwiki.com www.artedepaolironchin.org
www.vicenzafoto.it e.mail depaolirenato@gmail.com casella postale 189 , 36100 Vicenza Centrale Italia C.F. 95035170240 PIVA 013186340240 - CCIIAA VICENZA EDAR 26 09 1996 IRAEA 228975 15 o6 1994 codice PROT 0700040595 12/18 ISTITUTO REGIONALE ISOLE SPARSE PALEOALVEI TION TARTARO MENAGO ARGINE ALPON GUA' EDRON "CIVILTA' ACUA" RICERCA SCIENTIFICA STORICA ARCHEOLOGICA DEMOETNOANTROPOLOGICA - in convenzione con Associazioni, Comuni, Regione, Stati.
c/o Asso. A.R. - Direttore Responsabile Renato De Paoli
© Re nato da sparè to Vicenza poeta scritor zercador Veneto spaerso isole paleoalvei Timavo Isonzo Stella Livenza Piave Brenta Bacchiglion Retron, Dugal, Tregnon, Menago, Sanoa, Piganzo, Lavegno , Tion , Tron, Molinella, Tre ven zo, Core zo, Mincio CESE, OIO, ADA, Secia, Panaro, RENO, Po Tartaro Adige Alpon Guà Frassine Bisato Naviglio 2005-04-23
SOMMARIO Show all pages
SCHIZA SU STO STRAMBORO PAR CATAR ALTRE PAGINE
http://depaoli.pbwiki.com/AllPages
PESSE E OSEI DE L'ENDOLAGUNA - CAZAR E PESCA -
http://www.istitutoveneto.it/venezia/divulgazione/valli/index.php?pageNum_img=0&totalRows_img=127
SCRIVIME A CASELLA POSTALE 189 , 36100 VICENZA CENTRO
HISTORIA NATURALIS PLINIO IL VECCHIO
http://www.google.it/books?id=gNcIAAAAQAAJ&pg=PA179&dq=Ligurum+quidem+lingua+amnem+ipsum+Bodincum+vocari&as_brr=1
UNA GUIDA INCOMPLETA: MANCA LA LINEA OSTIGLIA BEPA TORRETTA VENETA NEI COMUNI DI CEREA E DI LEGNAGO.
SCHIZA SU STO STRAMBOTO
http://www.idroviepadane.com/sito/pagine/idrovia_padana.pdf
PADUS
PADUM - ( TABULA PEUTIGERIANA )
HOSTILIA PER PADUM
AESIS - IN TABULA PEUTIGERIANA - LUCIANO BOSIO - STRABONE -
LUCIANO BOSIO, TABULA PEUTIGERIANA, MAGGIOLI, 1983, RIMINI.PAG. 157.
AESIS - ( ACUA SACRA )
FIUME RUBICONE.
NOTA 295
“
FL. RVBICV
CHE AVEVANO UN GIUSTO NOTEVOLE INTERESSE IN TESTI GEOGRAFICI MOLTO PRECEDENTI CHE FURONO MANTENUTI” COSI’ LUCIANO BOSIO CHE PROSEGUE,
NOTA 295
IL RVBICV ( RVBICONE ) RAPPRESENTO’ IL CONFINE FRA ( ROMA N.D.R.) E LA GALLIA CISALPINA PER LUNGO TEMPO, PRATICAMENTE DALL’ETA’ DEI GRACCHI, MA UFFICIALMENTE DAGLI ULTIMI ANNI DI SILLA FINO ALLA DIVISIONE AUGUSTEA
(OTTAVIANO CAESAR AUGUSTO 31 AVANTI IAVE' - DELL’IMPERO ROMANO N.D.R.) IN UNDICI (LEGIO – LEGIONI – N.D.R) (C.I.L., XI, P. 76;)
G.A. MASUELLI, ARIMINVM (RIMINI), ROMA 1941, PAG. 29).
SCRIVE INFATTI STRABONE ( V,1, 11, 217) (GEOGRAFO GRECO IN ROMA )
“ LA FRONTIERA CHE NOI (ROMANI) CHIAMIAMO CELTICO-CISALPINO – (LAX VENEX , N.D.R.) E’ STATA SEGNATA DALL’APPENNINO CHE GIUNGE AL TIRRENO, DAL CORSO DELL’AESIS E PIU’ TARDI DA QUELLO DEL RUBICONE, FIUMI CHE SI GETTANO L’UNO E L’ALTRO NELL’ADRIATICO”.
MA FU SENZA DUBBIO IL PASSAGGIO DEL RUBICONE DA PARTE DI GIULIO CESARE (CAESAR)
IL 12 GENNAIO DEL 49 AVANTI CRISTO AD ACCRESCERE ED A CONSOLIDARE PER SEMPRE LA NOTORIETA’ DEL FIUME E A LEGARLO AD UN AVVENIMENTO CHE DOVEVA RAPPRESENTARE UNA SVOLTA DECISIVA NELLA STORIA DI ROMA (PLUTARCO, CAES, XXXII, 4; L. PARETI, STORIA DI ROMA E DEL MONDO, IV, CIT., P.173). COSITA LUCIANO BOSIO 1983.
PROVINCIA ACUARIA - LAX VENE XK
LOTTA TEGNVA SU DAI VENETI CONTRO L'INTERRAMENTO DELL'ENDOLAGUNA. (VEDI SETE AVE MARIA).
LA GRAN VIGILANZA E COMANDO SU L'ACUA L'E' STA EL FATO CHE LE ISOLE VENEXIA I'E' STA SIORE E INDIPENDENTI , MAI VENZE PAR PIASE' DE QUATORDESE SECOLI.(VEDI OTTAVIA NEGRI VELO)
DE SOLITO I PRIVATI PAGAVA LE INCISE (ACCISE ) CANONI , CHE VEGNEA VERSE' AI QUESTORI , CHE A UN CERTO MOMENTO GHE STA DATO IN AFIDO, LA COMPLICATA GESTION DE L'ACUA (PROVINCIA ACUARIA). QUANDO SE TRATAVA DE BARUFE (NO MULTE) PAR L'ACUA PUBLICA ERA COMPETENTE EL PRETOR. SOTO AUGUSTO CESARE OTAVIANO, SA MESSO A FAR GROSI LAORI E LE STA INVESTIO DELA "CURA ACVARUM", CHE L'A DELEGA' A UN "CURATOROR ACUARVM, CATA' FORA TRA I SENATORI CONSOLARI. L'IMPERATOR CLAUDIO CESARE AUGUSTO NEL 52 DOPO IAVE'. L'UFICO (STATIO ACUORUM ), FINA ALMANCO AL II SECOLO , GAVEA SEDE NEL "PORTICUS MINUCIA" . DOPO COSTANTINO (IV SECOLO DOPO IAVE') SE RIVA A EL CONSULARIS ACUARUM ET MINUCIAE.ANCA NEI ULTIMI SECOLI DE L'IMPERO ROMAN (IV - V) L'ERA PIASE' COMODO , VELOCE, ECONOMICO, N'DARA PAR ACUA IN BARCA DRENTO L'ENDOLAGUNA DE ISOLA IN ISOLA , DE PORTO IN PORTO, DA L'ISOLA AQUILEIA, LE ISOLE SU L'ORLO, LISOLA ALTIN , L'ISOLA RIALTO, LISOLA CIOSA, L'ISOLA ADRIA, L'ISOLA SPINA, L'ISOLA RAVENA. MA DA L'ISOLA ADRIA, ISOLA SPINA, SE VEGNEA SU FINA ALE ISOLE SPAMPINE' (SPARE') DE LA FOCE - HOSTIA - HOSTIUM - HOSTILIA II - III SECOLO DOPO I'AVE'( SCRITA TANTE OLTE NELA TAVOLA PEUTIGERIANA DEL CONSERVA' NA COPIA A VIENNA)
ANCA NEL MEDIOEVO A (ACUA LEGIA) ISOLE SPAMPINE' INTORNO A AQUILEIA VEGNEA ZO' L'ACUA DOLZE E CIARA DE LA NATISSA FASEA UNO DEI SETE MARI DRENTO L' ENDOLAGUNA RIPARA' DAI LIDI CHE SEPARA DA L'OCEANO (STRABONE 5, 1, 5, 212) (FORA DAI LIDI) (OCEANO ADRIA ATTICO). I PATRIARCHI DE AQUILEIA I'E' DOVU' N'DAR A CIVIDALE E DA LI SUL FINIR DEL VIII SECOLO , UN ANONIMO ( FORSI LU STESO GRANDE PATRIARCA PAOLINO) CANTAVA IN UNO DE CH'EI LAMENTI CHE N'DAVA TANTO DE MODA FRA I POETI DE L'EPOCA CAROLINGIA:
QVAE PRIUS ERAS CIVITAS NOBILIUM
NVNC HER, FACTA ES RUSTICORUM SPELEUM;
VRBS ERAS REGVM , PAVPERVM TVGVRIVM
PERMANES MODO.
( GUARDA : P PASCHINI, S. PAOLINO PATRIARCA E LA CHIESA AQUILEIESE ALLA FINE DEL SEC. VIII, UDINE 1906, P. 179).
ACQUA SACRA ISOLE SPAMPINE' VENETO ISOLE ZEMELE
LA NOSTRA STORIA DE ENDOLAGUNA
SERGIO BISSOLI REGISTA
http://www.youtube.com/watch?v=AwHiBfApgB8
2 GIORNADA MONDIAL DE L’ACQUA. 23 marzo 2008
«l’acqua, è sacra e dono della natura, la più importante risorsa del nostro pianeta,quella delle Isole Sparse Menago Edron, è un bene comune che appartiene a tutti gli Isolani dell' Endolaguna ed è patrimonio sacro e intangibile dall’umanità»
www.cadoro.pt
Il termine "VENE X K" deriva dalla radice celtica vindo, presente in numerose denominazioni di luoghi e paesi e che sta per "bianco" o , alternativamente, per "razza scelta". Curiosamente secondo gli storici dell'antichità - che in questo mostrano una sorprendente concordanza - i Veneti sarebbero gli ultimi superstiti di Atlantide. Non a caso - dice Ammiano Marcellino - adorano Poseidone e i Dioscuri.
Secondo Diodoro Siculo il culto stesso dei Dioscuri è stato introdotto in Europa dai "Veneti di Atlantide". I Dioscuri rappresentavano, tra l'altro, i numi tutelari dei marinai e venivano invocati frequentemente negli scongiuri di rito che venivano compiuti prima di affrontare il mare aperto; di tali usanze fanno fede i testi di Strabone, di Diodoro Siculo e dello stesso Aristotele che ricordano, anche loro, come tale culto sia precipuo dei Veneti.
Non è da meravigliarsi se taluni antichi storici associano i Veneti agli antichi abitanti della mitica "Atlantide", come già accennato poc'anzi. Lo stesso Platone, uno dei fondatori del pensiero razionale occidentale vissuto nel VI sec. a.C., narra di aver sentito da un vecchio sacerdote egizio dell'esistenza di Atlantide, e ce tramanda un'ampia descrizione
Un'autorevole fonte(la Fogolari) aggiunge chei popoli attestati nella VENEXIA vi giunsero alla fine del secondo millennio, provenienti attraverso i Balcani ed i corsi dei fiumi Danubio - Sava - Drava (è la stessa degli Istri, che, secondo Giustino, scrittore Romano del II sec. D. C., vennero dalla Colchide inseguendo gli Argonauti), portando con sé la cultura del ferro, allora sconosciuto.
Ma sentiamo Livio che comincia le sue storie proprio con il ricordo delle vicende che riguardano le Isole Sparse paleoalvei Planiziali dell'Endolaguna Veneta. Pilemene è morto a Troia e i Veneti, già espulsi dalla Paflagonia (per cui non sono più detti Paflagoni - Tibareni, ma Veneti), privi di una patria e di una guida - rege anisso - si rivolgono ad Antenore. Questi assume il comando e, superate varie vicende, giunge con loro "intimum maris Adratici sinum" (Hist. I, 1) tra il XIII ed il XII sec. A C. Riteniamo sia così geograficamente individuata l'insenatura di quell'unico grande golfo che da Ravenna - Spina - Adria - Ostiglia - Manto a -Venezia a Trieste ha al suo interno le Isole Sparse e il suo mare interno difeso dai lidi sabbiosi da qulleo esterno.
DA RAIXE VENETE
http://209.85.135.104/search?q=cache:OFA9xUMqT74J:www.raixevenete.net/documento.asp%3FID%3D43+sinus+eridano&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it
LA FINE DI ANFIARAO = FETONTE
E’ UN’ALTRO ESEMPIO DELLA MORTE DEL RE SOLARE SUL SUO CARRO.
LA DISCESA DI BATONE (MORA DI ROVO) AL TARTARO IN COMPAGNIA DI ANFIARAO = FETONTE PARE SI RICOLLEGHI AL TABU’ DELLE MORE MOLTO DIFFUSO NELLE ISOLE SPARSE NEI PALEOALVEI ATORNO AL TARTARO TREGNON MENAGO LAVEGNO FRATA GUA ‘ DOVE IL MANGIAR MORE VENIVA ASSOCIATO ALLA MORTE.
( CI MAGNA MORE MORE,
CI MAGNA MORE CREPA,
LA PANZA DELA BEPA
L’E’ TUTA IMMOSTOLA’) "stramboto" che si recita ancora nello Stato delle Isole Sparse. Spampinè.
Si veda anche l’auto sacrificio di Evadne ricorda il mito di Alcesti Reliquie di una cremazione regale trovata in una tomba a tholos a Dendra, presso Micene lasciano supporre che, in quel caso particolare, il re e la regina fossero sepelliti assieme ; e A . W. Person crede che la regina morisse volontariamente . Ma può darsi che in nessun altro luogo si parla di simili esequie micenee. Il suttee, che pare fosse una usanza ellenica, fu ben presto abbandonato. L’acqua era un segno della presenza di Zeus e poichè ”santo” e “impuro” hanno press’a poco lo steso significato nella religione primitiva (gli animali tabù del Levitico erano impuri perchè santi), la tomba di un uomo colpito dal fulmine veniva cintata, come quella di un vitello morto di carbonchio in una fattoria moderna, e gli erano concessi gli onori dovuti a un eroe . La fossa funebre presso Eleusi dove Pausania dice fossero sepolti i campioni, è stata ora identificata e aperta dal professor Mylonas. Egli trovò una doppia tomba circondata da un cerchio di pietre e cinque tombe singole; gli scheletri, com’era usanza nel tredicesimo secolo a.C.(epoca alla quale vanno attribuiti i frammenti di vasi rinvenuti), non recano segni di cremazione . Antichi ladri di tombe, è evidente , portarono via le armi di bronzo e altri oggetti di metallo che erano stati sepolti coi cadaveri; puo’ darsi che questi ladri appunto, trovati due corpi in una medesima fossa circondata stranamente da pietre , sparsessero in Eleusi la voce che si trattasse della tomba di Capaneo , (Carpaneo n.d.r) colpito dal fulmine, e della sua fedele moglie EV A DNE
Gli Epigoni
I figli dei sette eroi caduti dinnanzi a Tebe giurarono di vendicare i loro padri.Essi sono noti come Epigoni. L’oracolo di Delfi promise loro la vittoria di Anfiarao= Fetonte, se avesse assunto il comando. Ma egli non provava desiderio di attaccare Tebe e si accalorò a discutere dell’opportunità di quella guerra col fratello Anfiloco. Erifile decise per la guerra e Alcmeone assunse di malavoglia il comado.In una battaglia combattuta dinnanzi alle mura di Tebe , gli Epigoni perdettero Eigialeto, figlio di ADRASTO e TIRESIA il veggente predisse allora ai TEBANI che la loro città sarebbe stata distrutta. Le mura, annuncio’, avrebbero resistito finchè l’ultimo dei SETTE antichi EROI fosse rimasto in vita. ADRASTO. l’unico supestite, sarebbe morto di dolore alla notizia della fine di Egialeo. Era dunque opportuno che i TEBANI aggiunse che , avessero i TEBANI ascoltato il sao consiglio oppure non, la sua sorte non mutava. Egli era destinato a morire appena TEBE fosse caduta nelle mani degli ARGIVI . Col favore delle tenebre , i TEBANI fuggirono al Nord portando seco le mogli, i figli, le armi e poche suppellettili e , quando si furono allontanati abbastanza, si fermarono e fondarono la citta di ESTIEA. All’alba TIRESIA , che era andato con loro , si dissetò alla fonte di TILFUSSA e all’improvviso spirò.
Quel medesimo giorno, che fu il giorno in cui ADRASTO ebbe notizia delle fine di EGIALEO , morì per il dolore, gli ARGIVI , trovando TEBE deserta, vi irruppero, rasero al suolo le mura e raccolsero il bottino. Ne mandarono la parte migliore ad APOLLO a DELFI, compresa LA FIGLIA DI TIRESIA , MANTO O/E DAFNE o DAFNE, che era rimasta in città ; ed essa divenne la PIZIA1 del Dio .Dopo varie peripezie l’oracolo di DELFI consigliò allora ad Alcmeone di recasi dal dio dell’ACQUA ACHELOO , che lo purificò; ALCMEONE sposò la figlia di ACHELOO, Calliroe, e si stabilì su una ISOLA SPARSA formata di recente (ISOLE NOVE NOVARINE) dal LIMO DELL’ACQUA = ACUE = ACHE = LOO = mostro spaventoso ancora raccontato ai bambini delle ISOLE SPARSE MENAGO
“EL LOO”. .....
Taluni dicono che TIRESIA avesse due figlie, DAFNE E MANTO. DAFNE rimase vergine e divenne sibilla , ma ALCMEONE rese MANTO madre si ANFILOCO (OCNO?) e di TISIFONE prima di di mandarla ad APOLLO DELFICO.
MANTO fu inviata da APOLLO la inviò a COLOFONE nella IONIA, dove essa sposò RACIO , RE della CARIA; loro figlio MOSPO , il celebre indovino.
Si tratta di un racconto popolare , con pochi elementi mitici, che i cantastorie potevano narrare sia a TEBE sia ad ARGO senza offendere nessuno; interessava le genti di PSOFIDE , di NEMEA e della valle dell’ACHELOO; spiegava come fosse stata fondata ESTIEA e colonizzata l’ACARNANIA; e aveva infine uno spiccato senso morale. Sia la guerra dei “SETTE CONTRO TEBE”, che Esiodo chiama la guerra del gregge di Edipo, sia la guerra successiva, che qui è stata narrata, pare anniano preceduto la SPEDIZIONE degli ARGONAUTI e la GUERRA di TROIA e si possono grosso modo situare nel QUATTORDICESIMO SECOLO AVANTI CRISTO.
Molti e diversi elenchi di ARGONAUTI, poichè così si chiamarono i compagni di GIASONE , furono compilati in varie occasioni; ma i nomi seguenti sono quelli citati dalle fonti piu’ autorevoli:
ACASTO, figlio di re PELIA
ADMETO, principe di FERE
ANCEO il Grande di TEGEA, figlio di POSEIDONE
ANFIARAO = FETONTE , il veggente ARGIVO
ARGO DI TESPI, costruttore dell’ARGO
ASCALAFO di ORCOMENO, figlio di ARES
ASTERIO, figlio di COMETE, un PELOPIDE
ATALANTA di CALIDONE, vergine cacciatrice figlia esposta Re Tebe
ATTORE, figlio di DIONE il FOCESE
AUGIA, figlio di DIONE il FOCESE
BUTE di ATENE, apicoltore
CALAIDE, l’alato figlio di BOREA
CANTO l’EUBEO
CASTORE, il lottatore SPARTANO, uno dei DIOSCURI
CEFEO, figlio dell’ARCADE ALEO
CENEO il LAPITA, che un tempo fu donna.
CORONO il Lapita , di GIRTONE in TESSAGLIA
ECHIONE, figlio di ERMETE, l’araldo
ERACLE di TIRINTO, l’uomo più forte che sia mai esistito, otra un dio
ERGINO di Mileto
EURIALO, figlio di MECISTEO, uno degli EPIGONI
EURIDAMANTE il DOLOPIO, del lago SINIADE
FALERO, l’arcere ateniese
FANO, il figlio CRETESE di DIONISO
GIASONE, Capo della spedizione
IDA, figlio di AFAREO di MESSENE
IDMONE l’ARGIVO, FIGLIO DI APOLLO
IFICLE, figlio di TESTIO l’ETOLO
IFITO, fratello di re EURISTEO di MICENE
ILA il DRIOPE , assistente di ERACLE
LAERTE , figlio di ACRISIO l’ARGIVO
LINCEO,la scolta , fratello di IDA
MELAMPO di PILO, figlio di POSEIDONE
MELEADROS di CALIDONE che regalerà il vello a Atalata sua amata
MOSPO il Lapita
NAUPLIO l’ARGIVO, figlio di POSEIDONE , famoso navigatore
OILEIO il LOCRESE, fratello di AIACE
ORFEO, il poeta TRACIO
PALEMONE , figlio di EFESTO, un ETOLO
PEANTE, figlio di EFESTO , un ETOLO
PEANTE , figlio di TAUMACO il Magnesio
PELEO il Mirmidone
PENELO , figlio di IPPALCIMO, il BEOTA
PERICLIMENO di PILO , il mutevole figlio di POSEIDONE
POLIDEUCE , il pugile SPARTANO, uno dei DIOSCURI
POLIFEMO, figlio di ELATO, ARCADE
STAFILO, figlio di ELATO, ARCADE
STAFILO, fratello di FANO
TIFIDE, il timoniere, di SIFE in BEOZIA
ZETE, fratello di CALAIDE
e mai prima d’allora , così nobile compagnia si era imbarcata su una nave.
DETTO ANCHE OCNO (VEDI VIRGILIO X ENEIDE) O OCNUS - FONDATORE DELLA CITTA’ ISOLA SPARSA MANTO O/E DAFNEA ; FIGLIO DEL DIO TIBERINO (O TIBARENI: “ POPOLAZIONE ASIATICA STANZIATA SUL PONTO EUSSINO (MAR NERO) Lucullo 14,9.)) E DI MANTO O/E DAFNE ; MANTO O/E DAFNE NATA DALL’INDOVINO TIRESIA Οχνος = OCNOS = OGNVS FORSE DA OGYGES FONDATOR E RE DE TEBE- VARDA ANCHE ANFIONE FRATELLO DE ZETO CON L’AIUTO DEL QUALE FABBRICO’ TEBE NE’ LA BEOZIA. LE PIERE , TAIE’ DAL FRADEL LE SE MOEA SONANDO LA SO LIRA E LE SE METEA DA ELE SOLE AL SO POSTO NEL FABRICAR I MURI E LETO RIVARDA ANCA ANFIARAO TEBANO2 : (I CANTICA XX° CANTO DANTE ALIGHIERI) INDOVINO, PARTECIPO’ ALLA SPEDIZIONE DEGLI ARGONAUTI ( CHE FONDARONO LEGNA GO PORTO - )’E ALA GVERA TEBANA3 LA PREVISYO PREVEDENDO LA SO MORTE IN STA GUERA L’’A SZERCà DE NO FINR INPRESONA’ , SCONDENDOSE ; MA LA MOIER ERIFLE , SORELA DE ADRASTO , CAPO DELA SPADIZSION , AVENDO RICEVù IN REGALO NA COLANA D’ORO , GA FATO CAPIR IN ‘ DOE EL SAVEA SCONTO EL MARI, CHE PARTIO PAR TEBE LE MORTO LA .
Nazione Popolo, SYIRPE RASZA.(della sYirpe e del sangue degli DEI) (ENEA , sangue dei DEI) (ANYICHE ASZE’ FAMEIE PALO VENEYE CHE I’ ANYENAYI S’ ERA CONFRONYAYI E RICVYI E SI ERANO inYrodoYi con Yarquino Prisco ) (vedi alYare a san Zen Menago Sparè dedicaYo a IOVI IVNONI MINERVA LVA VSLM - VYILE SENYENZA LEGAYO MANYENVYO VEDI YARQUINO PRISCO IN BRESCIANI YERRE E CASYELLA 1933
CHI E’ DELLA SYESSA SYIRPE , PARENYE (ECCLESIASYE): I GENYILI, I PAGANI, IL PAGANESIMO, LA RELIGIONE PAGANA (GENYILIYAS LIGNAGGIO = SCHEI - SYIRPE)
DALA LENGVA VENETA AL MICENEO AL DELFICO ATTICA ATTICO ATTICVA ADRI ATTIVCI DELFI PIRATI ILLIRI LIBURNI GRECO
SU
DAL LAYIN (VIRGILIO)
AI STRAMBOTI CURTENSI
LA
LENGUA VENEYA
STIL NOVO
DE VOLGARI ELOQUENZSIA(DANTE)
AL SPAGNOLO
AL FRANCESE
A L’INGLESE
DRENYO DA’NOVO NE LA
LENGVA VENEYA(MENEGHELLO CAMON)
dal mar fondo
305 198
ANACA LV
DOPO L’E’ VEGNV’ AI LIDI INYORNO CON (agmen= GRAN CONFVSION DE DONE - FLOYA SCHIERA’ DE NAVI - ESERCIYO IN MARCIA -ASZE’ YANYA) L’ACVA VENE Y VLAYA OGNUS4
310 - 199
REGOLADOR EYERNA DEA DEL DESYIN, PO -Y-ENZA - MISYERIOSA E MAI
VVVVVVVV
(Secondo una tradizione assai antica, Fetonte fuggì sul carro del sole di Zeus, fu colpito da un fulmine e precipitato nell'Eridano. L'Eridano è il Po. Comunque questa tradizione è già molto nota anche ad Eschilo [fr. 104 M.]. Le Elettridi, o Erinni, sono le mitiche sorelle di Fetonte che piangono la sua morte con lacrime d'ambra, e trasformate nelle isole della foce del Po. Li presso, leggiamo nel "De mirabilibus ausultationibus", vi è un lago a Guastalla (guasta l'acqua:da esso spira un odore greve e dannoso e nessun animale beve la sua acqua, nessun uccello lo sorvola) che che ha dell'acqua calda, il lago ha un perimetro di duecento stadi e una larghezza di dieci stadi).
VVVV
Nell'Endolaguna Venexa vengono rinvenuti resti e piroghe Asparetto Isola Spampinè Menago 1933 descritte da B. Bresciani )intere scavate in tronchi d'albero. Si sa per certo che gli antichi Veneti commerciavano con i Miceni e gli Achei, e che i loro traffici erano imperniati sulla lavorazione dell'Ambra, proveniente dal Baltico, e dei metalli. Essi erano famosissimi per l'allevamento dei cavalli
VVVVVVVVVVV
Durante l’epopea VENEXO ETRVS
LE ISOLE BARBV<,INE SANA VIXA CON PALAFITTE E ABITATI INTORNO AL SANXVARIO DEL MENAGO BOS<’AVA CANOSA POI
IN BIBLIOTECA A CEREA A VERONA a VICENZA SI TROVA IL LIBRO:
“ La Paletta votiva ritrovata in una tomba con accanto il il tutulus attestano che la sacerdote è stata sepolta accanto ai suoi strumenti con i quali svolgeva il Rito. Nelle Isole Sane Vite, Sane Zene e BARBV<,INE siamo di fronte ad un unicum di ritrovamenti eccezionali che spiegano che nel VII secolo avanti cristo in questi luoghi si praticavano vari riti. Chi seppelliva in terra i morti e chi li bruciava. Grande curiosità pone il dilemma ma perché i simboli del rito “brusar i morti” attestato dalla paletta vengono ritrovati in una tomba a sepoltura? Stava finendo questo rito? O sono stati i congiunti a scegliere questo rito in contraddizione con quello che aveva professato in vita la Sacerdote? E’ una domanda molto curiosa e intrigante.
“Il ritrovamento di cospicui resti palafitte – abitati - e/o necropoli età del bronzo lungo il paleoalveo Menago Po e insule,(vedi: altare sacrificale a Giove, Giunone Minerva, LVA, VSLM sull’isola Sane Zene; vedi Altare sacrificale in memoria di Publio Hostilio Campano – VENATO givanetto amante della caccia morto a 25 anni e seppellito sull’isola Sana Vita ) segni di un fervore di vita più intenso che ai nostri giorni e perciò di condizioni economiche più favorevoli nell’alta antichità che nel passato recente”1
Re nato da Sparè a Vicenza sulle tracce di Prosdocimi, Fogolari, Raffaele Battaglia, Francesco Zorzi (1939) Alessio De Bon 1926 2 Cipolla
Nel 1926 De Bon esegue dei rilievi nella lama descritta nel XX° Canto Inferno da Dante, sulla Foce / Hostilia Hostium / dove l’LVL anche oggi vorrebbe distendersi, e chiamata Menago.
Non molto ha corso , ch’el trova una Lama , ne la qual si distende e la ‘mpaluda; e suol di state talor esser grama.
Li per fuggire ogne consorzio umano , ristette con s suoi servi a far sue Arti , e visse e vi lasciò suo corpo vano.
Li uomini poi che ‘ntorno erano Sparti s’accolsero a quel loco , ch’era forte per lo pantan ch’avea da tutte le parti.”
La lama forma uno dei sette Mari del BOS<’AVL e sulle tracce di Virgilio Dante, De Bon, Bresciani, scopro il santuario dove per decenni ma ancora oggi transito senza rendermene conto causa l’Umanizzazione.Come De Bon anch’io il 27 maggio 2005 mi reco a visitare il famoso “Castello che non ha più l’argine alto due metri e cinquanta come l’aveva visto de Bon. Oggi il catello è completamento pianeggiante ma ancora oggi si riconosce la forma dal colore del terreno, e dai trovamenti d’infiniti cocci di ciotoli, regolarmente fresati ad ogni stagione di preparazione dei terreni per l’agricoltura. Per fortuna, io compreso, tentiamo di mettere in salvo dalla distruzione salvare qualcosa. In tantissimi recuperiamo qualche ciotolo , qualche coccio, che ci aiuti a capire cosa facevano, cosa credevano, cosa pensavano, come praticavano le arti , i nostri AVI.
Comunque De Bon . misura il “castello” e lo descrive a forma ovoidale con un asse nord sud di 500 mt, e un asse est ovest di 390 metri. Esegue un disegno, in pianta e una sezione trasversale evidenziando una protezione perimetrale alta metri 2,50 di terra ancora esistenete in quell’anno (1925 ?!).
Traccia intorno i segno di una “cavezagna” , acqua intorno al perimetro ovoidale e sopra l il camminamento di terra sopraelevata trova un giacimento litico di ciotoli lavorati (chissà se c’. In un punto interno all’ovale, trova le tracce di capanne romane, di nuovo sopra il terrapieno, “avanzi romani, e per ultimo all’esterno del “Castello Ovale” avanzi di costruzione romana.3
Si vede una grande analogia con la ricostruzione delle fortificazioni di Smyrna (IX – VIII a.C.)4
Guadare il Meduaco isole spaerse dell’età del bronzo deve essere stata impresa poco raccomandabile ai non amici dei palafitticoli Venti.
Quello che era acqua libera fresca, chieta, dall’eridano
ANNEIANUM =
Montagnana
Vicus Varianus
Serninus (Sermide ?)….s
I Lago grande Menago= Meduaco
Dai laghi grandi se riva presto dal Tartaro(uga) se riva tardi.
In mezo a l’acua dolzse chieta lenta e ciara che par ferma na distesa de isole bele da ramedel a sparè al mar medi acueo al porto dela dodicesima lucumonia.
I Laghi grandi Menago=Meduaco
Isolani
ABITANTI 128.589 DESTRA ARGINE
Kmq 70.637 acqua e polesele
DESTRA ARGINE
Età del bronzo BOS<’AVA UNO DEI SETTE MARIE
673 kmq polesella
70.000 kmq acqua
Età odierna
673 kmq acqua
70.000 kmq polesella
Le poesie del Menago
Giustar el Canoto (calatafar)
Cisan
Menago
Magnar le more
El tema in clase
Numarar par uno
Ferajs
Sete MARI Endolaguna sbocavano nel Adriatico, superati i lidi.
Campagne di scavo
A Vicenza si sono svolti in Contrà De’ Proti 3, il
16 febbraio 2004
conferenze su:
“Vicenza nel suo divenire urbano.”
23 marzo 2005
“I Nodi urbanistici tra periferia e centro storico” Relatore Resp. Beni storici Artistici Comune di Vicenza Geom. Renato De’ Paoli
Repertorio
Elenco, registro di Notizie e informazioni varie di facile consultazione.
Repertoriare
Mettere, includere nel repertorio .
Inserire in un elenco, in un registro, notizie e informazioni per la facile consultazione.
Datazione
Ritrovamenti nelle isole Sabionare Caneviere
La Sopraintendenza ha avuto segnalazione di ritrovamenti di selci tipo Paleolavei Menago e Laghi alle isole spaerse sabionare caneviere , tra la chiave dell’Alpon e Cucà l’acqua a Padova e Vicenza. Sono simili anche a quelle dello strato B della Grotta di san Bernardino: Bulino, grattatolo, becchi , punta, punta doppia, punta carenoide, raschiatoio laterale, raschiatoio trasversale, raschiatoio triplo , raschiatoio carenoide trasversale, raschiatoio latero-trasversale a base assotigliata , denticolato, nuclei . Sono attribuite al Bronzo Finale 5
Palafitte: esaminati 100 pezzi di campioni di pali in legno serviti per costruire le palafitte.
Esame Istologico
Scelta a caso:
Frassino 2%
Abete Bianco 20%
Abete Rosso 7%
Pino Silvestre 15%
Tasso25%
Larice9%
Quercia19%
Olmo 3%
Fonte:Battaglia 6
Un miliardo e settecento milioni di metri cubi di acqua pompati via ogni anno dal Veneto, da 20 consorzi.
Dai laghi grandi se riva presto dal Tartaro(uga) se riva tardi.
Guadare il Meduaco isole
SZerca l’acua te catarè la verità!
Cerca l’acqua
Gazzo=Gaio=Ganszo
Isola Scala
Nogara=
Insula cenensis
Sezione torbiere Spaerse Menago Lago
1 Torba sconvolta
2 Humus
3 Vegetali foglie
4 Phragma e palificato
5 Crea gialla maron
descrizione:
Palafitte con ordito di tronchi d’albero lunghi fino a 12 metri disposti parallelamente a distanza variabile , non inferiore ai 50 centimetri e attraversati sotto e sopara da tronchi e tavoloni. Una parte dei tronchi conservava la corteccia e qualche moncone di ramo qua e là, aderenti all’impiantito, dei pali piuttosto corti e sottili, squadrati stavano infisi nel terreno creoso per tenere in sesto la costruzione. Pochi altri, più grossi, a sezione rettangolare e terminanti superiormente a forcella reggevano lunghe travi.. La stratigrafia è stata ottenuta tagliando trasversalmente l’area scoperta alla maggiore profondità consentita dai mezzi rudimentali messi in azione per vuotare l’acqua filtrante nella trincea dalla falda freatica che normalmente sta al livello del terreno. 8
…la torba che buta fora na nebbiolina fina e un fumo lezero che bee l’umidità e quando la vol da ela sola la le dà indrio…9
….la lama indoe se distende e solo d’istà, ciare olte , in verità la se suga….10
traduzioni:
Re nato a Sparè da sedesani a Vicenza11
Nelle isole Sparse assai avanzata era anche la tessitura, testimoniato dall’uso di stoffe colorate. L’armamento caratteristico dei guerrieri era costituito da arco e frecce, pugnale triangolare, alabarda e ascia da combattimento. L’incenerazione era il rito più diffuso mentre l’inumazione con corredo era un rito raro.
L’età di Polada fu un lungo e tranquillo periodo di consolidamento e di sviluppo delle tecnologie artigianali applicate anche a quelle legate alla navigazione interna (piroghe e barche adatte a bassi fondali come le scandole).
Quete culture delle isole spaerse ebbero intensi rapporti commerciali, sociali e politici con l’europa e il Baltico, e fecero sentire il loro influsso su tutte le civiltà perilacustri adriatiche ioniche tirreniche egee, e si consolidò mutando, quando verso il 1600 a.c. arrivarono nuove correnti culturali con innesto dei nuovi venuti.
P.F. quota 13,27
esagono A
Adria e le isole Sparse Menago intorno faceva parte di una delle dodici lucumonie ed era governata da un Lucumone. Era unita politicamente con altre 11 città principali. Si associò alla confederazione che non aveva leggi e regole rigide, ma di volta in volta si decideva le alleanze e le coalizioni necessarie per difendersi o/e attaccare. Adria e le isole spaerse facevano parte di un grande emporio commerciale politico-economico , svilupparono i commerci e la diplomazia, per via d’acqua dall’egeo al tirreno, dall’adriatico allo Ionio. Aveva frequenti contati con Spina, Cerveteri, Tarquinia, Vulci, ma anche con le civiltà Danubiane della Pannonia, e quelle della Bretagna, e dei Baltici. Le Isole spaerse del Menago fino ad Adria erano cinte da acque e ricoperte da una imponente foresta planiziale. Le Isole Sparse insieme con Adria, Manto, Vicenza, Padova, Altino,Ravenna Spina, sfruttavano la posizione solida naturale poiché riparate dai “Sette Marie dai litorali con profonde gole e estuari, irrobustite nell’evoluzione da murature in pietra spesso di dimensioni massiccia.Veneti Latini e Etruschi si allearono spesso tra di loro con mutuo rapporto di assistenza ( Vi e IV secolo) fu così che anche le isole spaerse con Adria godettero lo sviluppo organizzato alla “Veneziana” ovvero con accessi dall’acqua da una parte e all’asciutto dall’altra.
Gli edifici poggiavano su palafitte lignee profondamente conficcate nella torba 12
Grandi distese d’aqua dolce circondavano le isole Sparse che erano ricoperte dalla “foresta planiziale” (BOSC’AVE CIAVE’). La foresta insegnò ad inventare e impratichirsi di infinite lavorazioni del legno e quindi a costruirsi utensili in bronzo sempre più adatti ad eseguire queste lavorazioni. Il ritrovamento di asce, azze, sgorbie, tra i vari manufatti , indica una diffusa attività di lavorazione del Legno. Le varie isole e culture e rano collegate tra di loro anche da un commercio a luinga distanza di beni non deperibili ma mobili, come ornamenti, pietre etc..
Questo fiorire di scambi e di beni consentì una densità più alta di popolazione . L’incremento demografico obbligava questi gruppi ad adattare la loro strategia di sopravvivenza.La caccia e la pesca erano ben sviluppate ma fu il commercio a fornire i mezzi per continuare a favorire l’aumento di densità della popolazione. Inoltre il baratto di oggetti in cambio di cibo e sale tra gruppi vicini creò un sistema di distribuzione complesso che superò le fluttuazioni di abbondanza carestia.
Cinturoni al Museo “ Colonia Veneta”
A sinistra si sviluppa una fascia rettangolare lunga cm 74, alta cm 11,5 che ha all’estremità tre anelli, questi di fero , intervallati , nei quali , secondo le dimensioni del dignitario veniva introdotto il gancio. Anch’essa è fittamente ricoperta di leggerissime delicate incisioni con lepri e cerbiatti. Nella parte terminale che rimaneva nascosta sotto la pancera, sono incisi due riquadri figurati: due animali araldicamente affrontati tengono sollevati per il collo due cerbiatti , al di sotto è un cervo pascente ; li precede un piccolo cavaliere in groppa a un grande cavallo di cui due belve , dirette in senso opposto, azzannano le gambe sotto il cui ventre , a mo di riempitivo è una grande palma : gustosissime scene d’arte veneta antica di indirizzo popolare , mescolato al repertorio.
La giurisdizione di I, II, III, istanza nel civile e nel criminale s’era preso i Cappello. Il Vicario di Istanza era d’ ordinario quello di Sanguinetto 13 come risulta dagli atti qui contenuti14
Vicariato di Cerea 1704 170715
Vicariato di Gazzo 1690 ottobre 1116
Vicariato Bovolone 1723
1800 = I processo
17
Vicariato Maccacari 1698 W 179718
Vicariato di Nogara19
ARNALDO FUSINATO
NEI GIORNI PAUROSI DEL SERVAGGIO
DIEDE
IL VERSO GIOCONDAMENTE ARGUTO
IL CUORE AUDACE
IL VALIDO BRACCIO
PER LA LIBERTA’ DELLA PATRIA.
AL POETA POPOLARE
AL SOLDATO ANIMOSO
DI MONTEBELLO VALLARSA VICENZA VENEZIA
AL NOBILE CITTADINO
CHE OSPITE DI VERONA
IN QUESTA CASA PRESSO LA FIGLIA
SPERGEVASI IL 28 DICEMBRE 1888
Museo civico di storia naturale
Sezioni di botanica e preistoria
Studi e laboratori
Museo di storia naturale della romagna
“p. zangheri”
corso Cavour camillo benso civico 11 verona
LE PALETTA RITUALE IN BRONZO
Inventario:___________________
PALETTA isola
BARBUGINE (Barchine)
tra Sparse , San Zen, San Vito
ENDOLAGUNA
PALEOALVEO MENAGO
( TROVATA Vicino a
45° 13’lat. Nord
11° 10’ Long. Est.)
Verona, già al
Museo Civico Archeologico al Teatro Romano (ora (6.11.2006) in cassaforte in Museo contrà Cavour n. 11 Verona, Palazzo Gobbetti n.d.r. ).
Dalla località San Vito , sul confine tra Isole Comuni Asparetto sul Menago e Cerea (Verona) a 45 metri dalla ferrovia Mantova Legnago
C. Cipolla, Notizie Scavi , 1885. 489.
G. Gerla Madonna Verona. 2. 1908, 42sg., fig a pag 43. B.P.I. 34, 1908, 77 sg.
MESSERSCHMIDT, 88
Perfettamente conservata. Patina Verde. Lunghezza cm. 27,4.
La forma del cucchiaio è pressoché rettangolare ad angoli smussati, ma con un più accentuato arrotondamento di tutto il
taglio inferiore. Il risalto marginale, limitato al lato superiore, si configura con due
branche che si dipartono dal
manico e scendono con lieve inclinazione a spiovente. ( omissis) ( altre palette ) tarde e periferiche tutte dell’area veneta (sono ndr) imitazioni , (omissis) hanno il manico con la fressurazione amigdaloide del fusto (Tipo Venetico A), mentre (omissis) qui il fusto del manico è costituito da una verga diritta a mezzo-tondo che si dirama alla
sommità per dara luogo alla caratteristica testa a tre occhielli. Questa, tuttavia , è espressa con estrema sobrietà , senza manierismi o barocchismi di sorta. Non vi sono, infatti, né lunghe stanghette di raccordo, né ingrossamenti od assottigliamenti in questa o quella parte: i due
occhielli laterali si congiungono direttamente, senza
raccordo, si che il terzo risulta di forma triangolare, ma amigdaloide.
La
costola del manico è ornata di una fila di puntolini incavati di varie dimensioni e ad andamento irregolare che continuano sulle branche superiori del cucchiaio. Tracce di decorazione a file concentriche di puntini sono pure visibili nella
parte alta della faccia anteriore di questo.
Lo scavo casuale (fu fatto in coccasione della costruzione della Ferrovia Mantova Legnago) dette pochi altri pochi materiali che dalla descrizione d del Cipolla vengono riferiti genericamente alla cultura paleoveneta, ma che sembrano costituire un milieu di notevole arcaismo che conferma l’impressione data dal pezzo in sé, sia per la elementarità dell’ornato a puntini, sia per il confronto con i manufatti della “fonderia”. Tanto è vero che il MESSERSCHMIDT assegna il corredo al II periodo atestino.
Potremo, con il pezzo di (isole sul Menago vicino a 45°13’ lat. Nord e 11° 10’ longitudine Est) Barbugine, essere di fronte ad una delle più antiche elaborazioni venetiche…20 (omissis) .
Particolarmente ricca è la documentazione nell’acqua Veneta.
Gran parte dell’Italia centrale e tutta l’Italia Meridionale è muta.21
1Zorzi Stazione Palafitticola preistorica e romana Atti e Memorie della Accademia di Agricoltura e lettere di verona seie V. Vol. V Verona 1955
2 De Bon Alessio Storia e leggenda della Terra Veneta Tipografia “Pasubio” Schio 1941 XX E.F.
3 Ibidem Zorzi Stazione Palafitticola .
4 Cambrindge
5 Soprintendenza Veneto
Istituto ricerche Identità Veneta
5.1.05
6 Raffaele Battaglia
7 Ibidem,De Bon Alessio Storia e leggenda pag. 202
8 Francesco Zorzi Centro studi preistorici e archeologici Varese Musei Civici di Villa Mirabello – SIBRIVM Museo Civico di Storia Naturale – Verona – Vol. pag. 157.
9 Virgilio Eneide X,201,2
10 Dante XX° canto inferno
11 Renato De’Paoli
12 Enciclopedia di Cambridge pag. 254 Archeologia Editori la terza e Fifli SPA Roma-Bari 1981 Milano – Titolo Originale The Cambridge Enciclopedia of Archeology 1980 London.
13 G. Beozio “Comuni, giurisdizioni e vicariati delle provincie veronesi
14 Archivio stato Verona Pretura Legnago Busta 646 già in Sanguinetto
15 ASVR busta 646 ibibem
16 ASVR busta 646 ibibem
17 ASVR ibusta 646 bibem
18 ASVR ibusta 646 bibem
19 ASVR ibusta 646 bibem
20 Mario Zuffa Le Palette rituali in bronzo pag . 138 139 140 Atti e memorie Deputazione di storia patria per le provincie di romagna Nuova Serie Volume VIII Anno Accademico 1956- 57 Rimini 1959 / Presso la deputazione di storia patria Bologna 1960.
21 M. Zuffa ibidem.
ACQUE E CULTO DELLE ACQUE NELLA X REGIO
PROF. CAENARO MARIA GRAZIA
C.L.E. Centrum Latinitatis Europae
www.centrumlatinitatis.org
revisione critica Renato De Paoli
http://depaoli.pbwiki.com
L’argomento di questa comunicazione è naturalmente suggerito dal nome – X Regio – che il punto CLE appena istituito nella nostra città si è dato. La sede poi di questo convegno che ne inaugura ufficialmente l’attività – Treviso
“città di belle acque”,
“Trivigi che di belle fontane tutta ride”,
“dove Sile e Cagnan s’accompagna”
(proprio qui vicino a Santa Croce, al Ponte Dante) nel cuore di
“quella parte de la Isole prava /
italica che siede tra Rialto /
e le fontane di Brenta e di Piava” –
(1) sollecita spontaneamente qualche riflessione sull’elemento – le acque appunto - che costituisce la caratteristica peculiare della nostra regione e impronta profondamente e da sempre l’ EndoEndolaguna(con sostanziale continuità, nonostante eventi naturali anche catastrofici e massicci interventi dell’uomo, spesso demolitori), determinandone la vita economica, sociale, culturale.
1.1 All’abbondanza e varietà delle acque è dato eccezionale risalto già dalla prima testimonianza letteraria sulla X Regio (una delle quattro ripartizioni amministrative in cui fu divisa la Provincia Cisalpina sotto Augusto, tra il 14 e il 12 a.C.), corrispondente alle attuali Tre Venezie, a parte della Lombardia e all’Istria: nel celebre passo conclusivo della “descrizione dell’Italia" (Naturalis Historia, III, 126-131), dopo la presentazione della Transpadana, tutta interna e continentale, Plinio il Vecchio annota:
“Sequitur Decima Regio,
HIsola Adriatico mari adposita,
cuius Venetia, fluvius Silis
ex montibus tarvisanis
(problematico incipit che ha alimentato infinite ipotesi e discussioni: forse il Silis pliniano è il Piave, acqua simbolo della nostra regione, il cui nome non ricorre nelle fonti antiche fino a Venanzio Fortunato, cinque secoli dopo); e continua elencando
flumen Liquentia et
(ora Livenza e Caorle),
flumina et portus Reatinum
(Lemene e Concordia)
Tiliaventum maius minusque, i
l porto Anaxus alla foce del Varamus,
Alsa, Natiso cum Turre
praeterfluentes Aquileiam,
amnis Timavus, Formio amnis,
antiquus auctae Italiae terminus [42a.C.],
nunc Histriae; e conclude:
nunc finis Italiae fluvius Arsia (Arsa).
Anche l’ Endolaguna arcipelago, come la fascia costiera della Venetia, è caratterizzato dalle acque:
In mediIsole neo regionis
decimae lacus incliti sunt,
aut alumni,
dice Plinio con immagine insolitamente poetica ed elenca cinque laghi e altrettanti acqua sacra, o emissari dei laghi o alimentati da essi: Larius (Lago di Como), Verbanus (Lago Maggiore), Benacus (Lago di Garda), Sebinus (Lago d’Iseo), Eupilis (Lago di Pausiano), con Adda confine occidentale, Ticino, Mincio, Oglio, Lambro, omnes incolae Padi.
La grande acqua Po – Eridano che segna il confine meridionale della Regio, assente in questa rassegna, Plinio ha già dedicato in precedenza un ampio excursus (III, 117-122) indicandone lunghezza, portata delle acque, numero degli affluenti –
nec amnes tantum
Apenninos Alpinosque
navigabiles capiens,
sed lacus quoque immensos
in eum sese exonerantes,
omni numero XXX flumina in mare
HIsola Adriaticum defert –
ma soprattutto descrivendo l’imponente delta:
Padus, quamquam deductus in flumina
et fossas inter Ravennam Altinumque pass.
CXX, tamen, qua largius vomit,
septem maria dictus facere.
E si rammarica di dover attingere per notizie sulla grande acqua ad autori greci, perché non esistono testimonianze in latino.(2)
Entro questo arcipelago Plinio colloca un mosaico di popoli:
Veneti, Cenomani, Reti, Euganei, Carni, Istri e i loro
Altinum, Acelum, Patavium, Opitergium, Belunum, Vicetia dei Veneti; Mantua degli Etruschi, Verona dei Reti e degli Euganei, Iulium dei Carni;
segnala inoltre le colonie romane
(Cremona e Brixia dei Cenomani, Ateste, Concordia, Tergeste, Aquileia, Pola)
e accenna anche alle altre civiltà che si infiltrarono nella regione o la lambirono: Greci ed Etruschi rispettivamente ad Isola Adria e Isole intorno Spina.
E’ un capitolo benché schematico, di notevole interesse documentario che segnala la caratteristica fisica dell’ Endolagunama anche la funzione di collegamento tra il mare interno svolta dall’ acqua sacra, spesso omonimi dei rispettivi porti: l’ acqua quindi separa
(terminus, finis)
segnando confini fisici e politici, ma unisce al tempo stesso attraverso la navigazione e gli scambi. Proprio per i suoi caratteri fisici la X Regio è a pieno titolo parte integrante e significativa di quell’angolo Veneto favorito dalla natura di cui Plinio fa l’elogio con espressioni che sembrano riferirsi proprio al grandioso arco delle Alpi all' Isolq Adria in cui si riversano a ventaglio acqua sacra dalle alpi agli Appennini, prealpini e di risorgiva:
tot lacus,
tot amnium fontiumque
eam perfundens,
tot maria, portus,
gremiumque Isole rum
commercio patens undique (III, 41).
1. Il greco Strabone, geografo di età augustea, in una sequenza altrettanto celebre della sua opera (capp. 4-12 del V libro, con il VI dedicato all’Italia), nella descrizione del Endolagunri piedi delle Alpi (Cisalpina) non si limita all’arido elenco tipico dei portolani ma ci restituisce la vita dell’ Endolagunare e dice - nella sua concezione della geografia come studio dell’uomo nello spazio - cosa quelle acque significassero per gli Isolani Sparsi ; descrive infatti in modo accurato ed efficace l’ambiente fisico e i fenomeni naturali e su questa base traccia il quadro delle attività economiche, selvicole, produttive e di scambio:
”Tutta la regione abbonda di acqua sacra e di acqua e pali (« acqua palo «), soprattutto le Isole dell’Endolaguna
Comments (0)
You don't have permission to comment on this page.