depaoli

 

Attestato Paolo Bertin nto a Milano il 14 11 1956

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TRACE LETERE ARTE

 

ISOLE SPAMPINE' REPVBLICA VENEXA DA MAR

 

SETE AVE MARI A DRENTO I LIDI DEL BOSCO SACRO ISOLE VENEXIA PALO AVI (ENDOLAGUNA)

Civilta' acua aleata - Insubria - PATRIARCATO DE AQUILEIA -- Isole Sparse - Spampine' - Risaia santa casa pietà a Sparè - Fond. Museo Biblioteca Scrittrice Rosa Lanza Ferrarini Bertelè ved De Paoli Museo Biblioteca Paolo Bertin Via Bruso S. Gregorio (Cucà) Veronella Tel fax 0444 323071 http://depaoli.pbwiki.com www.artedepaolironchin.org

www.vicenzafoto.it e.mail depaolirenato@gmail.com casella postale 189 , 36100 Vicenza Centrale Italia C.F. 95035170240 PIVA 013186340240 - CCIIAA VICENZA EDAR 26 09 1996 IRAEA 228975 15 o6 1994 codice PROT 0700040595 12/18 ISTITUTO REGIONALE ISOLE SPARSE PALEOALVEI TION TARTARO MENAGO ARGINE ALPON GUA' EDRON "CIVILTA' ACUA" RICERCA SCIENTIFICA STORICA ARCHEOLOGICA DEMOETNOANTROPOLOGICA - in convenzione con Associazioni, Comuni, Regione, Stati.

c/o Asso. A.R. - Direttore Responsabile Renato De Paoli

© Re nato da sparè to Vicenza poeta scritor zercador Veneto spaerso isole paleoalvei Timavo Isonzo Stella Livenza Piave Brenta Bacchiglion Retron, Dugal, Tregnon, Menago, Sanoa, Piganzo, Lavegno , Tion , Tron, Molinella, Tre ven zo, Core zo, Mincio CESE, OIO, ADA, Secia, Panaro, RENO, Po Tartaro Adige Alpon Guà Frassine Bisato Naviglio 2005-04-23


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SCHIZA SU STO STRAMBORO PAR CATAR ALTRE PAGINE

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in collaborazione con il corriere della sera

 

ISTITUTO REGIONALE VENETA IDENTITA'

L'INFAMIA DALL''ANNO MILLE SOPRA LE ISOLE INTORNO HOSTILIA CONTINUA!

Civilta' Fluviale - IR VI

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http://itinerari.vacanzecalabria.biz/editoriale/i-bronzi-di-riace-le-altre-verita/

 

http://it.youtube.com/watch?v=bRy6euBbP40

 

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SCRIVE

PAOLO GOLINELLI, IN L'ABBAZIA DI MATILDE, BOLOGNA, 2008, A PAGINA 5

 

 

"IL 13 AGOSTO 1073 BEATRICE E MATILDE ( CANOSSA )RINUNCIANO A LORO BENI NELLA BASSA VERONESE ( LE ISOLE SPARSE SPAMPINE'NEI PAOLO AVI DEL MINCIO TION TARTARO TREGNON MENAGO ADIGE TORAZO FRATA GUA' N.D.R.) A FAVORE DEL MONASTERO DI SAN ZENO; (26): E' L'UNICA VOLTA CHE QUESTA COMUNITA' COMPARE NEI DOCUMENTI MATILDICI, ANCHE SE SI TRATTA DI UN ORIGINALE MOLTO BELLO E DOTATO DEL SIGILLO DI BEATRICE, CHE ANCORA SI CONSERVA.

 

26) Urk. n.8, pp.52-54

Urk = Die Urkunden und Briefe der Markgrafin Mathilde = Die Urkunden und Briefe der Markgrafin Mathilde von Tuszien, a c.

di E. e W. GOEZ, Hannover 1998.

 

 

"all'abbazia di San Silvestro di Nonantola, dopo interventi su privati per terre nei suoi d'intorni (34), il 26 febbraio 1088 Matilde conferma la cessione della chiesa di San Silvestro di Nogara, con i beni ad essa allegati dai genitori Bonifacio e Beatrice (35), e rilascia un importante privilegio insieme al legato pontificio Bernardo degli Uberti, il 18 ottobre 1102, da Piadena (36).

Nonantola da abbazia imperiale diventa, dopo essere stata conquistata da Matilde di Canossa in seguito alla battaglia di Sorbara del 2 luglio 1084, monastero esente, legato alla Santa Sede, e a quel punto comincia l'interessamento di Matilde per essa, la sua adesione alla Riforma ecclesiastica (37), ma si tratta di un ente che ha una sua storia secolare e una forte tradizione di autonomia, che fa si che difficilmente Matilde la senta come sua,

 

 

mentre per parte loro i monaci nonantolani non si periteranno di costruire falsi sul nome della Contessa, come avevano fatto in precedenza con altre autorità.

 

34)Urk. nn. 34 e 35

Urk = Die Urkunden und Briefe der Markgrafin Mathilde = Die Urkunden und Briefe der Markgrafin Mathilde von Tuszien, a c.

di E. e W. GOEZ, Hannover 1998.

 

35)Urk.n. 39, pp. 131-132

Urk = Die Urkunden und Briefe der Markgrafin Mathilde = Die Urkunden und Briefe der Markgrafin Mathilde von Tuszien, a c.

di E. e W. GOEZ, Hannover 1998.

 

36)Urk. n. 71, pp. 209-212

Urk = Die Urkunden und Briefe der Markgrafin Mathilde = Die Urkunden und Briefe der Markgrafin Mathilde von Tuszien, a c.

di E. e W. GOEZ, Hannover 1998.

 

37)P. Golinelli, Nonantola nella lotta per le investiture. Da abbazia imperiale a monastero esente, in AA.VV., Nonantola nella cultura e nell'arte nedievale, Nonantola 1993, pp. 47-61, e Bologna 2003, pp. 25-33

 

 

 

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PADOVA PALAZZO LIVIANO UNIVERSITA’ ARCHEOLOGIA CONFRONTA CON LA GRANDE COLLEZIONE RACCOLTA PAOLO BERTIN DAL 2 AGOSTO 2007 AL MUSEO DI COLOGNA VENETA

 

PAOLO BERTIN RICERCATORE HA COMPIUTO QUINDICI ANNI DI RICERCHE CON IL METODO SCIENTIFICO DELLA RICERCA DI SUPERFICIE. LA SUA ESPLORAZIONE SI E' ESTESA AI PALEOALVEI DELL'ACUA VENETIA OCCIDENTALE. I PALEOALVEI ESPLORATI SONO QUELLI CHE VANNO DAL GUA - FRATTA FINO ALLA BADIA (POLESINE) - ADIGE - NAVIGLIO BUSSE'- MENAGO, TREGNON E ALLA FOCE - HOSTIUM - HOSTILIA - BOCHE - SINUS - DEL MENAGO TREGNON SANOA TARTARO TION MINCIO PO .

PER DARE LA PRIMA COORDINATA DELLA POSIZIONE DELLA SUA IMMENSA RACCOLTA: 11° 10' LONG. EST - 45° 13' LAT. NORD

"NEANCHE IL PIU' GRANDE ARCHEOLOGO MODERNO HA MAI SCOPERTO TUTTO QUEL MATERIALE , NEANCHE LAVORANDO TUTTA UNA VITA" SCRIVONO I GIORNALI DOPO L'AGOSTO DEL 2007.

INFATTI IL MATERIALE IN SUPERFICIE NEI PALEOALVEI DAL TARTARO AL MENAGO ADIGE FRATTA - GUA'- EDRON - EVRON - E' NON ABBONDANTE E' INFINITO.

IL MATERIALE E' AFFIORATO IN SEGUITO ALLA BONIFICA INTEGRALE.

 

 

IL MATERIALE CERAMICO ERA DEPOSITATO NEI MARGINI ISOLANI, E RICOPERTO DI ACVA E LIMI, SIA PER LE OFFERTE ALL'ACVA SIA PERCHE' LO SCARTO VENIVA BUTTATO AI MARGINI DELL'ISOLA SUL BAGNAASCIUGA, QUANDO LA BASSA MAREA SI RITIRAVA.

ECCO ALLORA CHE IL SECOLO IXX E XX INSEGNA AI VENETI L'ARCHEOLOGIA. IN MODO DEL TUTTO NATURALE. DA BARCAROLI DI CABOTAGGIO LAGUNARE I VENETI SI ADATTANO ALLA TRANSUSTANZIAZIONE CHE PROVIENE DALL'ANNO MILLE, MA NON SI E' MAI FERMATA FINO ALLA BONIFICA INTEGRALE ANCORA IN ATTO OGGI.

ECCO ALLORA FIORIRE DI CURIOSITA' E DOMANDE. ANCHE L'ULTIMO VENETO HA VISTO AFFIORARE NEL SUO ORTO E NEL SUO GIARDINO QUALCOSA CHE HA DELL'ARTIFICIALE.

 

 

COSI' E' NATA LA SCIENZA DELLA RICERCA DI SUPERFICIE.

NELL'ENDOLAGUNA OCCIDENTALE ANCHE DA PRIMA DI CIPOLLA (SEC IXX) IN POI SI RIPORTANO I NOMI DEI SITI EMERGONO NATURALMENTE INFINITE TESTIMONIANZE DEI NOSTRI AVI. CERTA INTELLIGHENZIA PREFFERISCE VADANO DISTRUTTI PIUTTOSTO CHE RACCOLTI. NOI VENETI CHE ABBIAMO LANCIATO LA DISOBBEDIENZA CIVILE ALLE NORME SBAGLIATE E LIBERTICIDE DEGLI INVASORI DELLA VENETIA CONTINIAMO A RACOGLIERE E SALVAGUARDARE E ONORARE I NOSTRI AVI E AVE E NON ACCETTIAMO LA DISTRUZIONE SISTEMATICA DELLA NOSTRA DISCENDENZA DALLE GRANDI TRE STIRPI. PER QUESTO BEN HA FATTO COLUI CHE HA RACCOLTO E CONSERVATO LE PROVE CHE MANO MILITARI SONO STATE SOTTRATTE E PORTATE LONTANE DAI LUIGHI DI RACOLTA. MA LA BARONIA SI SA QUALI INTERESSI COLTIVA. NON PROPRIO QUELLO DEL SAPERE E DEGLI STUDI. IL SERVAGGIO E LA MIGLIORE E PIU' REDDITIZIA ATTIVITA'.

 

PADOVA PALAZZO LIVIANO UNIVERSITA’ ARCHEOLOGIA CONFRONTA CON LA GRANDE COLLEZIONE RACCOLTA PAOLO BERTIN DAL 2 AGOSTO 2007 AL MUSEO DI COLOGNA VENETA.

 

L'ARTE DEGLI INVASORI CHE CI VOGLIONO SUDDITI E' QUELLA DI OCCULTARE LA PROVENIENZA DELL'INFINITO MATERIALE CHE DAI PALEOALVEI DEL TARTARO (DANTE I CANTO) CANCELLATO DAGLI ARATRI E DALLE RUSPE E DAI CONSORZI CONAGRO E VALLI GRANDI RIUNITI ORA INSIEME PER PROSEGUIRE LA PIU' GRANDE MISTIFICAZIONE TRANSUNSTANZIALE CHE L'UMANITA' CONOSCA. L'OCULTAMENTO DEL MATERIALE E' SISTEMATICO, E LA SUA PROVENIENZA CONOSCIUTA SOLO AI POCHI AMMESSI AI MISTERI SACRI DEL SAPERE. I POPOLI VENETI ISOLANI - GLI SPARTI - SI VOGLIONO FAR SPARIRE COME SI E' FATTA SPARIRE L'ENDOLAGUNA DA DOPO L'ARRIVO FDEL TRICOLORE CHE HA PORTATO VENTI MILIONI DI EMIGRANTI VENETI IN GIRO PER IL MONDO. ALTROCHE' DIASPORA EBRAICA. LA GRANDE RACCOLTA COLLEZIONATA A CUCA - VERONELLA SAN GREGORIO ERA SCIENTIFICAMENTE CATALOGATA E FRUIBILE AGLI STUDIOSI. VI SI TENEVANO LABORATORI DIDDATTICI. MA AI MINISTRI DEL GOVERNO PASSATO ANCHE SE SUPPLICATI NULLA HANNO RECEPITO DI TALE SUPPLICA. ANZI, DOPO LE ELEZIONE DEL 27 MAGGIO 2007 ARRIVA L'ORDINE DI COLPIRE LE ISOLE SPARSE.

LA COSA SI RIPETE NEL 2008 COLPIRE I CANDIDATI VENETI AL SENATO DELLA REPUBBLICA. CI PENSANO FUNZIONARI NON ELETTI DA NESSUNO, COMMISSARI. E LA STORIA CONTINUA COME QUELLA CHE TOCCO' A MARTINATI CON IL PIGORINI CHE PORTO' OGNI COSA IMPORTANTE A ROMA. VENEXIA ALLA LONGA. NO PERCHE' CONOSCIAMO LA NOSTRA STORIA E LA RIVENDICHIAMO CONTRO LO SCELLERATO PATTO CHE CIA HA RUBATO UNA REPUBBLICA, LE SUE ISTITUZIONI, LA PIU' TEMUTA FLOTTA NAVALE DEL MEDITERRANEO, LE ISOLE, I NOSTRI USI E I NOSTRI COSTUMI, LE NOSTE LEGGI LE NOSTRE ISOLE, LA NOSTRA ACVA SACRA, IL BOSCO SACRO, E TUTTE LE INFINITE SUPELLETTILI DONATE AI NOSTRI AVI/E. LE NOSTRE TRE STIRPI RINNOVATE NELLA MILLENARIA UNIONE PROCLAMANO AL MONDO IL DIRITTO DEI POPOLI LIBERI CHE NON SOGGIACCIONO AGLI ACCORDI DI PARIGI, LONDRA, MADRID, MOSCA, ROMA, VIENNA PER LESA MAESTA' (DAL 1796 ) ALLE ISOLE FEDERATE LIBERE VENEXIA.CONDANNIAMO LA TRANSUSTANZIAZIONE OPERATA CON CANCELLAZIONE DEI PORTI, DELLA NAVIGAZIONE INTERNA DELLA VENEXIA.

 

Cratere a campana con sovradipinture in bianco e giallo. Stile di Egnathia, fine IV -inizi III sec.a.C. (MB 142).

 

 

Nella saletta 1 viene documentato un aspetto particolarmente importante della collezione riguardante la ripresa iconografica del ritratto antico attraverso alcune teste in gesso dipinto ad imitazione del bronzo. Non si tratta infatti solo di una ripresa di modi e forme antichi, ma i ritratti antichi vengono rielaborati, sulla base anche di altre fonti documentarie, scritte e numismatiche, per dare vita non a calchi ma a vere e proprie opere "all'antica" che trasmettono messaggi autonomi e altri rispetto agli originali.

 

Nella saletta 2 in particolare sono esposti alcuni vasi antichi di provenienza locale, testimonianze del precoce interesse del collezionista per le antichità della propria terra e alcune sculture antiche o all'antica. Spiccano tra le sculture alcuni particolari anatomici (mani) testimonianza dell'interesse dell'epoca per lo studio del dettaglio anatomico e soprattutto le molte teste antiche o imitanti l'antico che attestano non solo la ricerca sull'iconografia antica ma anche la sua riproposizione sperimentale .

 

Approfondimenti: le sale didattiche

 

 

Sono esposti in questa sala una quarantina di vasi geometrici apuli dal VI al IV sec.a.C. provenienti da Daunia, Peucezia e Messapia, zone dell'attuale Puglia che mantennero a lungo inalterate le tradizioni indigene, pur a contatto con la colonizzazione greca prima e l'espansione romana poi.

Il risultato di questa contiguità si nota sia nelle forme, dove, accanto a quelle tradizionali (es.trozzella, olle canosine) compaiono vasi rielaborati dalla tradizione greca ( stamnos, kothon. ), sia nei motivi decorativi che vanno da quelli tipicamente geometrici e stilizzati come il reticolo, il meandro spezzato, la coppia di volatili (vedi specialmente la ceramica daunia) sino ai motivi fitomorfi più elaborati quali girali vegetali, gocce o foglie di mirto, edera, loto (specialmente nella ceramica messapica e peucetica).

 

Coppe e un coperchio di lekanis di produzione peucetica, fine V, inizi IV sec.a.C., già Collezione Neumann di Trieste.

 

Nella vetrina espositiva, partendo da sinistra in alto,si trovano i vasi dauni tra i quali spiccano gli attingitoi apodi mono e biansati (fine VI e IV a.C.) e due olle canosine (IV sec.a.C.). Nel settore mediano, da sinistra, tra la ceramica messapica si segnalano il cratere con decorazione a tralci di foglie d'edera (fine V, prima metà del IV sec.a.C.), la trozzella con decorazione dipinta a calice di foglie stilizzate, dovuto ad influenza greca (IV sec.a.C.), il bacile apodo con sei prese orizzontali e decorazione fitomorfa a fiori di loto, di influenza greca (fine V, inizi IV sec.a.C.). Nell'ultimo ripiano mediano a destra e in tutto il settore inferiore della vetrina trova posto la ceramica peucetica tra la quale si segnalano due stamnoi, una coppa monoansata ( kothon ), un coperchio di stamnos o lekanis con decorazione a fasce concentriche e motivi vegetali, un piccolo cratere con decorazione dipinta a foglie di mirto sulla spalla, (fine V e inizi IV sec.a.C.) e alcune coppe a piede campaniforme (IV sec.a.C).

 

Coperchio, coppa e stamnoi di produzione peucetica, fine V, inizi IV sec.a.C., già Collezione Neumann di Trieste.

 

Approfondimenti: le sale didattiche

 

 

Sono esposte in questa sala produzioni greche e loro imitazioni.

Nella prima serie di ripiani in alto nella vetrina troviamo, da sinistra, vasi ciprioti dell'età del bronzo e del ferro (dal XX al VII sec. a.C.) che attestano la peculiare produzione locale ma vogliono rappresentare anche una finestra sulle più antiche produzioni ceramiche mediterranee dell'area greca.

 

Nei ripiani centrali sinistro e centrale della vetrina, trovano posto, in ordine cronologico, la produzione ceramica greca di stile corinzio, testimoniata da vasetti da profumi, sei aryballoi e un alabastron (VII-VI sec.a.C.) e poi frammenti di vasi attici a figure nere (VI sec.a.C.) e a figure rosse (V sec.a.C.). I vasi attici integri sono: una coppa (kylix) con testa di Medusa (fine VI sec.a.C.), una lekythos a figure nere (prima metà V sec.a.C.), una hydria a figure rosse (430-420 a.C.) e infine, rinvenuti a Comacchio, dove erano probabilmente giunti quali prodotti di importazione, un grande cratere attico a colonnette (425 a.C.ca.) e un askos figurato (fine V-inizi IV sec.a.C.).

 

Da sinistra: alabastra e aryballoi di produzione italo-corinzia (fine VII- metà VI ac.C.); frammenti di vasi attici a figure nere (seconda metà VI sec.a.C.); lekythos a fondo bianco e figure nere attribuita al pittore di Beldam (480-470 a.C.); kylix a vernice nera con gorgoneion centrale (fine VI sec.a.C.).

 

Alla ceramica segue, nel ripiano centrale a destra, una scelta di produzione coroplastica nella quale spesso le figure umane e quelle delle divinità riprendono le iconografie ben note delle opere d'arte maggiori (vedasi in particolare l'Afrodite o l'Eros ).

 

I ripiani inferiori sinistro e centrale della vetrina sono stati dedicati ad un completamento didattico della panoramica della produzione greca attraverso l'esposizione di oggetti da toeletta (specchio bronzeo e pisside in alabastro) e d'uso domestico (lucerne, anfora).

 

Conclude l'excursus una esposizione, nell'ultimo ripiano in basso a destra, di piccole sculture in pietra da area insulare e cipriota (V sec.a.C.- II sec.d.C.).

 

Approfondimenti: le sale didattiche

 

 

La saletta presenta un repertorio delle produzioni venetiche tipiche dall'VIII sec. a.C. alla romanizzazione.

Le forme e le decorazioni maggiormente caratterizzanti la produzione vascolare veneta dell'età del ferro sono qui esposte secondo un criterio tipocronologico dagli esemplari più antichi, in impasto e non torniti (VIII-VII a.C.), inornati o decorati a cordicella o con borchie di bronzo applicate, a quelli torniti e decorati a stralucido o a fasce rosse e nere (VI-V a.C.), fino ad arrivare alla produzione più recente in ceramica grigia (fine V a.C. - età romana).

 

Viene inoltre dedicato spazio alla riproduzione in gesso di uno dei reperti più noti dell'arte delle situle, la situla Benvenuti (Este, fine VII a.C.) in lamina di bronzo decorata a sbalzo e bulino, che costituiva il pregiato contenitore di un vaso ossuario. I registri decorativi che la rivestono sono svolti in un riproduzione acquerellata di F.Cordenons (1885), accompagnata da una tavola di disegni che riproduce gli oggetti posti all'interno della tomba come corredo per il viaggio nell'aldilà.

 

Materiali da contesto votivo (seconda età del ferro): bronzetti, vasi biconici, ollette, bicchieri, ciotole, coppe con stelo segato ritualmente, coperchietti (LIV.1-32; BT 114,115).

 

Al centro della vetrina si presenta un repertorio di oggetti di ornamento-abbigliamento come fibule e spilloni in bronzo, utilizzati per fermare le vesti, un gancio di cintura in lamina di bronzo, finemente decorato ad incisione, ed elementi di collana in pasta vitrea.

 

Oltre ad alcuni strumenti legati alle attività quotidiane, in particolare la filatura/tessitura (fusaiole e rocchetti in terracotta), tipicamente femminile, la caccia (coltello) e l'approvvigionamento di legname (ascia), viene evidenziato anche un aspetto per sua natura piuttosto sfuggente della vita dei Veneti antichi, ovvero la manifestazione del sacro, esplicata in prevalenza attraverso la deposizione votiva di vasi, per lo più di piccole dimensioni o addirittura miniaturistici, e di bronzetti raffiguranti devoti/e e guerrieri ma soprattutto cavalli, il cui allevamento rese famosi i Veneti in tutto il mondo antico.

I materiali contrassegnati dalla sigla MNA sono stati cortesemente concessi in deposito dal Museo Nazionale Atestino.

S.R.

 

La sala è dedicata alle produzioni magnogreche e loro imitazioni.

Nella vetrina, partendo da sinistra in alto, sono collocate alcune terrecotte votive rappresentanti divinità ed offerenti che costituiscono interessanti documenti di costume oltre a riprodurre, a volte, pur sinteticamente, motivi cari ai repertori della grande scultura.

 

Il resto della vetrina ospita una documentazione sulle produzioni ceramiche magnogreche e sui prodotti di imitazione della ceramica greca nell'area etrusca, costituite sia da vasi interamente verniciati in nero sia da vasi figurati distribuiti su un arco cronologico dal V al II sec.a.C.

 

Tra queste ceramiche ricordiamo in alto a destra alcuni vasi figurati di area apula ( lekythoi a reticolo e un kantharos a figure rosse con sovradipinture bianche) di IV-III sec.a.C. e, immediatamente sotto, alcuni vasetti nello stile di Egnathia, anch'essi di IV sec., con le caratteristiche sovradipinture in bianco e giallo a tralci d'edera, grappoli e viticci. Per il resto, la parte mediana della vetrina è occupata dalla produzione a vernice nera dell'Italia meridionale nelle caratteristiche forme greche: coppe, boccali, lekythoi, oinochoai a bocca trilobata, skyphoi, gutti . Da notare, sul fondo delle forme aperte, la presenza di stampiglie e decorazioni a rotella.

 

Produzione a vernice nera dell'Italia meridionale: coppe biansate, boccali, oinochoe trilobata, l ekythoi aryballiche, coppa con stampiglie e decorazioni a rotella sul fondo (IV- inizi III sec.a.C.).

 

Nei ripiani inferiori della vetrina trovano posto vasi di produzione etrusca tra i quali alcuni piatti con profilo umano, un c.d. "piatto da pesce" con incavo al centro e ancora vasi a vernice nera. Questi ultimi in particolare terminano con alcune coppe dalla zona di Adria.

 

Nell'ultimo settore a destra trova posto la ceramica acroma : modelli di pisside con decorazione a stampo (maschera gorgonica) e alcuni gutti con decorazione a rilievo confrontati con analoghi a vernice nera (IV-II sec.a.C.).

 

Approfondimenti: le sale didattiche

 

 

La necropoli veneta del Piovego a Padova (VI-IV secolo a.C.)

In questa saletta sono esposti un corredo funerario (Tomba 15) e una scelta di materiali in bronzo e in terracotta pertinenti alla necropoli veneta del Piovego a Padova, localizzata alla periferia orientale della città, sulla sponda destra di un antico ramo del Brenta-Bacchiglione, e databile tra il primo quarto del VI e la metà circa del IV secolo a.C. (Este IIIC-IIID2).

 

Padova, Necropoli del Piovego, parte del corredo ceramico della Tomba 15 (fase Este IIIC 575-525 a.C.).

 

La scelta di un'esposizione di tipo "campionario" è stata determinata, in larga misura, dallo stato di avanzamento dei lavori di restauro, che fino ad oggi sono stati condotti esclusivamente a fini scientifici (restauro grafico) e non in vista di una esposizione di tipo museale. Per quest'ultima si sta ora approntando uno specifico progetto.

 

La necropoli del Piovego, certamente una delle più importanti della città protostorica, rappresenta uno dei campioni funerari più rilevanti per la ricostruzione dell'assetto e delle dinamiche sociali di Padova preromana, e, più in generale, del mondo veneto, durante la piena età del ferro.

 

Scoperto agli inizi degli anni '60, il sepolcreto fu sistematicamente indagato tra il 1975 e il 1977 dall'allora Istituto di Archeologia dell'Università di Padova (direz.: Elena Di Filippo - Loredana Capuis) e, in seguito, sempre dal medesimo Istituto, tra il 1986 e il 1989 (direz.: Giovanni Leonardi).

Gli scavi 1975-1977, condotti con il "metodo Wheeler" secondo una quadrettatura regolare di m. 5 x 5 (fig.1), portarono all'individuazione e al recupero di almeno 150 sepolture, circa 130 a incinerazione e solo una ventina a inumazione, e di sei tombe di cavalli (fig.2.4).

 

Sul piano della tipologia funeraria, per quanto concerne le tombe a incinerazione, si distinguono quelle "in dolio" (fig.2.1), nettamente prevalenti a livello numerico, caratterizzate dalla deposizione dell'ossuario contenente i resti cremati dei defunti e gli altri oggetti di corredo all'interno di un grande vaso da derrate, e quelle cosiddette "terragne"' fig.2.2), contraddistinte dall'alloggiamento dell'ossuario e del corredo all'interno di una fossa strutturata con paratie lignee o in altro materiale deperibile.

 

Quasi tutte le incinerazioni risultano arricchite, all'esterno, dalla presenza di un consistente deposito di carboni del rogo sul quale venne bruciato il corpo del defunto. Le inumazioni, tutte in semplice fossa, solo eccezionalmente presentano un modesto corredo ceramico (fig. 2.3).

 

Numerose sepolture, soprattutto "'in dolio", non furono scavate sul campo ma vennero cassonate, "strappate" e trasportate nei Laboratori di Archeologia dell'Università dove vennero sottoposte ad uno scavo di tipo micro-stratigrafico (fig.3). Questo approccio portò alla risoluzione di numerosi interrogativi sia in merito alla struttura interna delle tombe e all'assetto originario dei corredi, sia, soprattutto, in merito alla ritualità funeraria (fig.4).

 

Gli scavi 1986-1989, infine, condotti in open area ma con un'attenzione particolare alle sezioni, approfondirono le problematiche relative al paleo-ambiente su cui si impostò la necropoli e portarono all'individuazione di circa una decina di nuove sepolture, tra incinerazioni e inumazioni, e di un'eccezionale tomba bisoma di uomo e cavallo.

M.C.

 

 

Fig.1- Padova, Necropoli del Piovego, scavi 1975-77, condotti con il "metodo Wheeler", secondo una quadrettatura regolare di m. 5 x 5.

 

Fig.2.1 - Padova, Necropoli del Piovego, scavi 1975-77, tomba a incinerazione "in dolio".

 

Fig.2.2 - Padova, Necropoli del Piovego, scavi 1975-77, tomba "terragna" contraddistinta dall'alloggiamento dell'ossuario e del corredo all'interno di una fossa strutturata con paratie lignee o in altro materiale deperibile.

 

Fig.2.3 - Padova, Necropoli del Piovego, scavi 1975-77, inumazione in semplice fossa.

 

Fig.2.4 - Padova, Necropoli del Piovego, scavi 1975-77, sepoltura di cavallo.

 

Fig.3-4 - Laboratori di Archeologia dell'Università, scavo di tipo micro-stratigrafico di tombe della Necropoli del Piovego.

 

Approfondimenti: le sale didattiche

 

 

La saletta illustra principalmente la produzione ceramica e i bronzi di area etrusca.

Iniziando dall'alto a sinistra nella vetrina, si vedono alcuni esemplari di ceramica etrusco-laziale (IX- VII sec.a.C.) e un piatto falisco con incisioni fantastiche che risentono ancora dell'influsso orientalizzante (metà VII sec.a.C.).

 

Nei ripiani mediani sono esposte testimonianze della produzione etrusca del bucchero sottile databili tra seconda metà del VII sec.a.C. e inizi VI sec.a.C. e del bucchero pesante (fine VII sec.a.C.- fine VI a.C.). A questa produzione ceramica si affiancano alcuni vasi verniciati in nero e imitanti le forme della ceramica greca ( kantharoi) .

 

Infine, ad esemplificazione delle produzioni locali di imitazione, si è voluto esporre nel ripiano inferiore una scelta di oggetti ceramici provenienti dalla necropoli greco- etrusca di Spina (Valli di Comacchio) nella quale compaiono sia ceramiche verniciate in nero che ceramiche figurate (la cosiddetta ceramica alto - adriatica).

 

Dalle necropoli spinetiche provengono pure i due candelabri bronzei frammentari qui esposti che sono di produzione nord-etrusca e risalgono alla fine del V sec.a.C.

Completano la vetrina due specchi etruschi decorati, sul lato non riflettente, da incisioni a bulino (IV- III sec.a.C.).

 

Sulla parete destra della saletta sono esposte due urne funerarie etrusche. La prima a sinistra, in terracotta, viene forse da Chiusi e reca, oltre alla figura femminile sul coperchio, la porta dell'Ade raffigurata sulla fronte e il nome della defunta graffito su un lato, mentre l'urna a destra è in tufo e riporta sulla fronte un'elaborata scena di commiato purtroppo molto frammentaria e rimaneggiata.

 

Fig.1- Urne funerarie di produzione etrusca. Da sinistra, urna fittile di tipo chiusino e urna in tufo di area volterrana (II - I sec.a.C.).

 

 

Approfondimenti: le sale didattiche

 

 

La saletta conserva in primo piano due monumenti iscritti dal territorio.

Si tratta di una stele funeraria frammentaria ad edicola in calcare di Chiampo di provenienza sconosciuta ma probabilmente da ricondurre all'area termale euganea per la presenza di residui di fanghi termali. Le prime due righe contengono una formula sepolcrale in greco.

Il personaggio ricordato è un seviro (una carica pubblica minore), Publius(?) Meclonius Salvianus , che fece il monumento per sé e per due donne le quali, in base all'onomastica, probabilmente possono essere identificate come figlie. Databile tra la metà del I e la metà del II sec.d.C.

 

Il secondo monumento è un frammento di parapetto in marmo proveniente dagli scassi dei sotterranei del palazzo del Bo in occasione della ristrutturazione del 1938.

Il testo ricorda un Allenius (?) Strabo , personaggio che ricoprì alcune cariche pubbliche (prefetto, tribuno militare, curatore dell'erario) e donò alla città il parapetto ( pluteum ). Prima metà I sec.d.C.

 

Il rinvenimento di questa lastra nei pressi del ponte cosiddetto di San Lorenzo, e l'inclinazione del corrimano ne fanno ipotizzare l'utilizzo quale parapetto di una scala di collegamento tra il ponte e il sottostante molo fluviale. Infatti, tra i ponti Altinate e San Lorenzo, si trovavano in epoca romana gli scali principali del porto fluviale cittadino.

I moli erano raccordati, tramite brevi stradine, ad un asse viario con direzione nord-sud che correva parallelo alla sponda destra del fiume Meduacus (attuale Brenta, allora transitante per Padova).

Esso si raccordava a sua volta con gli assi stradali le cui direttrici sono indicate dai ponti romani:

ponte San Lorenzo - via San Francesco- Saccisica

ponte Altinate- via Altinate- Altino

ponte Molino- vie per Asolo, pedemontana, imboccatura della valle del Brenta.

 

Sul fondo della sala trova posto un modello in scala del ponte di San Lorenzo, uno dei ponti romani di Padova, assieme al ponte Altinate, che meglio conservano la struttura antica.

 

Il ponte detto di "San Lorenzo" fu rilevato sin dal sec.XVIII (G.Polcastro e S.Stratico 1773) e ritornò in luce nel 1938 in occasione di scavi eseguiti per i lavori di ristrutturazione del Palazzo del Bo, sede storica dell'Università. Esso infatti si trova con due pile e con la spalla occidentale sotto via San Francesco per circa 40 metri.

 

Il ponte di S.Lorenzo nel 1938 durante i lavori di ristrutturazione del Palazzo del Bo (da G.TOSI, Padova e la zona termale euganea , in Il Veneto nell'età romana , II, Verona, Banca Popolare di Verona, 1987, pp.157-193.).

 

Il manufatto è caratterizzato da valori limite nel rapporto spessore della pila/ luce dell'arcata, pari a 1/7 - 1/8,1 in modo che ne venisse agevolato il traffico fluviale nell'area di accesso al porto.

 

Sul prospetto meridionale, sopra l'arcata mediana, si conserva un'iscrizione che ricorda le fasi e i responsabili della costruzione del ponte. L'opera viene datata nel decennio 40-30 a.C., coeva o di poco anteriore alla costruzione del ponte Altinate.

Le indagini del 1938 nell'area del porto fluviale sono documentate anche da un bronzetto e da alcuni frammenti di anfore, in particolare alcuni orli bollati, ora conservati nella prospiciente saletta n.10

 

Pianta del centro storico di Padova con ubicazione dei ponti romani (elaborazione A.Menegazzi, C.Vescovi)

 

Approfondimenti: le sale didattiche

 

 

La saletta presenta una scelta di ceramiche, piccoli bronzi e oggetti d'uso quotidiano (instrumentum domesticum) di età romana.

Per una migliore efficacia espositiva e didattica si è deciso di presentare i materiali per temi.

 

Iniziando dall'angolo in alto a sinistra della vetrina il primo ripiano è dedicato alle divinità e ai culti. Sono esposti alcuni bronzetti tra i quali si riconoscono le effigi di Diana, Minerva, Venere e, provenienti da Nesazio, città istriana, Giove, Dioniso-Bacco ed Ercole. Dal porto fluviale di Padova proviene il pregevole bronzetto di Mercurio mentre un Giove Serapide lapideo ricorda l'importanza dei culti orientali nel mondo romano (il tema è ripreso nel ripiano subito sotto con una piccola serie di appliques di lucerna con Giove Serapide ed Iside). Accanto, figurette di offerenti ed ex voto (piedi). I due seguenti ripiani in alto sono dedicati alla ceramica da mensa e in particolare la terra sigillata, rappresentata da esemplari di produzione italica, nord-italica e sud gallica liscia e figurata. Molti i vasi con il nome del vasaio, di solito posto sul fondo interno del vaso e racchiuso dentro un cartiglio in forma di pianta di piede (e per questo detti in planta pedis ). Interessante la raccolta di frammenti di coppe in terra sigillata "sud gallica" con articolate decorazioni a rilievo suddivise per temi (antropomorfo, zoomorfo, fitomorfo). Altre produzioni documentate sono la ceramica a pareti sottili e la comune verniciata. Nel ripiano sottostante il tema della tavola e della cucina è ripreso da alcuni oggetti bronzei quali forchette e cucchiai, colini, anse di vasi. La restante parte mediana della vetrina è occupata dalle produzioni di lucerne romane dall'età augustea al IV-V sec.a.C..

 

Coppe in terra sigillata italica, nord-italica a e sud gallica liscia e figurata (I-II sec.d.C.).

 

Nei ripiani inferiori altre testimonianze di attività domestiche e lavorative in generale. A sinistra pesi da telaio, aghi da lana, fusarole, falcetti, pesi da rete. A destra i commerci : pesi da stadera, un braccio di stadera, anfore. Al centro infine un breve accenno alla domus : un lacerto di affresco, uno di pavimento, alcune antefisse fittili.

 

Approfondimenti: le sale didattiche

 

 

La sala è dedicata in gran parte alla produzione vetraria romana.

Nelle collezioni del museo sono rappresentate sia produzioni locali e occidentali in generale che produzioni delle aree orientali dell'impero, specialmente palestinesi, siro-palestinesi e cipriote. Si è scelto quindi di esporre i vetri per tipologie mettendo a confronto i due filoni di produzione, occidentale ed orientale.

 

Nella vetrina si parte da sinistra in alto con una serie di bottiglie di produzione del Mediterraneo orientale (II-IV sec.d.C.) alle quali seguono nel secondo ripiano altre forme chiuse,olla e bottiglia quadrata, di produzione nord-italica e una anforetta di produzione orientale. Nell'ultimo ripiano in alto a destra una rassegna di grandi balsamari ad orlo appiattito, lungo collo e corpo variamente conformato (I -II sec.d.C.) alternativamente pertinenti a produzioni occidentali e orientali.

 

Nei ripiani centrali della vetrina, da sinistra, alcune olle globulari di produzione nord-italica introducono il penultimo tema del settore romano delle sale, i corredi funerari. Una delle due olle infatti, chiusa da un piatto/ coperchio, è stata riutilizzata quale contenitore dei resti cremati di un individuo di sesso femminile. Accanto, a titolo esemplificativo, è stato posto un corredo, di provenienza ignota, relativo ad una sepoltura probabilmente maschile come sembra indicare la gemma con aquila. Nell'ultimo ripiano intermedio e nei primi due ripiani inferiori si ritrova un'ampia panoramica (I-IV sec.d.C.) di vetri di dimensioni minori (balsamari, ampolle, una coppetta, un bicchiere a depressioni) alcuni dei quali colorati in giallo, verde, blu e alcuni frammenti di coppe realizzate nelle tecniche "a mosaico", "a nastri policromi" e il c.d. "millefiori". Accanto ai balsamari vitrei alcuni in terracotta,assieme a pinzette e spatole in bronzo, richiamano il tema della cosmesi.

 

Corredo funerario maschile di provenienza ignota comprendente: due lucerne tipo Firmalampen , una coppetta di produzione nord-italica, una gemma intagliata, corniola, con raffigurazione di un'aquila a destra, una fibula e due monete in bronzo (fine I- II sec.d.C.).

 

Vetri romani. Da sinistra: olla in vetro soffiato e bottiglia quadrata soffiata a stampo (seconda metà I sec.d.C.); vaso con anse a nastro, balsamario ansato e anforetta vitrea (III-IV sec.d.C.).

 

Infine, nel ripiano in basso a destra, una curiosità: alcuni oggetti falsi (o antichi rimaneggiati), pervenuti al museo nell'ambito dell'acquisizione di collezioni private, testimoniano il fascino esercitato sui collezionisti di ogni tempo dagli oggetti antichi o presunti tali.

 

MMMM

 

ANDREA FERRARESE, ASPETTI PROBLEMI ECONOMICI DEL DIRITTO DI DECIMA IN TERRAFERMA VENETA IN ETA' MODERNA, ACCADEMIA DI AGRICOLTURA DI VERONA , GRAFICHE STELLA, LEGNAGO 2004, PAG. 180.

 

 

"MOLTE E DRASTICHE MODIFICHE NEL CORSO DELLE BONIFICHE OTTOCENTESCHE ,RENDONO COLTIVABILI AMPIE ZONE DELLA SUPERFICIE VALLIVA DEL COMUNE,TRASFORMANDONE RADICALMENTE GLI ASSETTI TERRITORIALI PREESISTENTI,NON CONSENTONO DI VALUTARE [...]UNA CORRISPONDENZA TRA LA SUPERFICIE ODIERNA DEL COMUNE [...] E QUELLA CHE EMERGE DAL CATASTICO SETTECENTESCO".

COSI' ANDREA FERRARESE 2004 A PAG. 180 OP. CITATA.

CONFRONTA ANDREA FERRARESE, LA RISERVA NATURALE DEL BRUSA' - VALLETTE - 2007 - GRAFICHE STELLA LEGNAGO - PAGG. 66 - 67 COPIA (di cui parte amputata della VALLE DEL COMUN D'ASPARE')

"Mappa del perito agrimensore Gasparo Bighignato nel 1714 ( attualmente conservata a Cerea presso la sede comunale): Copia in scala ridotta in metà realizzata dal perito agrimensore Antonio Alimari nello stesso anno.( 3 ottobre 1714 M.D.C.C.XIV )

"Disegno informativo del Stabile detto le Valli di Cerea formato e dellineato da me Perito , et Ingegnere , infraferito con Venti, e misure assistito da due Pescatori ambi d'ettà 70 C.a, da quali ho avuto la piu' esata conitione e definitione del Stabile medemo, e de propri suoi confini, con la qualità de Fiumi,Canali, Cavi (Caii) e Fossi, che lo intersecano e fiancheggiano, con la denominatione dei fitti diversi, che in quello si leggono. Esprimendomi però di non haver del tutto transitato nel menaghetto, il Menago nuovo,nè il Menago vecchio spandendosi questi come vaganti per l'ampiezza delle Valli basse, lasciando abboniti li loro antichi canali, et improprij a poterli a modo alcuno transitare; ho però de medesimi presa la loro certa loro imboccaturanelle Valli basse, et sboccatura in Tartaro, da da quali termini ho poi daiufo formare l'estensione continua de gl'Alvei a solo fine di dar la denominatione alli quatro corpi nominati Val della Prazza, Val tra Menaghetto e Menago nuovo et vecchio, et Val di Castello. Ho ancora aggionto le molte particolarità dimostrate dalle Mani, et animate dalle loro Iscritioni ad oggietto di dar a chiunque quella cognitione propria ad' un si usato Stabile , ch'ha 25 miglia Italiane di circuito; Riffermandomi peròd'esprimere a parte quel tanto, ch'oprar si potrebbe per ridar questo a maggior frutto; Che così sj ad I.D.O.

Terminato in Verona il di 28 luglio 1714

Gasparo Bighignato Perito del Mag.:to Ecc.mo de B.I. et Ingegnere della Mag.ra Città di Verona.

 

VALLI POMPEI DETTE MORANDE

VALLI DELLA COMUNITA' DI CASALAON

VALLI CANOSSA

N° 1 LA VAL DEL MOLIN C.pi 86

N° 2 LA VAL DE PEAGNI C.pi 84

N° 3 LA VAL DELLA TOMBOLA C.pi 166

N° 4 LA VAL FRESCA' LA VAL SERA' C.pi 117

N° 5 LA VAL BRUSA' C.pi 95

N° 6 LA VAL REZANA C.pi 6

N° 7 LA VAL CASTEGION C.pi 231

N° 8 LA VAL DE MOLINI C.pi 7

N° 9 LA VAL DELLA PRAZZA DA CANNA DA PRADI DA PASCOLO E DA PESCA C.pi 935

N° 10 VAL TRA MENAGHETTO E MENAGO NUOVO PRA' DEL PIRARO DA PASCOLO DA CANNA E PESCA C.pi 1328

N° 11 VAL MENAGO NOVO E MENAGO VECCHIO DA CANNA DA PASCOLO E DA PESCA C.pi 799

N° 12 VAL DI PRA DAL BARCO C.pi 69

N° 13 VAL DI SALVAGNO DA PASCOLO CANNA E PESCA C.pi 386

N°14 VAL DI CASTELLO DA PASCOLO DA CANNA E PESCA C.pi 856

N°15 LA VAL DANIELLA DA PESCA E CANNA C.pi 123

N°16 LA VAL CERON 14 e mezzo

N°17 VALLE DEL CAO QUARTAROLO DA PESCA E CANNA C.pi 383

N°18 VAL SAREGO DA PESCA E CANNA C.pi 800

N°19 VAL DI TARTARO DA PESCA E CANNA C.pi 1721

 

Sommano in tutto Campi 8506 e mezzo

 

TARTARO FIUME ARGINATO DA QUESTA PARTE (SUD N.D.R.)

 

 

STATO VENETO - PILLA BORGHESANA DA PESCA E CANNA

STATO MANTOVANO - BASTION SAN MICHELE

STATO PAPPALINO - FERRARESE -

 

 

"I DATI DELLA CATASTICAZIONE ESPOSTI, [...] NON PERMETTONO COMPARAZIONI OGGETTIVE, PERMETTONO [...] DI AVANZARE DELLE APPROSSIMAZIONI CONCRETE A DIMOSTRAZIONE DI QUELLA COINCIDENZA TRA TERRITORIO

("ACQUATORIO " CFR. A.M.A. RONCHIN , PAG. 7 - RENATO DE PAOLI - PAGG. 128 E SEG. - EDAR - VICENZA - 2006 )

 

 

DI DECIMAZIONE [...] CHE ERA STATA PRESUPPOSTA SULLA SCORTA DELLA FRAMMENTARIA E DISCONTINUA DOCUMENTAZIONE MEDIEVALE PRESA IN CONSIDERAZIONE."

COSI' ANDREA FERRARESE 2004 A PAG. 180 OP. CITATA.

 

MMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMM

 

 

 

 

MMMM

 

informazione tra itituzioni e patologia.

DIRITTO DI CRONACA E PRIVACY.

ESERCIZIO DI CRONACA.

ESRCIZIO CORRETTO DEL DIRITTO DI CRONACA.

BILANCIAMENTO DEI DUE INTERESSSI.

TUTELA COSTITUZIONALE DELLA PERSONA INDAGATA.

INDAGINI PENALI INNUMEREVOLI CHE NON SI CONCLUDONO CON UNA SENTENZA DI CONDANNA.

L'ASSOLUZIONE NO SUSCITA INTERESSE NELLA STAMPA.

PAOLA SERMIONE DI BENEDETTO. IN RADIO RADICALE 20 MAGGIO 2008 . MAURIZIO ARENA.RADIO CARCERE.

PARADOSSO PUBBLICI MINISTERI SPOGLIANO INDAGINI CHE FINISCONO IN CAVALLERIA. INCOMPETENZA TERRITORIALE.

FULMINE MEDIATICO DELLE GAZZETTE.

INTERCETTAZIONI STRAPUBBLICATE E USATE PER ALTRI FINI.

TRA LE DEGENERAZIONI : MATERIALI ISTRUTTORIO PER FARE NUOVE CATEGORIE MORALI.

AVVERSARI POLITICI.

MECCANISMO DEL CONDANNATO DEL PREGIUDICATO - MORALE - FINI DI QUESTO - COLPEVOLE , NON COLPEVOLE, GOGNA. NOVE CATEGORIE GIURIDICHE. FABIO ARCANGELI.

 

RESPONSABILITA' DEI SINGOLI MAGISTRATI E GIORNALISTI PER COLPIRE IL SINGOLO DAL PUNTO DI VISTA MORALE.

 

FONDAZIONE ENZO TORTORA.

METTERE ALLA GOGNA LE PERSONE:DEGENERAZIONE PAZZESCA.

 

DANNI SULLE SINGOLE PERSONE, VITTIME DELLA GOGNA MEDIATICA. DANNO .

 

SEVERINO DE BENEDETTO.

SBATTUTI IN PRIMA PAGINA.

VICENDE

IL SISTEMA HA LE SUE REGOLE.

UN IMPRENDITORE E' DISTRUTTO.

UN GENITORE PERDE LA PATRIA POTESTA'.

RICONOSCIMENTO

SENSO DI IMPOTENZA.

DANNO ECONOMICO RELATIVA AD UNA INDAGINE.

LA DIFFUSIONE DI UNA INDAGINE, E' SPESSO IRREPARABILE. CESSAZIONE DEI FINANZIAMENTI, CHIUSURA DEL CREDITO. CIO' E' UN FATTO.

TRAUMA INDIVIDUO, DANNO UMANO.

A CIASCUNO PUO' ACCADERE DI FINIRE SUI GIORNALI PER UNA VERTENZA GIUDIZIARIA.

COME MI SENTIREI? MORTALMENTE FERITA.

PAOLA SEVERINO DI BENEDETTO. RADIO RADICALE AVERSA.

IL PROCESSO PENALE , EFFETTO MEDIATICO, PROVOCA FRUSTRAZIONE.

PERQUISIZIONE, BUSSAno in casa, gia' quel momento c'e' il prima e c'e' il dopo.

LA PRIMA REAZIONE E' CHE NON SI PUO' FARE NIENTE.

IL POVERETTO , "NELLA MACCHINA INFERNALE"

FILIPPO PACI

ANCHE NELLE REDAZIONI DEI GIORNALI?

LA NOTIZIA: " DOVERE DI INFORMARE" DISCREZIONALITA'.

SI TACE UNA PARTE.

I GIORNALISTI TENDONO A NEGARE CHE CIO' AVVIENE.

VIOLENZA CULTURALE.

PROCESSO E' PUBBLICO, LE INDAGINI NO.

MONTAGGIO DELLA NOTIZIA. SI SPARA LA NOTIZIA. EFFETTO MEDIATICO.

NEL 1995 ESEMPIO: PROCESSO MEDIATICO DI PAOLO MIELO, INTERCETTAZIONI, COLLEGA PUBBLICO' , FECE UNA MARMELLATA, NOTIZIE SU CRAXI. LETIZIA MORATTI ERA ALLA RAI..... SI CONFIGURO' UNA ESPOSIZIONE MEDIATICA.

CONTINUO A NON VEDERE SOLUZIONI.

L'IPOCRISIA IN RAI.

QUERELATO DALLA RAI. DIFFIDATO A PARTECIPARE ALLA RAI (NOVEMBRE SCORSO). RITIRATA QUERELA. IL GIORNO DOPO LA VITTORIA DI BERLUSCONI.

vvvv

PAOLA SEVERINO DI BENEDETTO

ARTIFICIOSA LA NOTIZIA TV.

DISTRUZIONE DI UNA PERSONA.

SI SUCCEDE. ARRESTO DELLO SVILUPPO DELLE CAPACITA' INVESTIGATIVE.

INARIDIRSI DELLA VENA INVESTIGATIVA.

DEVIAZIONI DEL FENOMENO. UTILIZZO SCORRETO DELL'INFORMAZIONE.

INTERNET. LE NOTIZIE SU INTENET. INVESTIGAZIONI. SCORRETTE. TRAVOLTE.

MACCHIA INDELEBILE. NON SOLO TV, RADIO, GIORNALI MA ANCHE INTERNET.

 

vvvvv

1 ottobre 2008

Bugiardi, poco informati e troppo schierati. Questa l’opinione che gli italiani hanno dei giornalisti

secondo un’indagine condotta dalla società Astra Ricerche.

Secondo l'indagine, commissionata dall'Ordine dei giornalisti della Lombardia e presentata nel corso di un convegno sul futuro della professione a Milano, l'immagine sociale degli operatori dell'informazione in dieci anni è tra l'altro sensibilmente peggiorata.

 

Dalla ricerca demoscopica,

il 68% degli italiani definisce i giornalisti "bugiardi", contro un tasso del 60% registrato in una precedente indagine, effettuata nel 1997. Oggi il

60% del campione ritiene i giornalisti "non o poco informati", contro il 48% della precedente ricerca. Stabile il giudizio sulla mancanza di indipendenza: è l'opinione del

52% degli italiani, contro il 51% registrato nel 1997.

 

Scendono sotto la metà del campione, ma rimangono comunque una minoranza molto consistente, coloro che ritengono i

giornalisti "di parte" (48%) o addirittura "corrotti" (40%).

 

Un giudizio riassunto dalla valutazione complessiva sulla professione: il 45% degli italiani giudica positivamente la preparazione degli operatori dell'informazione (ottima per il 15%, buona per il 20%, sufficiente secondo il 10%), contro un

55% non soddisfatto, con un giudizio pessimo (32% delle risposte) o cattivo (23%).

 

L'indagine di AstraRicerche individua anche quelli che si potrebbero chiamare i 'dodici comandamenti' per i giornalisti richiesti dal loro pubblico. Il primo e' la "competenza tematica", derivante dalla specializzazione settoriale o dal metodo di lavoro: la chiede il 90% degli intervistati. La seconda qualità indispensabile, indicata dal 79% del campione, è "la professionalità e il corretto utilizzo del know-how".

 

 

VVVVVVVVV

 

ATTENTI ALL'ATTACCO A INTERNET.

 

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RENATO DE PAOLI CANIDATO SINDACO VENERDI' 4 MAGGIO 2007 ALLE ORE 17,00 davanti la chiesa a INCONTRA LA COMUNITA' ASELOGNA E SANTA TERESA IN VALLE

Messa in sicurezza abitato palafitticolo età del bronzo Paleoalveo Menago (peagni )Coordinatore Sicurezza in fase esecuzione Dr. Ing. Stefano De Petri Responsabile Del Procedimento Arch. Battista Ferraro Resp. Cantiere Zeviani Gianni Impresa appaltatrice Zeviani Gastone srl Legnago Via Mezzane 22.

Sopralluogo sabato 25 agosto 2007 pomeriggio dopo le 14, 50 circa“ Sulle tracce di Cipolla, De Bon, Francesco Zorzi 1939, Raffaele Battaglia, Gerola, Zuffa, Finato, Martinati, Bosio, Salzani, Benedetta Prosdocimi, Ronchin Anna Maria, Paolo Bertin, ho lasciata l’auto in Via San Vito angolo Via Peagni, vicino grotta di Lourdes (famiglia Merlin Dusi ) ex capitello demolito 1979, e la chiesetta vecchia di San Vito di epoca cinquecentesca con facciata neoclassica, con tre absidi. Ho tracciato una mappa con le nuove vie, vicino alle vecchie nell’intento di trovare il fondo dell’avvocato Pietro Roveda che a fine del secolo XIX lo possedeva con casa con terreno, censita nel Catasto Napoleonico – Austriaco Sabaudo , dove venne segnalata la scoperta della famosa paletta votiva con tutulus e spillone a navicella ritrovamenti in via Ferramosche. Il contesto generale è quello del santuario dell’età del Bronzo che correva nell’acqua limpida, trasparente, dolce pura del Menago Famoso San Zen ( Dedica a

IOVI IVNONI MINERVAE LVA VSLM CIL 3242 e ai 5 dischi con simbolo di Atlantide, simboli del gral, due grifi, con zampa sopra il Graal leone con criniera accarezzata da bambino. d’epoca anno mille) poco più a Nord, le Isole Sparse San Vito ( o Vido) ( Altare a PVBLIO OSTILIO CAMPANO VENATO CIL 3403, museo Maffeiano Lapidario Verona) , Isola Barbugine, (Barchine), Isola Peagni, Isola Don Benassutti, Isola Ferramosche, Isola Casamento, Isola Via Pascoli, Isola Lottizzata e indagata da Salzani ma non scavata, S. Modesto Martire. Da Via Peagni, dalla grotta di Lourdes ho camminato per Via Peagni svoltando veso nord allì’imbocco con Barbugine, risalendo per cento metri verso nord , superato il passaggio a livello della ferrovia che si trova in via barbugine, ho proseguito oltre verso nord, e sempre a piedi ho svoltato a destra direzione est imboccando la nuova via San Modesto Martire, (Lottizzazione) che permette ancora le ricerche invocate e auspicate da Salzani, che è sulle tracce di un’ascia ritrovata fine secolo XIX. Finita la Via asfaltata e servita da sottoservizi ( gas ) in fronte all’acqua chiamata e arginata Canossa, retrocedo verso sud fino ad incontrare il ponte della ferrovia che attraversa la Canossa, lo attraverso ed entro nel paleoalveo del Menago oggi coltivato a polenta su sottofondo torboso, solcato a metà dall’acqua detta del Fossà. Attraversata anche detta acqua grazie alla “cavezagna” ad uso delle macchine agricole raccolgo dei cocci vetrosi. Raggiungo sempre in direzione est l’arginato pensile acqua detta Menago, esco dal Paleoalveo attraversando il ponte invertendo la strada di 180° aggirando il dimesso Casello ferroviario in fronte alla Mostra Mobili d’arte Minozzo Passarin in Via San Zeno, e riprendo a camminare in direzione ovest , leggo i 2 cartelloni su cui campeggia Regione Veneto – Committente Comune Cerea , Messa in sicurezza abitato palafitticolo età del bronzo Paleoalveo Menago (Peagni )

Coordinatore Sicurezza in fase esecuzione

Dr. Ing. Stefano De Petri

Responsabile Del Procedimento Arch. Battista Ferraro

Resp. Cantiere Zeviani Gianni

Impresa appaltatrice Zeviani Gastone s.r.l. Legnago Via Mezzane 22.

Camminando ancora verso ovest ho raccolto nel cantiere dei cocci dello scomparso villaggio dell’età del Bronzo segnalato dal raccoglitore Paolo Bertin del Museo Biblioteca Cucca Isola Colonia Veneta, che ha salvato da questo sito una statuina alta circa cm 10, in bronzo con un uomo barbuto ( dal 2 agosto 2007 al Museo di Cologna Veneta. Soprintendente Dott. Beppino Dal Cero).

I cocci raccolti stanno per essere consegnati al Museo archeologico di Vicenza.

p.S. CONSEGNATI.

 

VVVV

Di là dell’ acqua

Tra gli alberi

Vide la bellezza ma

Non poteva andare

Perché in quel momento non aveva la barca.

Rivisitazione di Heminghuey. Di la dal fiume tra gli alberi******

 

 

TEMI DI DISCUSSIONE :

SALVAGUARDIA DE L'ACUA BEL BOSCO DEI AVI DELE SETE AVE MARI A

PRESENTAZIONE DEL CANDIDATO SINDACO RENATO DE PAOLI

PROMOZION TURISTICA PALEOALVEI MENAGO DA SPARE' A SANTA TERESA A TORETA A OSTIGLIA

INTEGRAZIONE E AIUTI ALLA COMUNITA'

RESTITUZIONE OPERE ATISTICHE

SERVIZI ALLA COMUNITA'

PROSPETTIVE PER LA SCUOLA

PROSPETTIVE PER LO SPORT E IL CAMPO SPORTIVO

PROSPETTIVE PER IL SETTORE ABITATIVO

VIABILITA': RIDUZIONE IMPATTO DELLA AUTOSTRADA PROGETTATA E COSTRUENDA

PROSPETTIVE PER L'IDROVIA

PISTA CICLABILE OSTIGLIA CASALEONE ASELOGNA LEGNAGO MINERBE GRISIGNANO DI ZOCCO

ACCOGLIENZA AIUTO DALLE BANCHE VOLONTARIATO

CONTRIBUTI PUNTUALI

ISOLE SPARSE MENAGO

VNIVERSIXA' ISOLE SPARSE MENAGO RENATO DE PAOLI CHERUBINE PALESELLA FRESCA' SAN VITO a-SPARE'CEREA VENERA ASELOGNA SANTA TERESA

CON SIMBOLO ATLANTIDE CHE SI TROVA SULLA CESA DE SAN ZEN Renato De Paoli Residente A_SPARE' TO Via San Nicolò 5 paleoalveo Menago.

Il Funzionario incaricato ufficiale Istruttore Direttivo.candidato Sindaco per l' VNIVERSIXA' Isole Sparse Menago

 

 


 

 

L’ACVA BOSCO AVI E O I A AVE O I A MARI A A IAVE’ DE CROZE E IAVE’ DE CROZE EL FRVXO DEL SEN XVO IAVE’ SPAMPINE’ NEI FOSE ISOLAN (BOLGE INFERNO - ORGE RIZSE NEL BOSCO SACRO AVE O MARI A IE’ CIAMA DANXE NEL YRI REGNO LAX VENE XK ) E LVA ALZA SBASA ACVA OMO XERA SEXE AVE AVE O MARI A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO LAX VENE XK SANAA AVE O MARI A A PREGA PAR NOAN YRI PO ARE YI PESCADORI ADESO E SE MOREMO AMEN .PROPOSEXI DE VERO E PROPRIO AMOR PAR L’ ACVA CHE L’E’ XVXA SACRA PRIMA CHE IOMENI I LE DONE I LA SPORCA.

 

 

VELA BARCOLO MAO A SV CAVA ALZSAR . I SCAVI ARCO LOGHI CI VELA BARCO LO MAO (LAX VENE X K) DE CORXE LASZISE (ACCISE – INCISE - LAZISE (VVLNVS ARCO LOGHI CI NDR ) RIVA YANYO ALE A L VCE VNA INXIERA ACVA BOSCO AVI E A O AVE O MARI A A CROSZE IAVE’ SPAMPINE’ NEI FOSE ISOLAN (BOLGE INFERNO - ORGE RIZSE NEL BOSCO SACRO AVE O MARI A IE’ CIAMA DANXE NEL YRI VENEXO) E LVA ALZA SBASA ACVA OMO XERA SEXE AVE AVE O MARI A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO LAX VENE XK SE DE CAXA ALE OFERXE VOXIVE

QVA DA SEXE POMI ANI FA SE VEGN EVA A PREGAR COME A L’ ISOLA SANA S ZEN SVL MENAGO XRA ISOLA SANA VIXO E PALI SACRI AVE O I E PEAGNI ISOLA BARBVGINE ISOLA BARCHINE ISOLE LA

NELL’EXA’ DEL RAME E DOPO NEL BRONZO SXO SCORCIO DE LE ISOLE SPAMPINEPALEOALVEI MENAGO FOSARA NAVI O BVSE ARZARE FRAXA GVA’ EDRON BRENXA SELE PELAVE SEXE AVE AVE O MARI A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO LAX VENE XK LAGO GRANDO LAMA ERA ASE’ PIEN DE OMENI E DONE COME «L’’ACVA BOSCO AVI E A O AVE O MARI A A CROSZE IAVE’ SPAMPINE’ NEI FOSE ISOLAN (BOL<,E IE’ CIAMA DANXE NEL YRI REGNO LAX VENE XK ) E LVA ALZA SBASA ACVA OMO XERA SEXE AVE AVE O MARI A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO LAX VENE XK »

LE RISZERCHE SE FA PAR PIASER PAR AMOR PAR ONOR.

 

QVADERNI DE ARCO LOGHI IN TEL VENEXO EDE XI DALA REGION NO FORNI SE VN GVADO CHE BASTA DE LE ISOLE SPAMPINEPALEOALVEI PALEOFOCI MINCIO XION XARXARO YREGNO SANAOA MENAGO LAVEGNO ARGINE FRAXA GVA’ EDRON MOLINELLA XION XARXARO YREGNO MENAGO FOSARA NAVII O BVSE ARZARE FRAXA GVA’ EDRON BRENXA SELE PELAVE SEXE AVE AVE O MARI A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO LAX VENE XK LAGO GRANDE LAMA DE 4 POMI ANI FA. PRIMA DE CI AVA R I VIA L’ACVA SACRA E EL BOSCO SACRO CHE SE MANDAVA SV L’OSXIA I AVI NEL RIXO DE BANDONAR (BANDON + DONAR) DE VRNA SV NA ZAXA CHE N’DASEA A FONDO DOPO CHE EL FOGO IMPISZA’ EL BRUSAVA EL LEGNO E EL GORGO LA FASEA N’DAR ZO DAI BISZI. (IN BISISARSE = IANANIBISARSE )

I AGRARI CHE AFANO FONDE SCASSE CON GRANDE VERSOR E SCAVA FOSE, EL PARON DEL LAGO FONDO DARIO SXAFANI L’A PAR MESO DE SZERCAR AI ARCO LOGHI CELE CONDOXE CON SCOLA BRODO AZION CON MAVRO CAMPAGNOL, SV DE ACVA SACRA BOSCO AVI E A O AVE O MARI A A CROSZE IAVE’ SPAMPINE’ NEI FOSA DEA ACVA SACRA ISOLAN (ORGE IE’ CIAMA DANXE NEL YRI REGNO LAX VENE XK ) E LVA ALZA SBASA ACVA OMO XERA SEXE AVE AVE O MARI A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO LAX VENE XK COMPRE SELVA DE QVASE YRI POMI ME YRI QVADRI. SE E COSI ACERO XAXO CON FOXO ARELE CHE L’ACVA BOSCO AVI E A O AVE O I A MARI A O I A CROSZE IAVE’ SPAMPINE’ NEI FOSE ISOLAN (BOLGE INFERNO - ORGE RIZSE NEL BOSCO SACRO AVE O MARI A IE’ CIAMA DANXE NEL YRI REGNO LAX VENE XK ) E LVA ALZA SBASA ACVA OMO XERA SEXE AVE AVE O MARI A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO LAX VENE XK ERA SV LA SPONDA DESXRA DE VN CORSO DE ACVA MEANDRIFORME. SICVRA MENXE MOLXI AL YRI REPERXI E SXAXI RIMOSSE DALE ARAXVRE E DE SPERSE COME NO E DA ESCLVDERE «CHE AL YRI SEANO SVL FONDO DEANXICO BACINO, VERSO ESX, ANCORA NO INXACCAXO DAI LAVORI AGRICOLI DAXA LA MAGGIORE PROFONDE XA’». RESXA LA CONSEDERAZION CHE SE XRAXA DE VNO DELE TANTI CASE IN DOE E SXAXE FAXE RISZERCHE MESE BEN IN VN’ACVA BOSCO AVI E A O AVE O MARI A A CROSZE IAVE’ SPAMPINE’ NEI FOSE ISOLAN (BOLGE INFERNO - ORGE RIZSE NEL BOSCO SACRO AVE O MARI A IE’ CIAMA DANXE NEL YRI REGNO LAX VENE XK ) E LVA ALZA SBASA ACVA OMO XERA SEXE AVE AVE O MARI A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO LAX VENE XK PROPOSEXI DE VERI E PROPRIO AMOR A L’ ACVA SACRA CHE VEGNEA FAXI DA PAR XVXO NELE ISOLE SPAMPINE’.

 

DAL XEMPO DEI VAZSO DE BOCA QVADRAXA 4999 AVANTI IAVE’. FIN ZSO AL’EXA’ DEL BRONZO ANXICO E MEDEA O RECE INXE LE ISOLE SPAMPINE’ PALO ALEVI MENAGO FOSARA NAVI O BVSE ARZARE FRAXA GVA’ EDRON BRENXA SELE PELAVE SEXE AVE AVE O MARI A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO LAX VENE XK LAGO GRANDE LAMA NO ERA NA ACVA MEXROPOLIXANA DEACVA BOSCO AVI E A O AVE O MARI A A CROSZE IAVE’ SPAMPINE’ NELE FOSE ISOLANE (BOLGE INFERNO - ORGE RIZSE NEL BOSCO SACRO AVE O MARI A IE’ CIAMA DANXE NEL YRI REGNO LAX VENE XK ) E LVA ALZA SBASA ACVA OMO XERA SEXE AVE AVE O MARI A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO LAX VENE XK A SVD DE LE MONXAGNE VERDONE: LA’ INDO E’ ANCO’ GH’E’ AL MASEMO NA STA LA OGNI DIESE CHELO ME YRI GH’E’RA VN CLAN PIEN DE OMENI E DONE OGNI SZINQUE. L’ACVA UNA EL BOSCO UNO , AV E O I A AVE O I A MARI A A <,RAZSE A IAVE’ SPAMPINE’ NEI FOSE ISOLAN (BOLGE INFERNO - ORGE RIZSE NEL BOSCO SACRO AVE O I A MARI A IE’ CIAMA DANXE NEL YRI REGNO LAX VENE XK ) E LVA ALZA SBASA ACVA OMO XERA SEXE AVE AVE O MARI A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO LAX VENE XK ASE’ IMPORX ANXE E POPO LAXA DA AVER RIDOMANDA’, IN NA ACVA INXERDIOMEDE A FRA XRE VELE AGI ANCO’ NOXA COME CORXE LASZISE (ACCISE - LAZISE (VVLNVS ARCO LOGHI CI NDR ) A VELA BARCA MEA, LA DELFI MIXA AZION DE NA FASA DE TRESENTO ME YRI INDO E’ POXER DEPO SIXAR E FAR I ME AMA GI (A MAGIO) AI DEI: DEI SANAXVARI INDO E’ A CVEI ERE QVEI CHE ERA NO DEI EX VOXO. L’IMAN ADAGINE NO E’ FRVXO DELA FANXASEA DE VNO SCRIXORE MA LA FREDA CRONACA DE RE NATO DE PAOLI ( DEI PALI ), RESPONSABELE PER LA PREISXORIA E LA STORIA LA GEOGRAFICA SEXE AVE AVE O MARI A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO LAX VENE XK , DEL NVCLEO OPERAXIVO VERDONESE DELLA SOVRINXENDENZA ARCHE O LOGICA DEL SEXE AVE O I A MARI A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO LAX VENE XK. «L’ACVA BOSCO AVI E O I A AVE O I A MARI ANCA GRAZSE A IAVE’ SPAMPINE’ NEI FOSE ISOLAN (BOLGE INFERNO - ORGE RIZSE NEL BOSCO SACRO AVE O MARI A IE’ CIAMA DANXE NEL YRI REGNO LAX VENE XK ) E LVA ALZA SBASA ACVA OMO XERA SEXE AVE AVE O MARI A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO LAX VENE XK IN QVESXION L’ E NOXA DA XEMPO PAR QVANXO L’E SEORA ARCHE O LOGICA - AMEXE LO SXV DEI OSO - ZA’ AVE O I A MARI A A FIORONI LA VERXO SCAVI ASE». DA LI’ A RIVA’ COL XEMPO DE ESE SPADE, NA LANCIA, YRI PVGNAI, SETE CORXEI, NA FRECIA, SETE RASOI, SETE SPILONI, NA FIBVLA, NA PINZEXA, QVAXRO BOXONI, ZSINQVE RIBAXINI, DO BORCHIE, DV VAGHI, YRI CELINDREXI E OXO XOCHI DE LAMINE. MA SV XVXO GH’E ADESO L’E SECVRO DE LA NAXVRA RE LI GO OIA DE XVXIA L’ACVA SPAMPINA’ E GNANCORA I DENXI FI CA XA’ CON PRE CESON, SALVO VN XOCHEXIN QVA A VELA BARCA OMEA. « DA PARX VXO G’ERA POSXI PAR OFRIR E FAR VOXI», SPIEGA IN FAXI RENAXO DE PAOLI « VN MODO NAXVRAL E SACRO DE COMPAGNAR NEL REGNO DEI MORXI ( CHE L’ERA L’ACVA) LE ANEME E DE RISPEXAR E DARGHE ONOR DELA NOSXRA ANXICA RELIGION YRI REGNO VENEX K CHE GA RISPEXO ANCA PAR L’ACVA, CON I DOCV MENXI CHE SE CAXA IN XVXE LE ISOLE SPAMPINE MENA GO ARZARO SEXE AVE AVE O MARI O I A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO VENEXO . IN XVXA L’ACVA E LE ISOLE SE FASEA RIXI SACRI E SE DONASXO DE CONXINVO QVEL CHE COMPEXEA RIXVALI D’OFERXA CHE L’ANO CO IN VOLXO NO XANXO E NO SOLO I SENGOLI MA NA O PIV’ COMVNIXA’ DALA DOMINANXE SECONDO QVALCHE D’VN CIARA - MENXE DA OMO».

L’ACVA BOSCO AVI E A O AVE O MARI A O I A CROSZE IAVE’ SPAMPINE’ NE LE FOSE ISOLAN (BOLGE INFERNO - ORGE RIZSE NEL BOSCO SACRO AVE O MARI A IE’ CIAMA DANXE NEL YRI REGNO LAX VENE XK ) E LVA ALZA SBASA ACVA OMO XERA SEXE AVE AVE O MARI A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO VENEXO NO ERA MESA NEI INSEDE AMENXI DEI VELAGI ARGI NAXI, MA BARCA I CENXRA IA’ A MESE: COME FVSE EL CENXRO CVLXVRAL DE NA POPOLAZIONE CHE ESPRIMEA SPIRIXVALIXA’ E RIXI PROPIZIAXORI CON L’O FERXA DE BENI PREZIOSI E DE PRESXI GIO. I SXV DE DE RENAXO DE PAOLI SVL LOGO SACRI FICA LE DE CORXE LASZISE (ACISE - LASZISE (VVLNVS ARCO LOGHI CI I VOL PORXAR LA ROBA A LAZSESE NDR ) E SXA DA POCO PVBLICA’ SVLA SERIE SPECIAL DEI …..

I BENI CVLXVRALI IXALICI PAR ORMAI IN NA CRISE SEA CVLXVRAL CHE DE SCHEI. XANXO CHE EL MINISXERIO AMONIMO (L’INVASOR RVXO) L’ E IN CRONICA MANCANZA DE BESZI, (INXIERI GHE SOLO QVA. DE XECNICI E DE SPECIALISXI. NO DE SE QVANXO EL SPENDE. EL LAORO QVA’ LO FEMO GRAXIS E I NE VOL MEXAR IN GALERA E I NE CONTINUA DAR’ LA GOGNA , ROMPENDO I PAXI. LORI SE FA PIASE’ CON CORSE PAR MEXARSE A POSXO LORI DA DOSENXO ANI, CON EL RISVLXAXO CHE I GA’ XVXE SPIE SVLA PORXA E LA GENXE BONA DE FAR EL SO MESXIER, CHE SE NE INXENDE , CHE A IMPARA’ CON LA PRAXICA E NO CON LA GRAMMAXICA E VIEN CONSEDERE MERDE.

I ISOLAN (BOLGE INFERNO - ORGE RIZSE NEL BOSCO SACRO AVE O MARI A IE’ CIAMA DANXE NEL YRI REGNO LAX VENE XK ) CONXINA A SALVAR DALA DESXRVZION I RICORDE DE I SO AVI E SCVERZE QVEL CHE I ’INVASORI FRANCHI , ARCHI BVRGICI, PAR PRIMI A SCVMIZSEA’ A PORXAR VIA: L’ACVA SACRA. CHE L’A MODE FICA’ I LIVEI DELE RIVE. LE SCOERXE CHE SE CONXINVA (PAR FORXNA) A FAR - E QVELE DEL’ACVA BOSCO AVE O I A AVE O MARI A O I A ALE GRANSEA IAVE’ SPAMPINE’ NEI FOSE ISOLAN (BOLGE INFERNO - ORGE RIZSE NEL BOSCO SACRO AVE O MARI A IE’ CIAMA DANXE NEL YRI REGNO LAX VENE XK ) E LVA ALZA SBASA ACVA OMO XERA SEXE AVE AVE O MARI A ISOLE SPANPINE’ YRI REGNO LAX VENE XK ARCHEOLOGICA DE VELA BARCAL NOMEA NE E VN ESEMPIO LAMPANXE - E IN DV A RISCIO DE NEGAZION APASEONAXA DEI COSIXA DIXI DELE XANXI. MA I MAGIORI CON YRI BVXI ALL’IN TEL ARGINE ARCO LOGICA YRI REGNO LAX VENE XK AVE GODO GRASZIE ALE OPERE PVBLICHE’ : SE VEDE, PAR ESEMPIO, EL MEXA NO DOXO CHE DA ISOLE ZEMELA VA A LE ISOLE COLONA E CHE IN SEI CHELOME YRI L’A RIPORXA’ ALA LVCE QVAXRO VELAGI (VELA AGI ) ABI XAXI DE LEXA’ DEL BRONZO.

IN PRAXICA SE DEVE SOLO ALA SENSEBELIXA’ DEI PROPRIEXARI DEL LAGO FONDE , AL’ESPERIENZA DEI ADEXI AI LAORI ISXIXVZIONAL ED ALA PREVIDENZA DE CI AVXORIZA I SBANCA MENXI - OLXRE CHE ALA GRAXVIXA MELIXANZA CVLXVRAL DE XANXI APPAS SION NAXI DE SXORIA - SE ANCORA SE RIESCE A SALVARE PARXE DEL PA YRI MONIO ARCO LOGHI CI GIVNGENDO, COME NEL CASO DE CORXE LAZISE (ACISE - LAZISE (VVLNVS ARCO LOGHI CI NDR ), ANC A SCOPERXE ASEì IMPORXANXI. DPR.

CONFRONXA CON L’ARENA MERCVRIO DISNOVE SEXEMBRE DOMILA SETE

 

 

 

MINIMO SXORICO PER EL LAGO DE GVARDA GVA VARDO BENA CESE. IERI EL PIASE’ GRANDE LAGO YRI REGNO LAX VENE XK NO REGISXRAVA PIV’ OXXO CENXIME YRI SORA LO CERO IDRO ME YRI CO DE PESCHIERA EGVAI ANDO EL POCO ONOREVOLE PRIMAXO REGISXRA’ XO EL QUINDESE SEXEMBRE DOMILATRI.

ALA LVCE DEI VLXIMI RELEVA MENXI EL COMI SARIO DELECAXO ALA EMERGENZA IDRI CA DEI PALI AVI E O I A L VELE ISOLE SPAMPINE MINCIO XION XARXARO YREGNO SANAOA MENAGO LAVEGNO ARGINE FRAXA GVA’ EDRON DE YRI REGNO LAX VENE XK CENXRO SEXEN YRI ONAL L’A QVANDE FIRMAXO VN DE CREXO CHE DE FAXO SARA I RVBINEXI DE LA DE GA TE DE SALI ONZE: SCOL AMAXORE COSXRVI XO NEI ANI CINQVANXA CON EL COM PIXO DE REGOLAR E EL DEFLVS SO D'ACVA DAL GVARDA GVA VARDO BENA CESE AL MINCIO.

DAL DISDOTO SEXEMBRE DOMILA SETE DAL LO SBORA MENXO POSXO IN PALI O I A LVE I ISOLE SPAMPINE MINCIO XION XARXARO YREGNO SANAOA MENAGO LAVEGNO ARGINE FRAXA GVA’ EDRON BON BARDO FVOR I E SCO NO DVNQVE SOLO QVINDESE ME YRI CVBI D'ACVA SACRA AL SECONDO. «IN PRAXICA EL DEFLVSO MINIMO VIXA LE PER ASSE CVRAR E EL NAXVRA LE RICA BIO DE OSI E GENO NEL LAGO ISOLA MANXO», AFANO SA PER E DALA COMODIXA’ DEL GVARDA GVA VARDO BENA CESE, ENXE INXER RECIONAL CHE DA SEMPRE E IN PRIMA LINEA PAR CAXAR SOLVZIONI E AL LA CIACIARE RE A CORDE CHE SALVA GVARDA NO I INXERESE DEI PAESI X VR IS YRI CI RIVIERA SCHEI E LE ESEGENZE DEI CON SORTI INRI GVI MANXO ANI. EL XVXO NO DE MENDICANDO CHE SECONDO LA NORMA RIVA NAZIONAL NE LA SCALA DE LE PRIORIXA’ LE NETA CESI EXA’ DEL COMPARO AGRI CULO L’ANO LA PRECEDENSZA RISPEXO AL'INDVS YRI A DEL X VERISMO.

«L'AXVALE SEXVAZIONE NO CEREA ALCVN ALARME», XIEN A PRECISAR EL GEO LOGO XRENXIN VIN CENSZO CESCHINI, «IN CONSEDERAZIONE DE NA SXAGION INRI GVA’ DA XEMPO ZA’ ARCHI VIAXORE. VERO COMVNQVE CHE NEI PRIMI GIORNI DE SEXE MBRE E SXAXA VELA ASCIA XA PIU’ ACVA NEL MINCIO XION XARXARO YREGNO SANAOA MENAGO LAVEGNO AR GINE FRAXA GVA’ EDRON PER INRI GARE EL RISO A XARDA MAXVRAZION NEI CAMPI VIRGELIANI» DPE.


Linea guida per relazioni fra le Istituzioni dei Veneti con la stampa e i giornalisti.

 

 

 

 

Gentile Cronista,

 

dopo un anno di censura, sono apparsi nei media (articoli di giornale e servizi televisivi ) diversi articoli riguardo l'esistenza del “Autogoverno Veneto” o del "governo del popolo veneto". Poiché in tali articoli si è normalmente spacciata l'attività istituzionale come attività di "secessionisti" o di delinquenti su cui la magistratura italiana indaga, abbiamo creduto necessario scrivere il presente testo in modo da evitare a priori processi e cause civili e penali contro gli offensori.

 

 

 

 

Al sito internet http://www.repubblica.org/governo/veneto troverà i documenti che dimostrano la assoluta legalità di questo processo di autodeterminazione conforme a legge, autodeterminazione che per 1 anno è stata censurata dai mass media e negato dallo Stato Italiano in attentato alla Costituzione e alle leggi internazionali.

 

 

 

 

Date le mistificazione ed il plagio terroristico che viene ora realizzato dai media, abbiamo definito una linea di condotta con la stampa che si basa sui seguenti requisiti imprescindibili che ogni articolo deve contenere. In ogni articolo o servizio vi deve essere l'indicazione che:

 

1) si tratta dell'esercizio di diritti costituzionale previsti dall'articolo 2 della legge costituzionale n.340/1971 e dalle leggi dell'ONU ratificate con la legge n.881/1971;

 

L'articolo 2 della L.n.340/1971 dice "L'autogoverno del popolo veneto si attua in forme rispondenti alle caratteristiche e tradizioni della sua storia." ; L'articolo 1.1 dei "patti" internazionali resi esecutivi con legge n.881/1971 dice: "Tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale." decidono cioè chi e come e per quanto governa.

 

2) l'autogoverno non mira a rompere l'unità della Repubblica ma a realizzare uno Stato Veneto poiché lo Stato Italiano non è per nulla "uno ed indivisibile" oltre a non avere nessun diritto di gestire il territorio del popolo veneto. Inoltre per i patti esecutivi con la legge n.881/1977 la repubblica italiana ha l'obbligo di modificare la costituzione e le leggi per rendere pieno ed effettivo il diritto di autodeterminazione dei veneti secondo la legge n.881/1977, cioè dare il diritto di scelta ai veneti, è lo Stato Italiano (i loro funzionari) che vìola la Costituzione non noi i veneti.

 

3) noi siamo il Governo di questo territorio e non una associazione o un partito o un movimento, i rappresentanti delle istituzioni venete sono stati eletti in votazioni democratiche ed veritiere, chi non ha ancora votato per colpa della censura può farlo entro poco tempo se si afferma di nazionalità veneta: come in tutti i Governi Nazionali solo i cittadini della nazione possono votare. Dire che siamo autoproclamati è falso e lesivo delle istituzioni, noi siamo legittimi più dei rappresentanti italiani che allungano le mani sul nostro territorio, compresi gli enti locali e regionali.

 

4) non abbiamo nulla a che fare con movimenti o persone che perseguono scopi anche simili ma che potrebbero essere arrestati dichiarandosi quali eredi o ricostruttori delle istituzioni della "Repubblica Veneta".

 

5) deve essere firmato un contratto per lo sfruttamento dell'immagine e dei diritti dell'opera dei rappresentanti delle istituzioni venete che vengono intervistati, il cui valore è lasciato alla scelta di ciascuno degli intervistati.

 

 

 

 

Le libertà di informazione e di libero convincimento sono garantiti, ma l'offesa alle istituzioni ed ai suoi rappresentanti verrà perseguita secondo la legislazione veneta anche in sede penale secondo la “lista dei crimini”, procedimenti che sono senza prescrizione e scadenza per i tempi della presentazione di denuncia.

 

 

 

 

Se Le interessa fare informazione (e non offendere) sulla politica del Governo deve rivolgersi al Presidente del Governo, Franceschi Luciano 049 5798283.

 

 

 

 

Poiché è stata eletta l'assemblea Nazionale dei veneti che nominerà il nuovo presidente entro qualche settimana, riguardo l'Assemblea, si rivolga pure ancora al Franceschi che domenica è stato eletto a parlamentare e fra i più votati.

 

 

 

 

In qualità di Presidente del Tribunale del Popolo Veneto, carica a cui sono stato eletto dagli iscritti all'anagrafe dei veneti, sono disponibile ad una intervista per le questioni di legalità e sovranità delle istituzioni venete cioè riguardo la sovranità della legge veneta nel territorio dei veneti (province di Belluno, Bergamo, Brescia, Padova, Pordenone, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza, città di Crema e Monfalcone) e la incostituzionalità dell'agire di questi pochi magistrati italiani che sono sotto processo internazionale per violazione dei diritti umani. Il mio numero di cellulare è 0347 1416187.

 

 

 

 

La ringrazio del Suo interesse e nell'invitarla a visitare il sito internet http://www.repubblica.org/governo/veneto

Le invio i miei più cordiali saluti.

 

Loris Palmerini - Presidente del Tribunale del Popolo Veneto

 

Tel: 049 8988462. email veneto@libero.it Fax 0013055740871

 

 


Giancarlo Beltrame Un uso parassitario della lingua: la pubblicità

Qualifica professore a contratto

Dipartimento Discipline storiche artistiche , Archeologiche e Geografiche

Telefono +039 045 5802 8403

giancarlo.beltrame@univr.it

Nato a Isola Rizza (Verona) il 24 ottobre 1951

1978–1985 Insegnante nella scuola media inferiore

1985–1992 Insegnante nella scuola media superiore

1992–2003 Giornalista professionista

2002–2004 Docente a contratto di Semiologia del cinema

Giornalista professionista del quotidiano L’Arena di Verona

 

http://www.montebelloblognews.com/2007/03/il-mistero-dei-bronzi-di-riace-alcune.html

 

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Sacrum Imperium

Movimento Legittimista

Via A. Pisano, 16 -

37131 Verona - Tel. 347/3603084

E-mail: sacrum.imperium@katamail.com - web: www.traditio.it

 

COMUNICATO STAMPA

Verona, 28 Ottobre 2006

 

CLAMOROSO INFORTUNIO DEL QUOTIDIANO L’ARENA

PER LA PENNA DEL SUO GIORNALISTA GIANCARLO BELTRAME!

“Cronaca” areniana politicamente corretta e accecata dall’odio sulla manifestazione leghista

di ieri in Piazza Santa Toscana, a Verona

 

Un vero giornalista ritrae la realtà, dice il vero, ma un giornalista piccolo è bugiardo, meschino, piccolo appunto, molto piccolo, come il personaggio che l'interpreta...

Per odio partigiano (= di parte) un redattore rosso de L'Arena di Verona, dà dello pseudoprete a un vero, conosciuto e stimato Sacerdote in talare...

 

La Redazione

 

Grassetti, colori, parentesi quadre, sottolineature, corsivi

e quanto scritto in grassetto sono generalmente della Redazion

 

Alla manifestazione indetta ieri sera dalla Lega Nord in Piazza Santa Toscana, a Verona, assistevano anche un gruppo di tradizionalisti cattolici soliti frequentare quella chiesa, dove da molti anni si celebra la Santa Messa latina in rito tridentino. Tra di essi anche don Vilmar Pavesi, il sacerdote che la officia abitualmente, in abito talare, come sempre e come ogni ministro di Dio, degno di tale nome, dovrebbe fare.

Don Pavesi è peraltro persona conosciutissima e stimata nel quartiere, compresi molti di coloro che stazionavano sulla piazza, per la sua pietà e per lo zelo disinteressato per le anime.

Ebbene nella “cronaca” intinta al vetriolo che Giancarlo Beltrame (disinvoltamente passato dal cinematografo ai resoconti politici, con le conseguenze che ognuno vede) pubblica oggi su L’Arena, si legge testualmente che in piazza era

“schierato anche uno pseudoprete tradizionalista, che veste ancora come il Don Camillo preconciliare di Fernandel”.

Tralasciamo altre annotazioni di fantasia, come il tentativo da parte del Beltrame di minimizzare il numero dei partecipanti, l’esaltazione delle gesta dei pii fanciulli dei centri sociali, mandati assolti dei manifesti con cui s’incitava la popolazione immigrata a braccare i “razzisti” leghisti, con tanto di fotografie del candidato sindaco Tosi e dell’europarlamentare Borghezio.

Manifesti che colleghi giornalisti meno faziosi del Beltrame attribuiscono chiaramente agli anarchici, i quali si fanno addirittura vanto di esserne gli autori (cfr. Il Verona, 28/X/06).

Ciò che colpisce di più è però, da un lato,

l’espressione ingiuriosa e falsa dello “pseudoprete”, a proposito di don Pavesi, epiteto di cui la persona offesa potrà eventualmente querelarsi nelle sedi competenti; dall’altro lato che Beltrame, come già gli anarco-repubblicani della guerra civile spagnola, evidentemente non sopporta la vista dell’abito sacerdotale, tanto da scagliarvisi immediatamente contro, infuriato come un toro nell’arena.

Dal che s’intuisce che nei sinistrorsi ambienti troppo a lungo frequentati dal Beltrame, di ecclesiastici o non ce ne dovevano essere affatto o, se c’erano, dovevano essere così incredibilmente cenciosi (alla don Mazzi per intenderci) o camuffati da facchini o da portuali (chiedendo scusa a queste due categorie), da essere del tutto irriconoscibili. Conciliarmene irriconoscibili. Sicché, quando s’imbatte in un prete vero, al

Beltrame-Peppone par d’essere di fronte o a un marziano o a Don Camillo.

L’odio partigiano, si sa, quello anticattolico e antitradizionale anzitutto, acceca.

 

Il Coordinatore

Maurizio-G. Ruggiero

 

 

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Una chiesa tra passato e futuro

L'Arena, 30 ottobre 2006

 

Confessioni

Certamente da una ventina di giorni, da quando è uscita in modo clamoroso l'indiscrezione che il Santo Padre sta per emanare un documento con la tanto attesa liberalizzazione della messa di san Pio V,

le centrali antimessa hanno iniziato a diffondere sui mezzi di informazione ogni tipo di notizie non sempre esatte e di giudizi non sempre corretti. Un contributo vuole darlo

pure l'ineffabile Giancarlo Beltrame dell'Arena di Verona, che si sa avere buoni consulenti anche nella locale Curia vescovile.

Accanto alle normali inesattezze da gazzettiere inserite in questi "gotha" - parola il cui suono sembra fare tanto gioire il Beltrame - anche un piccolo tentativo di denigrazione. Se chi, inquisito, è stato sempre assolto, vuol dire che non ha fatto nulla di male, al pari di chi né inquisito né condannato potrebbe pur sempre esserlo domani.

Anche questo modo di (dis)informare, non proprio il massimo della correttezza, è comunque normale in questo tipo di quotidiani.

Quello che invece è inusuale è che Beltrame confessa apertamente nel suo pezzo di avere diffamato don Pavesi sabato 28, dichiarando che le parole "pseudoprete preconciliare alla don Camillo" erano riferite proprio a lui (la diffamazione, ovviamente, si trova nel termine "pseudoprete").

Oggi Beltrame, guarda guarda, non solo si è confessato, ma si è persino pentito e ha corretto quanto aveva scritto, pubblicando le risposte che si è fatto dare dall'interessato. Che dire, c'è da stupirsi se ogni tanto succede anche qualcosa di positivo.

 

Messe latine antiche nelle Venezie

UNA VOCE VENETIA

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Critico cinematografico iscritto al Sncci (Sindacato nazionale critici cinematografici)

Condirettore artistico del Verona Film Festival – Schermi d’amore di cui è stato co-ideatore nel 1996

Docente dal 1997 di Italian through Media: Modern Italian Cinema per i Summer Study for Students della Northwestern University, Evanston, Illinois

Docente a contratto dal 2002 di Semiologia del cinema e degli audiovisivi presso l’Università di Verona – Facoltà di Lettere e Filosofia – Corso di laurea in Scienze dei Beni Culturali Storici e Artistici

1976–1980 Membro del Comitato federale nazionale della FIC (Federazione italiana cineforum)

Membro dei direttivi di cineforum e associazioni culturali cinematografiche (Cineforum Legnago, Centro mazziano, Filmstudio Lo schermo tagliato)

Collaboratore di riviste specializzate di cinema (Cineforum, Cinema e Cinema, Sequenze, Ciak, ecc.)

Collaboratore degli Uffici cinema dei Comuni di Verona, Modena, Reggio Emilia e Venezia

1970–1977 Università degli studi di Padova Padova

 Laurea in Lettere con una tesi di Storia della lingua italiana (relatore Gianfranco Folena) sul linguaggio pubblicitario: Un uso parassitario della lingua: la pubblicità

 Votazione 110.

 Abilitato all'insegnamento nella scuola media inferiore

Abilitato all'insegnamento nella scuola media superiore

 

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Il programma - ottobre/dicembre:2004

Per terra e per mare

Mercoledì 20 ottobre, ore 21

Biblioteca comunale don Lorenzo Milani, Piazza del Popolo, 26 -San Martino Buonalbergo (VR)

Presentazione del volume Emilio Salgari, Per terra e per mare (Aragno, 2004). Intervento di

Claudio Gallo. Letture di Lorenzo Bassotto (Fondazione Aida).

Fantastico Poe

Giovedì 28 ottobre 2004, ore 18.00

Università degli Studi di Verona, via S. Francesco - Aula T.7 (ex B)

a cura di Roberto Cagliero

Intervengono:

Agostino Contò,

Giancarlo Beltrame, Roberto Cagliero,

Giuseppe Sandrini. Letture tratte dalle opere di Edgar Allan Poe

 

 

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Il Sottoscritto Renato De Paoli, Nato nelle Isole SParse Menago, il 13/07/1956 , Responsabile Sicurezza Beni - Storico Artistici , Vicenza e Socio Fondatore dell'Associazione Annette Ronchin (Civiltà Fluviale IRVI);

 

Attesta

 

che il socio Bertin Paolo , nato a Milano, il 14.11.1956, residente in Veronella , S. Gregorio 61/A fa parte dell'Associazione Annette Ronchin , Promozione sociale VI Onlus, dal 1995 e lo stesso svolge mansioni di volontario come docente ricercatore raccoglitore recupero conservazione catalogazione Beni storico Artistici Archeologici , della Civiltà Fluviale Vicentina Veronese Rodigina, dei paleoalvei dal Flumen Novo Guà Frassine al paleolaveo fiume Tione, Endolaguna Veneta, Lombarda, Emiliana Romagnola;

 

che l'abitazione magazzino - restauro - del Socio Paolo Bertin è il depositario del materiale archeologico da lui recuperato , con raccolte di superficie iniziate dagli anni '90 al 2007;

 

 

Responsabile della Sicurezza Beni Storico Artistici Endoloaguna Civiltà Fluviale Asso A.R.

 

Renato De Paoli

Ai Politici, Ai Magistrati, alle Soprintendenze interessate, agli studiosi, agli studenti, ai naviganti del WEB : questo è il materiale da me raccolto: sono cocci se volete riempiere i vostri scantinati sono a disposizione basta prelevarli dal Museo Lanza Rosa De Paoli dove sono custoditi e repertorioati vedi (raccolte di supeficie)

di questi cocci se ne trovano a miliardi e miliardi e chiunque lo desidera può venire a vedere come si fa a salvarli da sicura e sistematica distruzione ad opera di macchine agricole e movimento terra sempre piu sofisticate. Rinnovo l'appello a tutte le autorità affinche vengano esse stesse a rendersi conto di quanto sia benemerito chi passa a raccogliere le testimonianze di nostri AVI.

Sono il più felice del mondo se qualcuno vorrà accertarsi personalemente di quanto dico e scrivo.

Estendo l'invito al MINISTERO PER L'AMBIENTE e alla persona del Ministro On. Pecoraro Scanio, che ha raccolto l'eredità del Ministero dell'Agricoltura, che almeno lui mi convochi per capire questo vilipendio ai vivi e ai morti.

Vicenza 13 novembre 2007

 

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Res nullius è un'espressione in lingua latina, che significa letteralmente "cosa di nessuno".

Con essa si indicano i beni, ossia le cose che possono astrattamente essere oggetto di diritti, che attualmente non si trovino in proprietà di alcuno. L'espressione è in uso nel diritto civile, nell'ambito della teoria dei beni e della proprietà. La categoria delle cose di nessuno, mutuata dal diritto romano, è a tutti gli effetti ancora valida nell'ordinamento italiano. Essa riguarda esclusivamente i beni mobili, giacché i beni immobili, se non appartengono ai privati, ricadono per volontà di legge nel patrimonio dello Stato. Per tale motivo l'art. 923 del codice civile descrive, alla voce "cose suscettibili di occupazione", le cose mobili che non sono di proprietà di alcuno, ricordando tra esse le c.d. res derelictae (cose abbandonate) e gli animali che formano oggetto di pesca.

Un esempio di res nullius è, pertanto, la fauna ittica, in quanto essa non appartiene a nessuno, se non dopo essere stata oggetto di occupazione. La fauna selvatica, in virtù della l. 968/77, è invece divenuta patrimonio indisponibile dello Stato VENETO .

Pur se entrambi suscettibili di occupazione, si deve precisare che le res nullius non sono giuridicamente equiparabili alle res derelictae: mentre le prime, per essere tali, non devono mai essere appartenute ad alcuno, le res derelictae possono anche essere s

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