TRACE LETERE ARTE
ISOLE SPAMPINE' REPVBLICA VENEXA DA MAR
SETE AVE MARI A DRENTO I LIDI DEL BOSCO SACRO ISOLE VENEXIA PALO AVI (ENDOLAGUNA)
Civilta' acua aleata - Insubria - PATRIARCATO DE AQUILEIA -- Isole Sparse - Spampine' - Risaia santa casa pietà a Sparè - Fond. Museo Biblioteca Scrittrice Rosa Lanza Ferrarini Bertelè ved De Paoli Museo Biblioteca Paolo Bertin Via Bruso S. Gregorio (Cucà) Veronella Tel fax 0444 323071 http://depaoli.pbwiki.com www.artedepaolironchin.org
www.vicenzafoto.it e.mail depaolirenato@gmail.com casella postale 189 , 36100 Vicenza Centrale Italia C.F. 95035170240 PIVA 013186340240 - CCIIAA VICENZA EDAR 26 09 1996 IRAEA 228975 15 o6 1994 codice PROT 0700040595 12/18 ISTITUTO REGIONALE ISOLE SPARSE PALEOALVEI TION TARTARO MENAGO ARGINE ALPON GUA' EDRON "CIVILTA' ACUA" RICERCA SCIENTIFICA STORICA ARCHEOLOGICA DEMOETNOANTROPOLOGICA - in convenzione con Associazioni, Comuni, Regione, Stati.
c/o Asso. A.R. - Direttore Responsabile Renato De Paoli
© Re nato da sparè to Vicenza poeta scritor zercador Veneto spaerso isole paleoalvei Timavo Isonzo Stella Livenza Piave Brenta Bacchiglion Retron, Dugal, Tregnon, Menago, Sanoa, Piganzo, Lavegno , Tion , Tron, Molinella, Tre ven zo, Core zo, Mincio CESE, OIO, ADA, Secia, Panaro, RENO, Po Tartaro Adige Alpon Guà Frassine Bisato Naviglio 2005-04-23
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SCHIZA SU STO STRAMBORO PAR CATAR ALTRE PAGINE
in collaborazione con il corriere della sera
MAPPA DI ASPARETTO in collaborazione con comuni d'Italia
ISOLE SPARSE MENAGO ASPARETTO SPARE' ASPARE'
VICINO AL CUORE DELL'ORIGINALE MOBILE D'ARTE: ASPARETTO
Il Liuto
Ricerca dedicata a Emma Sherazad e al Suo Grande Maestro
Torino - il progetto "Suonatore di Liuto del Caravaggio ed il suo profumo " dedicato all'opera dell'artista italiano all'Ermitage di San Pietroburgo.
Il tutto è nato all'interno del progetto "Caravaggio il profumo del Suonatore di Liuto", finanziato dalla Regione Piemonte e dal Consolato d'Italia a San Pietroburgo.
"L'ermitage - afferamno da fonti ufficiali - è il più grande Museo del mondo dove i visitatori possono sperimentare la multisensorialità. Di fronte al dipinto cinquecentesco 'Il Suonatore di Liuto' del Caravaggio, che rappresenta un musicista che intona un madrigale pizzicando le corde del liuto accanto ad una caraffa di fiori e ad una composizione di frutta, è posta una sequenza di 9 cilindri contenenti altrettanti gel profumati: sei note fiorite, ispirate alla composizione del vaso e tre fruttate; un decimo punto olfattivo accoglie la fragranza finale: Caravaggio ".
Nella sala della Maiolica dell'Ermitage di San Pietroburgo brochure in edizione trilingue , italiano, russo ed inglese, dove sono raccolti due saggi su Caravaggio di Maurizio Marini, uno sulla storia del dipinto e l'altro è una guida alla composizione del bouquet ed ai significati simbolici delle essenze curata da Laura Tonatto e Alessandra Marini. La prima, infatti, ha creato il suo profumo con la collaborazione della storica dell'arte Alessandra Marini.
L'iniziativa è stat presentata dal vicepresidente della Regione Piemonte, Gianluca Susta, dal Console Generale d'Italia a San Pietroburgo, Marco Ricci, dal Direttore dell'Istituto di Cultura Italiana a San Pietroburgo, Franco Bigazzi.
Il Liuto
Anch’esso è uno strumento di origine araba-orientale come la chitarra: giunse in Europa al seguito delle Crociate ed ebbe larghissima diffusione. Ebbe 6 corde (cinque doppie ed una la sesta, la più acuta, singola) ed una cassa di risonanza piriforme. La sua musica è caduta quasi in disuso ma viene ugualmente studiata per eseguire i numerosi brani di matrice popolare.
Si ha prova dell'esistenza di strumenti musicali del genere dei liuti sin dall'antico Egitto. Il liuto, come lo si conosce oggi (cassa armonica convessa a forma di pera costruita con doghe incollate) appare presumibilmente intorno al IX secolo in Arabia. Anzi è proprio il nome a tradirne l'origine: il termine "liuto" deriva infatti, attraverso varie forme ("lauto", "leuto"...) dall'arabo al'ud.
Dall'Arabia il liuto fu portato, fra il XII ed il XIII secolo in Spagna e da qui nel resto d'Europa, dove lo strumento venne perfezionato sia nella tecnica costruttiva che in quella esecutiva (si abbandonò l'uso arabo del plettro per privilegiare l'esecuzione con le dita, più ricca ed espressiva).
Nel periodo di massima diffusione (sec. XVI), il liuto constava di 5 corde doppie più una, la più acuta, singola, accordate per terze o per quarte. Inoltre la necessità di disporre, negli ensemble di liuto, di strumenti a cui affidare le parti gravi dell'accompagnamento, portò allo sviluppo dell'arciliuto, di dimensioni più grandi e con un numero di corde maggiore.
Come per molti strumenti musicali, il liuto cadde in disuso dapprima in Spagna, sostituito dalla vihuela, e poi nel resto del continente (sec. XVIII).
Attualmente il liuto sta vivendo una fase di riscoperta grazie al rinnovato interesse che il pubblico prova per la musica antica, soprattutto in Inghilterra, in Italia e a Vicenza grazie al Maestro Stone del conservatorio Pedrollo. Dall' Inghilterra provengono altri maggiori apprezzati liutisti moderni:
Diana Poulton
Robert Spencer
Julina Bream
Hopkinson Smith
James Tyler
Anthony Rooley
La fortuna musicale del liuto
Nonostante il timbro ed il volume di suono del liuto non permettessero altro che esecuzioni cameristiche, le sue doti di maneggevolezza, la sua capacità di suonare accordi composti da più di tre note, il suo suono breve, particolarmente adatto nelle esecuzione di musiche di danze e nell'accompagnamento del canto solista, fecero la fortuna e l'enorme popolarità di questo strumento. Si consideri inoltre, che molto spesso la musica per il liuto era scritta non sul pentagramma musicale o secondo le altre forme di notazione, ma su tabulati i quali riportavano segnate le corde dello strumento e i tasto da premere, che rendevano l'esecuzione ancora più semplice ed intuitiva, anche da parte di un pubblico non particolarmente preparato in materia musicale.
Le prime composizioni per liuto apparvero in Italia, agli inizi del '500 ad opera di Francesco Spinacino, Giovanni Ambrosio Dalza e di Franciscus Bossinensis e soprattutto Francesco da Milano. Si tratta per lo più di trascrizioni di opere polifoniche vocali, ma anche danze in suites, frottole per una sola voce solita e ricercari.
Sempre in quel periodo vanno ricordati Alberto da Ripa, o da Mantova (noto in Francia come Albert de Rippe), Pietropaolo Borrono, Giovanni Maria da Crema, Giulio Cesare Barbetta, Vincenzo Galilei, Giacomo Gorzanis.
La stessa popolarità il liuto la godette anche in Francia, Inghilterra e soprattutto in Germania dove si ebbe la produzione di una vasta letteratura anche dopo che lo strumento era caduto in disuso nel resto dell'Europa, e che colse l'interesse di Bach che compose due suites ed altre composizioni.
Vivaldi - Concerti per Liuto e Mandolino / Il Giardino Armonico, Antonio Vivaldi, Giovanni Antonini, Il Giardino Armonico, Marco Bianchi, Duilio Galfetti, ...
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Michelangelo Merisi, detto Caravaggio,
nasce a Milano nel 1571. Si forma presso la bottega del pittore Simone Peterzano nella città di Milano dove recepisce i modi di due tradizioni diverse: da un lato il realismo lombardo, dall'altro il rinascimento veneto, con il quale viene in contatto quando Peterzano lo porta con se in alcuni viaggi a Venezia, dove conosce l'arte del Tintoretto.
A vent'anni si trasferisce a Roma, prima presso Lorenzo Siciliano, di seguito presso Antiveduto Gramatica, poi presso il Cavalier d'Arpino.
Costui gli affida l'esecuzione di quadri di genere, rappresentanti fiori o frutta, genere dispezzato dagli accademici del tempo perchè ritenuti soggetti inferiori rispetto a dipinti in cui venivano rappresentate figure umane. Egli inventa un suo particolare repertorio dipingendo giovani presi dalla strada, messi in posa, accompagnati da cesti di frutta, calici e oggetti di vetro.
Tra i primi dipinti dell'artista c'è il Bacchino malato, oggi alla galleria Borghese di Roma, dipinto nel 1591 circa, che viene considerato un autoritratto eseguito nel periodo in cui fu ricoverato in ospedale per malaria; inoltre, del primo periodo della sua attività sono: il Ragazzo morso da un ramarro, il Giovane con cesto di frutta e Bacco degli Uffizi. Rivela la sua predilezione per soggetti popolareschi e musicali nei dipinti come I bari, La buona ventura,
Il suonatore di liuto. Esemplare è il Canestro di frutta, oggi a Milano alla Pinacoteca Ambrosiana, in cui rappresenta gli oggetti così come sono in realtà: la foglia secca, la mela bacata, senza cercare di abbellire la natura , ma rappresentandola così com'è.immcaravaggio/Riposo.htm
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A Michelangelo Merisi da Caravaggio la mostra dedica la sezione finale intitolata “Quesiti Caravaggeschi”: titolo longhiano che allude non solo al famoso saggio già ricordato, ma anche al fatto che delle sette opere esposte quattro sono di sicura autografia, mentre le rimanenti ( Amore dormiente da Indianapolis, Scudo con testa di Medusa e Suonatore di liuto di collezione privata) sono di attribuzione ancora molto dibattuta. Tra gli autografi spiccano per bellezza il Sacrificio di Isacco degli Uffizi ed il Narciso da Palazzo Barberini, anch’esso già esposto nell ”Anima e il volto”. Quest’ultimo dipinto è collocato a fianco del Suonatore di Liuto di Savoldo, così come l’Autoritratto in veste di Bacco si trova vicino al Cristo Portacroce di Andrea Solario. Un ultimo confronto per verificare l’evoluzione e l’esito che il Cinquecento lombardo ebbe in Caravaggio
museo del Louvre
di Chiara Marin
Tiziano, Concerto campestre, c.1511, olio su tela, 110x138cm.
La prima cosa che vedevi erano quei tre, seduti in circolo, a chiacchierare tra loro di chissà che cosa, che non gliene importava che ci fossi anche tu, e ti voltavano tranquillamente le spalle. O forse la prima cosa che vedevi era quella ninfa, quasi una statua appoggiata al fusto di un albero, leggermente china a cogliere dell’acqua con una brocca di vetro di straordinari riflessi. No, la prima cosa che vedivi era quel cielo, viola e giallo e rosso. O la fronda di quell’albero, così straordinariamente verde. Qualunque cosa tu guardassi per prima, alla fine era sempre là, che dovevi tornare: a quelle due teste, così vicine, così unite. Perché solo partendo da loro due, l’avresti capito il quadro: solo se partivi da loro due, poi, avresti potuto guardarti attorno.
I due ragazzi si guardavano, parlavano forse: normale, certo. Ma era un cortigiano a parlare con un pastore: straordinario, certo. Anche perché poi, a dire il vero, non è che parlassero proprio: loro, loro… si guardavano. Con stupore, certo. Forse, con ammirazione. E che cosa mai poteva ammirare un cortigiano in un pastore? Lui, che poteva vantarsi della bellezza dei suoi riccioli neri e della grazia delle sue mani leggiadre; che sapeva suonare il liuto, cantare, pronunciare orazioni in pubblico, recitare; lui che era ricco, vestiva con abiti pregiati, e forse… forse era anche il padrone, sì, di quelle terre: che cosa poteva ammirare in un povero pastore, dai capelli crespi, ignorante e rozzo? Certo, lo si poteva lavare, vestire con abiti nuovi; gli si sarebbe potuto insegnare a leggere e a scrivere, ma…. Ma perché sprecare il proprio tempo con un pastore? Non aveva senso. Era solo un pastore, come tutti gli altri che pascolavano il bestiame di suo padre: come quell’altro laggiù in fondo, che suonava chissà che diavoleria con quel suo zufolo di legno! Eppure no: c’era qualcosa in quel giovane pastore che l’attirava. Sentiva come un’affinità tra le loro anime: così diversi, ma anche… così vicini…… Oh, non sapeva ancora cosa fosse, ma qualcosa… qualcosa…
Certo, anche le due muse l’avevano avvertita, quella strana sensazione: perché una aveva smesso di suonare e si era incantata a guardare anche lei il giovane pastore; la sorella invece si era alzata ed era andata a prendere dell’acqua da una fonte vicina, con cui purificare il nuovo venuto prima di iniziarlo…. A cosa? Oh, sarebbe stato il cortigiano a rivelare al pastore i grandi progetti che avevano per lui! Loro avrebbero accondisceso a qualsiasi sua iniziativa. L’importante ora era togliere al pastore il sudiciume che gli oscurava l’animo, di modo che anche il cortigiano potesse vedere meglio e decidersi finalmente a parlare: perché certo avrebbe parlato, non appena avesse capito che quello che lui avvertiva, ancora così indistintamente, era la purezza di quell’animo semplice. Allora, solo allora, avrebbe parlato: e avrebbero ripreso a suonare, per insegnare anche al pastore la loro musica. Perché lui certo l’avrebbe amata: lui che conosceva così bene quei prati, che chiamava per nome ciascuna foglia di quegli alberi, che sapeva leggere i segnali della terra e la rispettava e l’amava come una madre; l’avrebbe certo amata, la loro musica, e la sua anima sarebbe salita in cielo, e avrebbe imparato a conoscere anche il cielo, viola e giallo e rosso, e ad amarlo. Non gli sarebbe stato difficile no, amare il cielo: solo, doveva conoscerlo. Loro, la loro musica gliel’avrebbe fatto conoscere, e lui l’avrebbe amato: perché anche se il cielo era viola e giallo e rosso, e la terra era verde e verde e verde…. erano uguali: fratello e sorella: non erano forse entrambi vaporosi, e soffici, e fumosi? Non c’era discontinuità tra loro, non c’erano segni che li separavano: erano entrambi solo colore, puro colore.
E anche le due ninfe erano puro colore: le loro carni soffici come il prato, vaporose come il cielo. Non erano sogni, disegni, rilievi: c’erano, erano lì! Anche loro partecipi di quell’incontro: sono piene le loro carni, non vedi? I loro corpi hanno volume, come due statue; la loro forma è levigata dall’ombra. Ci sono, sono presenti e vive e vere come il cortigiano dalla veste rossa che sembra laccata, e il pastore con la sua giacca ruvida e crespa come i suoi capelli. Come il vento che scivola tra gli alberi, e piega quelli più esili che paiono seguire come un’onda il moto della musa; e s’incunea nella sua veste, ma è troppo esile per gonfiarla: le fa fare appena uno sbuffo, di lato, così che sembra che anche la veste sia lavorata nel marmo, e sia un’opera di Fidia. Non vuole, nemmeno lui, disturbare i due giovani: perché è impaziente di sentire cosa dirà il cortigiano. Riposa al loro fianco, pacato: come la luce che disegna dolcemente i corpi, scava placidamente le ombre, ma senza scarti improvvisi che turbino il soliloquio dei due amici. Come se, per incoraggiare l’inizio del loro concerto, essa stessa si facesse musica e componesse nel quadro una sinfonia di ottave fatte di colori: musica classica, certo, come la struttura stessa dell’opera. Profondamente lirica e sentimentale, che in chiusura sfuma nei toni dell’azzurro dell’orizzonte lontano.
A me toccò Zorzi da Castelfranco, detto Zorzon, o Giorgione, probabilmente per la sua cospicua corporatura. Studiare Giorgione e appassionarmi a lui fu la medesima cosa. Ogni aspetto suo mi piacque. Anche il carattere. Era solitario, un po' misterioso. Gli piaceva la musica e probabilmente suonava qualche strumento, il liuto, il mandolino, la viola d'amore, chissà. Una volta un'associazione milanese mi volle a Venezia per sentirmi parlare. Credevo che l'argomento dovesse essere la mia narrativa. Ma no, volevano un argomento veneziano. Così sui due piedi mi inventai una conferenza sul Giorgione.
Un bel ritratto di lui e il presagio della sua morte precoce ce l'ha dato Neri Pozza nelle sue Storie veneziane, più belle forse di "La ragazza dall'orecchino di perla" dell'americana Chevalier, pubblicata proprio dagli eredi della Casa Editrice vicentina. Giorgione se lo portò via la peste nel 1510, ma di lui rimasero pochi quadri stupendi. Qualcosa andò perduto, ad esempio gli affreschi del Fondaco dei Tedeschi, distrutti dall'umidità e dalla salsedine.
Ma la Tempesta, che altri chiamaLa zingara e il soldato, la Venere di Dresda, il Concerto campestre del Louvre, in cui probabilmente ci fu un intervento del Tiziano, perché forse la tela era rimasta incompleta, la Madonna di Castelfranco, i Tre filosofi (o Le tre età dell'uomo), il giovanile. La nascita di Mosè e pochi altri quadri meno famosi fanno di lui un pittore grandissimo e rivoluzionario. Rivoluzionario alla veneta, naturalmente. Aveva un'indole sognante, soave, tutta presa alla sua arte e dalla sua filosofia del mondo, dominata dalla pittura, dall'eros, dall'arte e dalla natura. La grande novità della sua pittura, per riconoscimento universale, consiste proprio nell'aver portato la natura in primo piano.
Liuto: Vincenzo Capirola, Ricercare primo
Lettura: Dalla Lettera a Dionigi da Borgo da Sansepolcro (fam. IV 1)
Liuto: Vincenzo Capirola, Padoana
Lettura: Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono - Zephiro torna, e ‘l bel tempo rimena - Vago augeletto che cantando vai
Liuto: Alberto da Ripa, “Rossignole” - Pavane
Lettura: Erano i capei d’orp a l’aura sparsi - Chiare, fresche et dolci acque
Liuto: Joan Ambrosio Dalza, Calata alla spagnola - Piva
Lettura: Italia mia
Liuto: Francesco Spinacino, Ricercare - J’ay pris amours - Ricercare
Lettura: Nota obituaria per Laura - Pace non trovo - Solo et pensoso i più deserti campi
Liuto: Alberto da Ripa, O passi sparsi
Lettura: O passi sparsi - Movesi il vechierel - Benedetto sia il giorno
Liuto: Francesco da Milano, Fantasia 30 - Fantasia 40 - Fantasia 28
Lettura: Dalla Lettera a Giovanni Aretino (sen. XIII 3)
Liuto: Alberto da Ripa, Passamezzo
Lettura: Quando fra l’altre donne ad ora ad ora - Io son si stanco sotto il fascio antico - Padre del ciel
Liuto: Francesco da Milano, Ricercare 51
Lettura: Vergine bella
Liuto: Francesco da Milano, Ricercare 2
Prof. Pierangelo Mazzeschi: voce recitante
Dott.ssa Sigrun Richter: liuto
Organizzazione:
Prof. Giulio Firpo, Presidente dell’Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze di Arezzo
Liuto: E' sicuramente lo strumento a corde pizzicate più diffuso nel Rinascimento. Questo strumento è di origine araba, e più esattamente deriva dall' al'ud, introdotto in Europa nel X secolo. Il liuto propriamente detto possiede una cassa a forma di mezza pera prolungantesi in un manico che termina con una cavigliera ad angolo retto. La forma dello strumento si stabilizzerà verso il XIV secolo; a cambiare invece sarà il numero di corde che crescerà con il tempo. Di pari passo si allungherà anche il manico, per sostenere il numero di corde maggiore.
In origine il liuto possedeva 4 corde semplici e accordate per successione di una quarta, una terza e ancora una quarta. Verso il 1350 ogni corda verrà raddoppiata per rinforzare la sonorità. Nel 1400 circa, invece, verrà aggiunta una quinta corda , semplice, aggiunta nel registro acuto con la funzione di cantino. Poco prima del 1500 verrà effettuata l'ultima modifica, consistente nell'aggiunta di una sesta corda doppia.
Ora le corde sono accordate per successione di due quarte, una terza e ancora due quarte. Questa accordatura è la più usata e verrà chiamata dai liutisti delle generazioni successive "vieil ton". Il manico del liuto è munito, di semitono in semitono, di sottili corde di budello arrotolate e annodate intorno ad esso. Queste liste, chiamate tasti (in francese frettes o ligatures o anche tons), servono a fissare sul manico il punto dove il dito deve appoggiare sulla corda per darle la lunghezza sonora desiderata. Infatti il dito non si appoggia sul tasto ma immediatamente dietro di esso, in modo che la sonorità prodotta sarà quella di una corda a vuoto. Il numero di tasti variò con gli anni, passando dai 4 del 1400 ai 10 della metà del 1500. L'uso di
tasti in budello arrotolati e stretti intorno al manico però aveva un inconveniente: se si allentavano troppo potevano spostarsi e non occupare più il punto esatto loro assegnato per ottenere il suono desiderato. Benchè il liuto sembri piuttosto grande, è estremamente leggero, perchè la sua cassa, fatta generalmente di strisce di sicomoro il cui numero varia da 9 a 40 circa a seconda della finezza della fattura, è molto sottile.
Il sicomoro è talvolta sostituito dall'ebano, dal palissandro, dal cipresso, dal legno di sandalo e talvolta dall'avorio.
Anche il liuto, come moltissimi altri strumenti in questo periodo, si differenzia in strumenti di diversa taglia: Si avrà quindi, dal più acuto al più grave, il liuto normale, il liuto tiorbato, la tiorba, il chitarrone e l'arciliuto. E' in Italia che, fin dai primi anni del '500, furono stampate le prime raccolte di intavolature per liuto. Seguiranno la Germania, la Francia e quindi l'Inghilterra.
Per rendersi conto dell'importanza del liuto basta sapere che, verso il 1546, soltanto a Venezia, furono pubblicati una quarantina di libri per questo strumento e che, poichè il repertorio per liuto era diventato internazionale, liutisti come Francesco
da Milano (1497- 1573), detto il Divino, l'Ungherese Valentino Bakfark e altri ancora, videro le loro opere date alle stampe in molti paesi contemporaneamente. Fra gli editori per liuto più famosi, sono da ricordare Pierre Phalese che, solo nel 1545, pubblicò 5 libri di "Chansons reduictz en tabulature de loc" e il liutista francese Jean-Baptiste Besard, giureconsulto e medico, che nel 1603 pubblica a Colonia il suo "Tesaurus Harmonicus", vasto florigerio di più di 400 composizioni per liuto in parte dovute allo stesso Besard. Le restanti composizioni ci offrono una scelta molto interessante di quello che veniva suonato in Europa alla fine del XVI secolo.
Il progetto della mostra
La mostra ha consentito di riportare per la prima volta nella sua sede originaria, il Palazzo Giustiniani di Roma, attuale sede della Presidenza del Senato, capolavori assoluti della storia dell'arte come il celebre Amore Vittorioso di Caravaggio (Berlino, Gemäldegalerie), tanto amato da Vincenzo Giustioniani da essere coperto con un drappo verde affinché non offuscasse, con la sua bellezza incomparabile, gli altri dipinti della raccolta, o come il Suonatore di Liuto di San Pietroburgo, così ammirato da indurre un raffinato collezionista come il Cardinal del Monte a chiedere al Caravaggio di eseguirne un'altra versione per il proprio palazzo. Tele importantissime del Caravaggismo olandese sono state esposte a Roma per la prima volta: l'amatissimo Gherardo delle Notti (Gerrit van Honthorst), uno dei pittori prediletti dai Giustiniani, sarà rappresentato da tre opere di eccezionale interesse. Importanti dipinti del Rinascimento italiano giungeranno a Roma dai Musei tedeschi, hanno consentito ai visitatori di ammirare opere dei principali esponenti della pittura del Cinquecento, come Lorenzo Lotto, Dosso Dossi, Paolo Veronese. L'esposizione ha consentito non soltanto di ammirare lo splendore di queste opere ignote al pubblico italiano, ma anche di rivivere l'atmosfera della Collezione, frutto del gusto e dell'erudizione più evoluti del Seicento italiano.
Interessato alla iconografia musicale, ha collaborato con la Biblioteca della Banca Popolare di Bergamo alla pubblicazione dell'opera critica sul pittore Evaristo Baschenis (1985); sull'iconografia e l’organologia del liuto, in particolare, ha pubblicato saggi , articoli e svolto attività divulgative.
Interessato alla iconografia musicale, ha collaborato con la Biblioteca della Banca Popolare di Bergamo alla pubblicazione dell'opera critica sul pittore Evaristo Baschenis (1985); sull'iconografia e l’organologia del liuto, in particolare, ha pubblicato saggi , articoli e svolto attività divulgative.
GIORGIO FERRARIS ENGLISHEnglish Version
La Carriera
Nato a Milano nel 1946, ha compiuto gli studi universitari laureandosi nel 1969 in Economia e Commercio presso l'Università Cattolica; nel 1973 ha ottenuto l'abilitazione di Matematica Applicata per le scuole medie superiori.
Si è diplomato in chitarra classica presso il Conservatorio "G. Verdi" di Milano (1976) sotto la guida di Ruggero Chiesa; ha frequentato corsi di perfezionamento con Oscar Ghiglia (1973), Abel Carlevaro e Leo Brouwer (1975).
Si è iscritto successivamente alla classe di liuto presso il Conservatorio di Verona e si è diplomato (sia in liuto rinascimentale che in liuto barocco) nel I984 sotto la guida di Orlando Cristoforetti. Ha frequentato i corsi di perfezionamento di Cheltenham organizzati dalla English Lute Society nel 1979, 1980 e 1981 studiando con Diana Poulton, Anthony Bailes e Nigel North
Liuto tiorbato
Sembra che sia stato il liutista Silvius Leopold Weiss ad ampliare il numero delle corde del liuto fino a 13 corde doppie. Egli progettò anche uno strumento solistico con corde doppie basse e dotato di ‘Theorbenkragen’ (la doppia cavigliera), che fu costruito per la prima volta nel 1732; la tiorba di Hoffmann (inv. n. 506), modificata nel 1732 dal liutaio stesso, può infatti essere considerata la realizzazione di tale strumento per esecuzioni solistiche.
Citazione
“Bisogna considerare quel grande artista [S. L. Weiss] il padre del liuto: ha ampliato il liuto da 11 a 13 corde doppie e raddrizzato la cavigliera in maniera che questo strumento può essere suonato nei più grandi concerti…”
Christoph Gottsched, ‘Handlexicon oder Kurzgefaßtes Wörterbuch der schönen Wissenschaften und freyen Künste’, Lipsia, 1760
Eduardo Figueroa
nacque a Santiago del Cile, consegue la Laurea in musica (chitarra) presso l'Istituto di Musica della Università Cattolica del Cile nel 1996 sotto la guida di Oscar Ohlsen con il massimo dei voti.
Dal 1995 si dedica allo studio della musica antica, seguendo corsi con Hopkinson Smith, Gabriel Garrido, Eduardo Eguez, Juan Carlos Rivera e Paul O'Dette.
Nel 1998 inizia lo studio del liuto nella classe di Paul Beier presso l'Istituto di Musica Antica dell'Accademia Internazionale della Musica di Milano diplomandosi nel 2004.
Da alcuni anni svolge un'intensa attività concertistica come liutista e tiorbista in Cile, Argentina, Spagna, Norvegia, Regno Unito, Francia e Italia (VI European Youth Music Festival 2000 - Trondheim (Norvegia), La Voce della Musica - Palazzina Liberty, Milano, Manifestazioni Musicali di Villa Simonetta - Milano, Classica a Castelpietra - Rovereto, Grandezze e Meraviglie - Teatro comunale, Modena, Musica e Poesia a S. Maurizio - Milano, Festival Internazionale di Musica Antica di Martinengo, ecc.). Nel 2003 realizza il seminario dedicato al Basso Continuo nella Università Cattolica del Cile grazie al patrocinio di DICOEX e il Ministero d'Affari Esteri del Cile.
http://600.liuto.com/poporg.php?id=6&lang=3http://600.liuto.com/poporg.php?id=6&lang=3E' membro del Gruppo Seicento di Milano, dedicato all'interpretazione della musica strumentale
italiana del XVII secolo utilizzando strumenti originali o copie di essi e accordature storiche.
Ha collaborato con l'Orchestra Barocca della Accademia Internazionale della Musica
di Milano, la Cappella Musicale Filippina e il Concento Ecclesiastico di Genova, l' Ensemble D.S.G.
di Bologna, La Facoltà di Musicologia della Università degli studi di Pavia e l'Istituto di Musica
della Università Cattolica a Santiago del Cile.
© 2003-2005 Eduardo Figueroa - liuto.com, All rights reserved.
ore 18.00: Tradizioni musicali nomadi e urbane in Asia Centrale con Jean During (AKMICA Aga Khan Musical Initiatives in Central Asia, CNRS France),
ascolto di documenti ed esecuzione dal vivo di estratti dal Ciclo epico di Alpamish (Kazakhstân/Qaraqalpakstân)
a cura di Zulfia Arzumbetova (voce e liuto dotâr) e Salomatdin Qaypnazarov (viella ad arco ghijak).
Introduce Giampiero Bellingeri: Venezia tra vie d'acqua, sabbia e seta.
ore 20.30: primo concerto
Tradizioni classiche. Maestri del maqâm
UZBEKISTÂN: Jurabeg Nabiev (canto) accompagnato dai figli Shuhrat Nabiev (liuto tanbur, canto) e Shawqat
Nabiev (viella ad arco ghijak), Abdurahim Hamidov (liuto dotar), Satar Fazilov (tamburo a cornice dayra).
TAJIKISTÂN: Mastona Ergashova (canto), Shuhrat Nabiev (liuto tanbur, canto),
Shawqat Nabiev (viella ad arco qijak), Abdurahim Hamidov (liuto dotâr)
UIGURI: Sanawar Tursun (canto e liuto dotâr), Turluk Rozi (liuti tanbur e satar, canto)
Mercoledì 19 giugno
ore 18.00: secondo concerto
Tradizioni dei Bardi e dei Nomadi
AZERBAIJÂN / IRÂN: Ashiq Hasan Eskandari (canto), Mashallah Ali Akbar (clarinetto balaban)
Satar Fozilov (tamburo a cornice daf)
AZERBAIJÂN: Adalat Nasibov (liuto a manico lungo Saz)
QARALQAPAKSTÂN: Zulfia Arzumbetova (canto e liuto dotâr), Salomatdin Kaipnazarov (viella ghijak)
KAZAKHSTÂN: Sholpan Beimbetova (canto e liuto dombra), Gaziza Uzakbaeva (liuto dombra);
UZBEKISTÂN: Abdurahim Hamidov (liuto dotâr)
KIRGHIZISTÂN: Ruslan Jumabaev (liuto a 3 corde komuz), Kenjekul Kubatova (canto e liuto komuz)
TAJIKISTAN: Umar Timurov (canto e viella ghijak), Satar Fozilov (tamburo a cornice dayra)
BADAKHSHÂN (TAJIKISTÂN): Mosavvar Minakov (canto e viella ghijak), Satar Fozilov (tamburo a cornice daf),
Nobovar Tchanorov (chant, liuto setar, liuto rabab), Umar Timurov (canto e viella ghijak)
AZERBAIJÂN: Aydin Aliev (fisarmonica garmon)
ore 20.30: terzo concerto
Musiche e danze dei giorni di festa
Interpreti dei concerti precedenti con le danzatrici
Zarina Kobilova (Badakhshân) e Mohiniso Majitova (Tajikistân)
John Smith
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ANSA) - MILANO, 22 FEB - Da Vicenza al mondo, far arrivare la propria musica a tutti: questa l'ambizione dell'Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza. Un'offerta musicale 'alta' capace tanto di arrivare al pubblico colto quanto di allargarsi ai gusti dei giovani, non piu' solo Mozart dunque, ma anche Ravel, Grieg, Paganini, Sibelius, Chopin, Beethoven. Cosi' il 'Suono dell'Olimpico 2007' ha presentato oggi, al teatro Dal Verme di Milano, la nuova stagione, che prevede tappe nazionali e internazionali.
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