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PALETTE VOTIVE ARCHEOASTRONOMIA

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TRACCE LETTERE E ARTI

Associazione Artistica A.R.- Civilta' Fluviale - Isole Sparse - Risaia santa casa pietà a Sparè - Fond. Museo Scrittrice Rosa Lanza Ferrarini Bertelè ved De Paoli Centro Studi Giuseppe Merlin 1881 1964 Tel fax 0444 323071 http://depaoli.pbwiki.com www.artedepaolironchin.org

www.vicenzafoto.it e.mail assoannette@libero.it casella postale 274 , 36100 Vicenza Centrale Italia C.F. 95035170240 PIVA 013186340240 -

 

estratto dal BOLLETTINO del GRUPPO ASTROFILI DI PADOVA. n. 18 gennaio 2002

LA DATAZIONE ARCHEOASTRONOMICA DEL PAGUS RUTHENA DI PADOVA - EDRON

di Carlo Frison con piccole revisioni dei Renato De Paoli

PALETTE VOTIVE ASPARETTO E VILLABARTOLOMEA LA PRIMA FINITA IN CASSAFORTE AL MUSEO DI VERONA, LA SECONDA INSIEME A MOLTE ALTRE NEL LABORATORIO DI RESTAURO DEL MUSEO ARCHEOLOGICO DEGLI EREMITANI CLICCA QUI SOTTO PER SAPERNE DI PIU'

http://depaoli.pbwiki.com/PALETTE+VOTIVE++EDRON+MENAGO+COMPARA

Gli allineamenti dei siti archeologici verso la posizione delle stelle all'orizzonte sono molto più problematici di quelli della luna e del sole. Oltre alla modesta e lentissima variazione dell'inclinazione dell'eclittica e alle correzioni per la rifrazione atmosferica, si deve tener conto che l'azimut di levata delle stelle dipende dalla estinzione atmosferica della loro luminosità e dalla precessione.

Cominciamo considerando l'estinzione. La stella diventa visibile solamente quando la sua altezza rispetto all'orizzonte astronomico locale ha raggiunto un valore che dipende dalla sua magnitudine visuale apparente e dalla trasparenza dell'atmosfera. L'altezza di prima visibilità è chiamata angolo di estinzione. Una regola semplice, messa a punto da Otto Neugebauer sulla base di antiche osservazioni stellari registrate su tavolette babilonesi e introdotta da Alexander Thom in archeoastronomia, dice che una stella diventa visibile nel cielo mattutino ad un'altezza sull'orizzonte approssimativamente pari alla sua magnitudine visuale. In questo modo una stella di prima magnitudine diventa visibile a 1 grado di altezza sull'orizzonte astronomico locale. Una di seconda magnitudine è visibile a due gradi e cosi via. La trasparenza atmosferica può essere tecnicamente quantificata mediante il coefficiente di estinzione atmosferica nella banda visuale, noto a chi lavora nel campo della fotometria fotoelettrica. I fotometristi determinano sperimentalmente notte per notte il coefficiente di estinzione, ma volendo stimare l'azimut di prima visibilità di una stella in epoche antiche nessuna determinazione sperimentale è ovviamente possibile. Gli effetti dell'estinzione atmosferica sui raggi luminosi provenienti dalla stella differiscono secondo gli strati attraversati. Il primo strato che ha una certa influenza è quello della fascia di ozono, il secondo è quello che si stende fino a circa 8,2 Km di quota e contribuisce al cosiddetto "Rayleigh scattering", il terzo è lo strato degli aerosol, negli ultimi 1500 metri di altezza circa, in cui possiamo trovare particelle di acqua nebulizzata, polveri portate dal vento, pollini degli alberi e altre particelle solide che interagiscono con la luce che giunge dalla stella.

Non esiste una formula rigorosa per mettere in relazione la magnitudine e l'altezza di prima visibilità con alcuni parametri atmosferici e locali, ma esistono dati sperimentali e dati di simulazione al computer cui è possibile fare riferimento. Ricavata l'altezza di prima visibilità si può convertirla nell'azimut di prima visibilità. Impiegando le funzioni che descrivono la massa d'aria pertinenti a ciascun strato, è stato possibile mettere a punto un modello numerico capace di fornire l'altezza di prima visibilità di una stella in funzione della sua magnitudine visuale apparente, della rifrazione atmosferica, del coefficiente di estinzione atmosferica, dell'altezza apparente dell'orizzonte fisico, della latitudine geografica, della quota sul livello del mare del luogo e del tasso di umidità relativa dell'aria. Il problema è comunque mal determinato e il grado di incertezza insito in esso è elevato, tale da richiedere l'utilizzo di particolari tecniche matematiche della "fuzzy logic" al fine di migliorare la potenza di calcolo di approssimazione del comportamento di sistemi non-lineari. Il componente maggiormente influenzante, e anche più difficile da valutare, è il contenuto di aerosol nella bassa atmosfera, in quanto dipende da numerosissimi fattori quali la concentrazione delle polveri, dei pollini degli alberi dispersi dal vento, delle goccioline di acqua di mare nebulizzata nella bassa atmosfera e così via. Su questo problema si è applicato Adriano Gaspani, astronomo dell'Osservatorio di Brera, i cui lavori mi sono serviti per stendere questa nota. La precisione di calcolo cui tende Gaspani è utile qualora la datazione astronomica di un orientamento è da confrontare con quella archeologica del sito. Il fatto è che, per le età del Bronzo e del Ferro le datazioni archeologiche ammettono solitamente approssimazioni di parecchi decenni. Quindi, pur tenendo presento la possibilità di datazioni astronomiche molto strette, le possibilità realistiche ci costringono a accontentarci della semplice applicazione della suddetta regola di Neugebauer-Thom.

Il secondo fattore di cui tener conto è la precessione. Adriano Gaspani, studiando i siti della cultura di Golasecca (insediamenti celtici dell'età del ferro), ha confrontato la differente datazione archeologica dei siti con certe direzioni astronomiche rilevate che ha ipotizzato come indicatrici della levata eliaca di alcuni astri molto luminosi. Dal confronto è risultato che siti collocabili cronologicamente in epoche differenti, hanno allineamenti di azimut differenti, ma riguardanti le stesse stelle perché i loro punti di levata o di tramonto all'orizzonte erano variati di qualche grado per effetto della precessione. Nei siti, gli azimut degli allineamenti appaiono quindi ruotati concordemente con il cambiamento di azimut della stella.

Fatte queste premesse sulle difficoltà della datazione archeoastronomica, presento in questa nota un tentativo di datazione su una pianificazione urbana che ho già trattato in diverse pubblicazioni senza ben precisare l'epoca di fondazione. Si tratta di un orientamento che potrebbe essere verso la stella Gacrux, rilevato in un sito di datazione archeologica incerta, ma sicuramente preromana. La pianificazione è insolitamente radiale. Come centro ha la "Crosara del Santo", cioè il crocicchio formato dalle vie Rudena, Galilei e del Santo. Le vie rette di questaIsola hanno tutte un orientamento astronomico significativo. Il tratto settentrionale della via del Santo è su una linea nord-sud, la via Galilei su una linea est-ovest, la via Rudena ha l'azimut di circa 224°, corrispondente a quello del tramonto della luna al lunistizio maggiore tenendo conto dei rilievi dei colli Euganei, la via S. Chiara è spezzata in due tratti paralleli di azimut di circa 296°, corrispondente al tramonto della luna al lunistizio minore, e la via Gaspara Stampa ha l'azimut di circa 279°, che potrebbe essere quello dell'osservazione della luna piena all'equinozio quando la declinazione lunare è pari all'inclinazione dell'orbita lunare. Rimane da considerare il tratto meridionale della via del Santo, di azimut di circa 160°. Prolungando la direzione di questa via fino alla basilica del Santo, ci si trova nel luogo del ritrovamento di una paletta votiva in bronzo, del V secolo a.C., recante incisa di una figura di cavallo, animale cultuale dei paleoveneti. Facilmente questa paletta è in relazione con l'impianto viario radialedell’Isola, perché è stata trovata a una distanza di circa 275 metri dalla "Crosara del Santo", che è la stessa lunghezza delle vie Rudena e Galilei e del tratto nord della via del Santo. La Crosara è quindi geometricamente il centro di una pianificazione. Dato che la figura mitologica del centauro non era ignota alla cultura veneta antica, si può discutere se l'orientamento di 160° circa fosse stato tracciato intenzionalmente verso il sorgere di Gacrux, modernamente assegnata alla Croce del Sud ma che nell'antichità faceva parte della costellazione del Centauro. Già Gaspani ha preso in considerazione l'osservazione all'orizzonte di Gacrux in qualche sito golasecchiano.

 

Pagus Ruthena è il nome che gli archeologi danno al quartiere compreso tra la via San Francesco e l'ansa orientale del fiume che attraversava la città antica, In quest'area sono stati trovati i resti del più antico insediamento noto, risalente alla fine del secondo millennio a.C. Tutte le strade rettilinee di quest'area hanno orientamenti astronomici significativi.

Per ottenere la datazione astronomica ho utilizzato il planetario per computer "StarCalc" di Alexander E. Zavalishin, che si è dimostrato abbastanza preciso confrontandolo con i dati che compaiono nel libro "Archeoastronomia" di Edoardo Proverbio, astronomo dell'osservatorio di Brera, in quanto da le stesse declinazioni stellari, a meno di qualche primo d'arco, riportate per 12 stelle al 1000 a.C. nel libro. Per la simulazione al calcolatore, data la magnitudine 1,6 della stella, ho considerato la prima visibilità all'altezza di 1,5° circa, ma se l'umidità atmosferica avesse comportato la prima visibilità a una altezza un po' maggiore, le datazioni che riporto devono essere modificate verso tempi più remoti. Per l'approssimazione dell'azimut della via ho considerato due estremi. Se l'orientamento fosse stato osservato dallo sbocco di via Galilei su via del Santo, l'azimut sarebbe di 161°. Se invece fosse osservato dallo sbocco di via Rudena sarebbe di 158°. Nel primo caso il sorgere di Gacrux si verificava verso il 950 a.C., e nel secondo caso verso il 1250 a.C.

Si potrebbe considerare anche il tratto della via Orto Botanico radiale rispetto al centro della Crosara. Guardando verso il suo azimut, di 170°-172°, si poteva scorgere nell' XI secolo a.C. il sorgere di Becrux, stella di magnitudine 1,3, alla corrispondente altezza di 1,3° circa. Ma anche Agena, nello stesso secolo, sorgeva allo stesso azimut; però era già visibile a un'altezza un po' minore, avendo magnitudine 0,6. La differenza di declinazione tra Becrux e Agena era compensata dalla differenza di altezza di prima visibilità. Naturalmente si deve supporre un orizzonte libero da vegetazione, o perché era sulla compagna coltivata, o perché disboscato appositamente per consentire l'osservazione del sorgere delle stelle. Confrontando l'intervallo d'anni in cui sorgevano le tre stelle, si ricava che nell' XI secolo la levata era visibile per tutte e tre agli azimut delle due vie. Questa coincidenza potrebbe indicare la datazione della pianificazione. Invece, con l'azimut di 171° circa sorgeva Toliman (ma, trattandosi di una binaria di magnitudine negativa a occhio nudo, sarebbe da considerare l'altezza della vegetazione in lontananza) qualche secolo più indietro. Però questa datazione sarebbe da escludere perché nello stesso tempo non sorgevano altre stelle luminose agli azimut e altezze detti sopra per il tratto sud della via del Santo.

Questo risultato è problematico per l'archeologia. Padova era effettivamente una città solo dal V secolo a.C. Però le più antiche tracce ben documentate di abitazioni paleovenete sono datate al IX secolo a.C. e provengono dai lavori di sterro presso il Canton del Gallo per le fondamenta dell'edificio di una banca. Altre tracce di capanne, trovate nel 1926 nell'area dell'istituto "Calvi" in via S. Chiara, sarebbero attribuibili a un insediamento più antico, cioè dell'età del Bronzo, secondo Cesira Gasparotto, cui ha dato il nome di pagus Ruthena. Accettando l'interpretazione della studiosa, sarebbe confermata l'impressione che la pianificazione radiale non sia compatibile con i concetti urbanistici dell'età del Ferro, che si basavano su file di capanne parallele. Le vie a raggiera sarebbero una caratteristica preistorica dell'organizzazione dello spazio, rimasta solamente nella descrizione letteraria del templum radiale etrusco suddiviso da 16 raggi. Si dovrebbe allora ipotizzare che le prime osservazioni astronomiche a Padova siano anteriori ai paleoveneti e che la direzione su cui è stata trovata la paletta del V secolo a.C. abbia mantenuto il suo significato sacro anche dopo che, per effetto della precessione, non corrispondeva più al sorgere di Gacrux.

 

 

 

Durante l’epopea VENEXO ETRVSLE ISOLE BARBV<,INE SANA VIXA CON PALAFITTE E ABITATI INTORNO AL SANXVARIO DEL MENAGO BOS<’AVA CANOSA POI  

Sotto

45° 13' Latitudine Nord

11° 12' Longitudine Est

“ La Paletta votiva Sacra ritrovata in una tomba con accanto il tutulus attestano che la sacerdote è stata sepolta accanto ai suoi strumenti con i quali svolgeva il Rito. Nelle Isole del Menago, San Vito, San Zen e BARBV<,INE siamo di fronte ad un unicum di ritrovamenti eccezionali che spiegano che nel VII secolo avanti Cristo in questi luoghi si praticavano vari riti. Chi seppelliva in terra i morti e chi li bruciava. Grande curiosità pone il dilemma ma perché i simboli del rito “brusar i morti” attestato dalla paletta vengono ritrovati in una tomba a sepoltura? Stava finendo questo rito? O sono stati i congiunti a scegliere questo rito in contraddizione con quello che aveva professato in vita la Sacerdote? E’ una domanda molto curiosa e intrigante.

 

“Il ritrovamento di cospicui resti palafitte – abitati - e/o necropoli età del bronzo lungo il paleoalveo Menago

 

Po e romane, (vedi: altare sacrificale a Giove, Giunone Minerva LVA VSLM ) sull’isola San Zen;

 

vedi Altare sacrificale in memoria di Publio Hostilio Campano – VENATO givanetto amante della caccia morto a 25 anni e seppellito sull’isola Sana Vita )

 

segni di un fervore di vita più intenso che ai nostri giorni e perciò di condizioni economiche più favorevoli nell’alta antichità che nel passato recente”1

 

 

Re nato da Sparè a Vicenza Verona sulle tracce di Prosdocimi, Fogolari, Raffaele Battaglia, Francesco Zorzi (1939) Alessio De Bon 1926 2 Cipolla conversa con Aspes, Ronchin, Salzani, Dal Cero, Ruta-Serafini,

 

 

 

Nel 1926 De Bon esegue dei rilievi nella lama descritta nel XX° Canto Inferno da Dante, sulla Foce Ostilia / Hostilia Hostium / dove anche oggi si distende, ed chiamata foce del Mincio Tion Tartaro Menago.

 

 

Non molto ha corso ,

ch’el trova una Lama ,

ne la qual si distende e la ‘mpaluda;

e suol di state talor esser grama.

Li per fuggire ogne consorzio umano ,

ristette con suoi servi a far sue Arti ,

e visse e vi lasciò suo corpo vano.

Li uomini poi che ‘ntorno erano Sparti

s’accolsero a quel loco ,

ch’era forte per lo pantan

ch’avea da tutte le parti.”

 

 

La lama forma uno dei sette Mari del BOS<’AVL e sulle tracce di Virgilio Dante, De Bon, Bresciani, scopro il santuario dove per decenni ma ancora oggi transito senza rendermene conto causa l’Umanizzazione. Come De Bon anch’io il 27 maggio 2005 mi reco a visitare il famoso (accompagnato dal mio maestro di Archeologia a cui sono perennemente grato Paolo Bertin , memoria di Veneti Enei,..Eneoo... e il Cinghiale Chilidonio... ) “Castello che non ha più l’argine alto due metri e cinquanta come l’aveva visto de Bon. Oggi il catello è completamento arato e spianato, ma ancora oggi si riconosce la forma dal colore del terreno, e dai trovamenti d’infiniti cocci di ciotole, regolarmente fresati ad ogni stagione di preparazione dei terreni per l’agricoltura. Ho lanciato l'appello affinchè questi cocci siano raccolti da tutti quelli che p compreso, tentiamo di mettere in salvo dalla distruzione salvare qualcosa. In tantissimi recuperiamo qualche ciotolo , qualche coccio, che ci aiuti a capire cosa facevano, cosa credevano, cosa pensavano, come praticavano le arti , i nostri AVI.

Comunque De Bon . misura il “castello” e lo descrive a forma ovoidale con un asse nord sud di 500 mt, e un asse est ovest di 390 metri. Esegue un disegno, in pianta e una sezione trasversale evidenziando una protezione perimetrale alta metri 2,50 di terra ancora esistenete in quell’anno (1925 ?!).

Traccia intorno i segno di una “cavezagna” , acqua intorno al perimetro ovoidale e sopra l il camminamento di terra sopraelevata trova un giacimento litico di ciotoli lavorati (chissà se c’. In un punto interno all’ovale, trova le tracce di capanne romane, di nuovo sopra il terrapieno, “avanzi romani, e per ultimo all’esterno del “Castello Ovale” avanzi di costruzione romana.3

Si vede una grande analogia con la ricostruzione delle fortificazioni di Smyrna (IX – VIII a.C.)4

 

Guadare il Meduaco isole spaerse dell’età del bronzo deve essere stata impresa poco raccomandabile ai non amici dei palafitticoli Venti.

Quello che era acqua libera fresca, chieta, dall’eridano

ANNEIANUM =

Montagnana

Vicus Varianus

Serninus (Sermide ?)….s

 

 

 

Percorsi

Percorsi antichi: lama d’ acqua isole Sparse “meszoacua” : Manto , Lago Grande, Mena’ go, Este, CIOSZA, Mestre, Altin e Aquilea Ravenna, Spina,

 

 

Già Plinio il vecchio 1 ci avverte della pratica navigazione endolitoranea che univa il Lago (attuali Valli Grandi) , alvei naturali ed opere umane ancora prima del 77 a.C., dalle acque Adriane verso Concordia e Altino.

 

 

 

A 30 km a sud di Verona

Emersi isole Sparè (sparse) Menago :

Coperchio ossario

Ossari piatti

Ossari a scodella

Fittili oggetti

Ciotola a bordo estroflesso

Ciotole carenate tazze troncoconiche

Anse cornute

Ceramica incornata

Paletta votiva

Fittile /fibbia o fermaglio/plasmato con matrici.

Vaso per inumati

Fibula

Bracciale

Palafitte

Consegnate al Museo di scienze naturali di Verona e

al Museo Fioroni di Legnago.

Così Cipolla e Bosio, Salzani, Bresciani, Signoratti.

Ne riferiscono: in Novi scavi, Villa e castella, Carta archeologica del Veneto.

a Nuovi scavi 1885

• BRESCIANI, Bruno

Terre e Castella delle Basse Veronesi; Bergamo 1933;

 

Dai paleoalvei del Menago intorno a Sparè emersero frammenti ceramici sparsi, tronchi di palafitte, macine. E’ attestato che la civiltà del Menago era protetta dal Castello del Lago posto a sud all’imboccatura degli estuari. La navigazione con barche a fondo piatto (volgarmente dette piroghe), consentiva il trasporto d’ingente materiale caricato su zattere.

Ritrovati vasi a bocca quadrata del 4000 3500 a.C. nei paleoalvei Menago attorno alle isole Tarmassia Menago, .

Barche (piroghe ritrovate segnalate intorno al castello del Menago, simili a quella ritrovata nel Lago a Fimon datata al carbonio “ 14 “ circa 2300 anni a.C. .

Quindi, materiali lavorati come il vasellame veniva scambiato con Adria e risulta attestato lo scambio con la civiltà Micenea. (Fimon, Ledro, Tarmasia, Sparè)

 

 

 

Revisione critica

De’Paoli Renato c.p. 274 36100 Vicenza

 

 

 

1Plinio Secondo, Gaio detto il Vecchio (Como 23  Stabile porto vicino Pompei 79 d.C.) Scrittore Latino. Di Rango equestre compì la sua formazione a Roma ed entrò a 23 anni nella carriera amministrativo - militare . Amicus di Vespasiano il 24 agosto 79 accorso con la sua flotta per trarre i salvo la popolazione in fuga dall’eruzione del Vesuvio si spinse troppo vicino per osservare meglio e morì soffocato dai fumi. Scrive Naturalis historia 37 libri dedicata a Tito, tratta da circa cento autori greci e latini un complesso di 20.000 fatti o fenomeni. Geografia e etnografia (III IV libro) grande enciclopedia pervenuta. Miniera insostituibile di dati. In base ad essa ancora oggi s’identificano località, resti archeologici.

 

 

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