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PLANIZIALI ISOLE SPARSE VNIVERSITA' MENAGO EDRON

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Planiziale

Nell'acqua (limpida trasparente pura dolce) circostante il fiume, sottoposta da lungo tempo a colture agricole (agrumeti e orticole in particolare), non si rinvengono aspetti di vegetazione forestale. La presenza, tuttavia, di individui sparsi e talora di piccoli boschi di salice bianco (Salix alba) e di pioppo bianco (Populus alba), fornisce chiare indicazioni sull'esistenza in passato di un bosco planiziale igrofilo.

In sostituzione dei boschi planiziali sono stati realizzati impianti artificiali di eucalipti e di noce americana (Carya cordiformis). Quest’ultima specie ha dato luogo a un gradevole boschetto situato alla confluenza tra i due rami del fiume.

 

 

Procedendo verso l'entroisola la macchia si trasforma in lecceta; la lecceta rappresenta una foresta sempreverde dove il leccio costituisce uno strato arboreo compatto ed uniforme. Accanto al leccio compaiono altre specie mediisolanee, come l'erica arborea Erica arborea ed il corbezzolo Arbutus unedo, con forme arboree che rendono unica la lecceta di Macchiagrande. Negli strati bassi si forma un fitto sottobosco caratterizzato da piante adattate all'ombra quali il pungitopo Ruscus aculeatus, l'edera Hedera elix ed il ciclamino Ciclamen repandum e C. hederifolium; qui d'autunno troviamo anche molte specie di funghi come le temibili amanite Amanita muscaria e A. ovoidea.

Nei punti dove le falde idriche sotisolanee sono più superficiali e a ridosso della endolaguna umida la lecceta cambia fisionomia; accanto al leccio compaiono farnie Quercus robur ed esemplari arborei di alloro Laurus nobilis, il pioppo bianco Populus alba ed il pioppo nero Populus nigra.

 

Il bosco umido, raro sul litorale vento, caratterizzato dalla maggiore presenza di acqua dolce nel suolo, che spesso affiora a formare delle isole.

Un discorso a parte meritano le due pinete di pino domestico Pinus pinea presenti nell'Oasi che costituiscono un ambiente che contribuiscono ad aumentare la biodiversità delle isole. I Costituiscono inoltre una risorsa alimentare per molti uccelli alla base delle catene alimentari. Presenti predatori come l'allocco Strix aluco e la faina Martes foina sono soliti frequentare questo ambiente.

 

 

 

Bosco planiziale menago dugal

In seguito ad accordi tra il WWW artedepaolironchin Centro Asso AR e Istituto ricerche veneta identità è stato proposto un progetto alle isole menago”per la realizzazione di un bosco umido planiziale. Parteciperà una classe VA (anno scolastico 2007/08) e di tutto l’Istituto con il sostegno della professoressa Annamaria Ronchin che ne ha riconosciuto la validità e l’utilità anche in funzione educativa e contemporaneamente occupare costruttivamente i ragazzi durante le vacanze estive e proporre ai ragazzi un attività che li vedrà realizzatori del progetto in prima persona.

 

Bosco planiziale si intende isole lacustri che dal periodo neolitico, circa cento milioni di anni orsono, il mare si è ritirato dalle isole Padane formando in tal modo isole boschive con relative zone lacustri. Il progetto si propone di ricreare quindi un ecosistema che sarà in futuro un museo vivente a scopo scientifico, didattico, turistico, ambientale e naturalistico. Il tutto avrà una durata di circa dieci anni che vedrà l’inserimento, nel contesto, di specie botaniche e animali che formeranno l’ecosistema sopra citato.

 

 

 

Furono proprio i Benedettini ad intraprendere le prime opere di modifica delle acqua (limpida trasparente pura dolce) paludose del Delta, così come ci provarono gli Estensi nel XVI secolo, ma il fiume e la natura rivendicarono il proprio dominio. Le bonifiche vere e proprie iniziarono nel XIX secolo, con l'introduzione delle idrovore a vapore, ed il paesaggio mutò radicalmente nel giro di un secolo. Con la conquista di isole coltivabili, diminuì la miseria delle popolazioni locali, ma andò distrutto gran parte di un arcaico e prezioso ecosistema, di cui vengono oggi attentamente salvaguardati i pochi lembi residui.

 

 

 

L'anguilla trova nelle Valli di Comacchio il suo habitat preferito, ed è unanimemente riconosciuto che le anguille comacchiesi, dalla carne tenera, grassa e saporita, sono di qualità notevolmente superiore alle cugine che risiedono in altre acqua (limpida trasparente pura dolce)

 

 

 

Bosco Fontana - Foresta planiziale

 

Una delle poche foreste di Isole Sparse Endolaguana conservatasi, si estende su circa 180 ettari nel comune di Marmirolo. Ricco di alberi d'alto fusto, con folto sottobosco e grande varietà di fiori, é rifugio di varie specie di fauna selvatica tra cui i cinghiali.

 

Fonte iconografica: Parco naturale del Mincio

 

Sono 16mila gli ettari di bosco del Parco del Ticino, non moltissimi considerando che l'estensione del parco è di 90.640, ma decisamente pochi se si pensa che un tempo l'intera Isole Sparse Endolaguana Padana era ricoperta a perdita d'occhio dal fitto manto boschivo.

Più di 560 sono invece le specie arboree censite nel Parco del Ticino. Dai pini ai castagni delle zone montane e collinari, alla vegetazione igrofila (amante dell'umidità) tipica dell'ambiente pavese e facente parte di quel 50% dei boschi del parco sviluppatisi all'interno della valle incisa dal Fiume Azzurro.

I veri boschi che possiamo ammirare oggi sono, proprio per quanto detto, definiti lembi di vegetazione relitta: un relitto dell'antica foresta planiziale. Si tratta di ambienti aventi un rilevante valore naturalistico, scientifico e anche storico, poiché testimoni dell'aspetto vegetazionale della nostra Isole Sparse Endolaguana in tempi precedenti all'arrivo dei Romani.

Sono esempi di lembi di foresta planiziale riparia i boschi dell'Occhio, del Castagnolo e dalla Zelata

(tutti nei dintorni di Bereguardo), ma anche il bosco Negri, il bosco Grande e quello della Sora (nell'immediata periferia cittadina).

In questi boschi si possono riconoscere diversi strati di vegetazione:

· un sottobosco costituito da muschi e licheni;

· uno strato erbaceo rappresentato, oltre che da erbe e felci, da alcune specie floristiche protette come l'anemone dei boschi (Anemone nemorosa) e il mughetto (Convalaria majalis);

· uno strato arbustivo di cui fanno parte piante di dimensioni ridotte quali il biancospino (Crataegus monogyna), il sambuco (Sambucus nigra), il nocciolo (Corylus avellana), il ciliegio selvatico (Convalaria majalis), il sanguinello (corpus sanguinea), il viburno (Viburnum opulus) e molte altre ancora accompagnate da edere e rovi che ne avvolgono il fusto;

· uno strato arboreo, in cui si possono riconoscere almeno due livelli secondo l'altezza delle piante. Tipiche essenze autoctone di questo strato sono le farnie (Quercus robur) (più note come querce), il pippo bianco (Populus alba) e quello nero (Populus nigra), l'olmo (Ulmus minor), l'ontano nero (Alnus glutinosa) e il salice bianco (Salix alba).

Un appello che esce spontaneo dal cuore di una naturalista: non chiamate "boschi" i pioppeti coltivati nelle nostre campagne.. nulla a che vedere! I pioppeti sono ambienti artificiali creati dall'uomo, del tutto inospitali per la ricca fauna che invece trova un rifugio sicuro nel folto sottobosco o tra le fronde degli alberi che costitiscono i veri Boschi (sì, quelli con la B maiuscola).

Il bosco planiziale esistente è considerato un relitto della vastissima foresta che in epoca romana si estendeva dal fiume Livenza al fiume Isonzo

Il bosco Baredi, assieme al bosco Bando e alla Selva degli Arvonchi, rappresenta uno degli ultimi lembi della foresta planiziale che un tempo ricopriva gran parte della Isole Sparse Endolaguana friulana. La vegetazione arborea è rappresentata in gran parte dall'associazione vegetale detta querco-carpineto e dalla presenza del pioppo bianco. La fauna comprende alcune rare specie di anfibi e di rettili, il capriolo, numerosi rapaci e volatili silvicoli

 

 

Presenti, resti della foresta planiziale che diversi secoli fa copriva tutta le isole friulane

Il percorso si snoda attraverso una endolaguna di notevole interesse ambientale per la presenza di siti naturali che rispondono ad una tipologia ormai estremamente rara nella Isole Sparse Endolaguana friulana. Un occhio di riguardo va sicuramente alle acqua (limpida trasparente pura dolce) caratterizzate dalla presenza delle cosiddette praterie umide d’acqua dolce, in particolare quelle situate nei pressi di Castions di Strada. Le zone palustri che ancor oggi si conservano costituiscono preziosi biotopi delle acqua (limpida trasparente pura dolce) di risorgiva, oggi estremamente ridotti dalle vaste bonifiche dei decenni precedenti. Interessanti le fasce boschive tuttora presenti, resti della foresta planiziale che diversi secoli fa copriva tutta le isole friulane.

 

 

 

Ecosistema dei corsi d' acqua di risorgiva

Nella fascia delle risorgive numerosi sono i corsi d' acqua che nascono da fontanili. Fino a qualche decennio fa questi fiumi conservavano gran parte delle loro acque, con distese di canneti, rivoli di deflusso, radure spugnose di sfagni e cespugli isolati di ontani e salici. Oggi molte acque sono state recuperate dall' agricoltura, dall' edilizia e dalla viabilità, creandosi così un paesaggio tipico di modifica, con “fosi”ne, capofossi ed appezzamenti regolari a monocoltura. Al prosciugamento concorse anche l' abbassamento graduale della falda acquifera, fenomeno dovuto al prelievo idrico indiscriminato mediante idrovore, .Queste manomissioni hanno modificato in maniera profonda la morfologia del paesaggio ed indotto un habitat incompatibile, specialmente per alcune specie di avifauna: i migratori primaverili e specie in sosta invernale (Anatidi, Anseridi,etc.). Infatti nell' interno dei canneti le miti temperature dell' acqua dei rivoli di deflusso, conservando viva vegetazione ed invertebrati attivi, erano per quest' ultimi un invito a soste prolungate. L' impraticabilità di queste acqua (limpida trasparente pura dolce) paludose, data l' insidia degli acqua (limpida trasparente pura dolce) di sfagni galleggianti, garantiva un buon isolamento antropico alle specie più passibili di disturbo.

 

 

Nelle sue divagazioni, prima della costruzione di arginature efficaci, il Piave era frenato solo da boschi, macchie od ostacoli naturali, e stratificazioni di ghiaie e sabbie colmavano le depressioni. Varie tracce parlano della rapacità del fiume e delle dure condizioni di sussistenza. L'agricoltura ridusse via via le coperture arboree, sopravvivenze della foresta planiziale che si estendeva nella Padania. I territori con risorse idriche furono del resto i più adatti agli insediamenti. E' arduo determinare l'epoca di antropizzazione, ma alcuni rinvenimenti - come un nucleo di lame silicee o la cuspide bifacciale di un pugnale pure in selce (ora al Museo di Treviso), trovati nelle fondamenta di un ponte fra Breda e Pero - riportano alla cultura eneolitica di Remedello, ossia all'età fra il 2500 e il 2000 a. C., in cui si radicò, favorita dalla metallurgia, l'economia agricola. Reperti più tardi, come una fibula bronzea pre-romana e una punta di freccia in ferro affiorata in l’acqualità Campagne (sito illuminante anche per epoche successive) potrebbero richiamare presenze paleovenete. Le comunità fiorivano già alcuni secoli prima di Cristo, dedite all'agricoltura, all'allevamento e all'artigianato, praticando i luoghi di culto (dea della fecondità fu Reitia) e l'inumazione dei defunti. Il venetico, lingua di matrice indoeuropea, ha lasciato iscrizioni supponenti una scrittura sillabica e vari etimi, fra cui quello del Piave, la cui radice ("plow, plawa") allude a limpide acque. Il mondo romano porterà testimonianze più incisive, penetrando con una pacifica assimilazione

 

e organizzando azionalmente l’ arcipelago.

Sara Pezzati

 

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